La chiesa di Valle Pretara protagonista della riscoperta di opere d’arte

Durante i lavori di consolidamento post-sisma 2009 sono state ritrovate tre antiche tele

di Laura Di Stefano | 05 Luglio 2021 @ 12:00 | CULTURA
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L’AQUILA – Nella chiesa parrocchiale di S. Maria Mediatrice in Valle Pretara, nel luglio 2013, all’interno della sagrestia, durante i lavori di consolidamento post-sisma 2009, sono state ritrovate tre antiche tele, delle quali non vi era traccia alcuna, raffiguranti rispettivamente Santa Maria Mediatrice, l’Assunta e l’Ecce Homo.

Le tele sono state messe al sicuro da eventuali furti da Don Luca Nardis e riscoperte dall’attuale parroco Don Martino Roberto Gajda. Con l’aiuto di alcuni parrocchiani, che si sono fatti carico di sostenere le spese di restauro delle opere, sono state affidate, dopo la previa autorizzazione della Curia aquilana e della Sovrintendenza speciale per il cratere 2009, a restauratori specializzati, per la custodia e il restauro. 

LA CHIESA

La chiesa di Santa Maria Mediatrice di Valle Pretara, dal punto di vista architettonico, è la prima chiesa aquilana del dopoguerra, realizzata nel 1959, ad opera dell’ingegnere Pierluigi Inverardi. In fase di costruzione, monofore trilobate e imbotti di porte in pietra, provenienti dalla demolita quattrocentesca Chiesa di Santa Maria del Popolo furono riapplicate nell’abside e nelle cappelle del transetto, l’impianto è basilicale ad una navata con abside poligonale e due ampie cappelle.

La Parrocchia di Santa Maria Mediatrice fu canonicamente eretta il 1 maggio 1954 da Sua Eccellenza Mons. Costantino Stella. A seguito del sisma del 2009 l’intero edificio risultò inagibile, pertanto si rese necessaria la costruzione di una struttura provvisoria, succeduta da una nuova struttura pastorale, inaugurata lo scorso 20 Giugno 2021.

LE TELE

La prima tela restaurata, fa riferimento iconograficamente proprio a Santa Maria Mediatrice e nel 2017, quando è stata riconsegnata alla Parrocchia di Valle Pretara, è stata collocata temporaneamente nella prima cappella provvisoria, realizzata da don Martino Roberto Gajda, all’interno delle Opere parrocchiali.  

L’opera dipinta ad olio su tela, misura 1,30 x 1,50 metri, ed è presumibilmente risalente alla fine del XVII secolo. E’ giunta in condizioni conservative pessime, nonostante ciò, la sua pregevole fattura è stata di facile intuizione. La Madonna è in piedi, su un altare, con in braccio il Cristo bambino benedicente, che sorregge il globo, in vesti e attributi regali, come le corone poste sul capo della Beata Vergine Maria e del bambino Gesù. Ai lati della Vergine, rappresentati in veste francescana, sono dipinti i due santi nell’atto di preghiera, San Francesco e Sant’Antonio da Padova. La scena devozionale è stata inserita in una nicchia dipinta, sorretta da due capitelli corinzi. Ai loro lati, sono rappresentati due angeli dorati, nell’atto di sorreggere delle candele.

I lavori di restauro, come precedentemente accennato, sono iniziati con la messa in sicurezza sul posto attraverso una velinatura di sostegno, una volta giunta in laboratorio è stata necessaria una foderatura del supporto con una nuova tela. Previa l’esecuzione di test di pulitura, dall’opera sono stati rimossi tutti i residui di polvere e di sostanze sovrammesse. La tela era priva del telaio, pertanto è stato necessario costruire un telaio ligneo ad espansione, sul quale è stata ancorata. Gli strati pittorici risultavano notevolmente compromessi, le lacune più estese sono state celate tramite stuccature adeguate, successivamente reintegrate mediante la stesura di colori ad acquerello con tecnica riconoscibile. La fase di pulitura ha riportato alla luce i tratti regali e austeri della Vergine e del Cristo, i loro incarnati quasi ceramici, e gli aurei e lucenti attributi dei gioielli e delle pietre preziose che circondano la veste della Vergine. Una veste, quest’ultima ricchissima, dipinta ad imitare un tessuto damascato barocco.


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