La Chiesa di San Silvestro, dedicata al papa dell’ultima notte

La Chiesa di San Silvestro a L’Aquila è intitolata a San Silvestro, la cui memoria ricorre il 31 dicembre, l’ultima notte dell’anno

di Fausto D’Addario | 31 Dicembre 2022 @ 13:45 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
La Chiesa di San Silvestro, dedicata al papa
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Quando si parla della notte di San Silvestro il 31 dicembre, la mente corre subito al cenone di capodanno, alle lenticchie, ai brindisi e ai botti: certamente non al 33º Papa della Chiesa, la cui memoria ricorre proprio l’ultimo dell’anno, il 31 dicembre. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché questa relazione tra Papa Silvestro e l’ultima notte dell’anno solare? Sicuramente la sera di San Silvestro c’è la tradizione del canto del Te Deum come ringraziamento per l’anno appena trascorso, ma la risposta è semplice: nessuna, se non la fortuita coincidenza che questo Papa morì il 31 dicembre 335, dopo un ventennale pontificato iniziato nel 314. Ciò che vale la pena di notare, però, è che a Silvestro venne dedicata la festa del 31 dicembre a un solo un anno dopo la sua morte, per le sue virtù di confessore della fede. Anche in Oriente la sua memoria è festeggiata, ma spostata di qualche giorno, al 2 gennaio. Le sue spoglie riposarono nel cimitero di Priscilla, all’interno della basilica civile cimiteriale che fece costruire Silvestro stesso fino a quando Papa Paolo I nel 761 fece traslare il suo corpo nella chiesa di San Silvestro in capite, dove si trovano ancora oggi.

Silvestro fu il Papa che visse gli anni, decisivi per la cristianità, dopo il cosiddetto editto di Costantino del 313, che garantiva la libertà di culto ai cristiani; fu anche il Papa sotto il cui pontificato si svolse il concilio Nicea del 325, il primo dei grandi concili ecumenici, fondamentale per la definizione del nostro credo. Tuttavia, a conti fatti, del suo operato non sappiamo poi molto, anche se il Martirologio Romano parla delle sue molte altre tantissime opere; la sua attività edilizia-praticamente gli si attribuisce la costruzione delle ma quasi tutte delle maggiori basiliche romane- È stata successivamente notevolmente ridimensionata. la sua fama è dovuta essenzialmente a due casi della storia: innanzitutto all’associazione con l’imperatore Costantino. La ben nota donazione di Costantino è un documento medievale secondo cui l’imperatore avrebbe donato a Silvestro e ai suoi successori la giurisdizione civile su Roma, l’Italia e tutto l’Occidente, dando origine al potere temporale della Chiesa (è giunta la spada col pasturale, avrebbe poi detto Dante). Poi l’abbondante fioritura di storie e leggende, dovuta alla precoce diffusione degli Atti di Silvestro, che hanno riempito immaginosamente gli spazi vuoti di questa misteriosa figura di pontefice: a titolo di esempio, la guarigione dalla lebbra di Costantino e l’episodio in cui ammansisce un drago e fa risorgere due maghi pagani.

In Abruzzo la devozione a Papa Silvestro è stata introdotta grazie alla presenza e agli insediamenti dei monaci benedettini sin dall’Alto Medioevo: a Pianella, nell’attuale provincia di Pescara e specialmente nel Teramano, come a Cermignano e Mutignano: in quest’ultima località è stata recentemente ritrovata dopo un furto e ricollocata la Tavola di San Silvestro di Andre De Litio, capolavoro del Rinascimento abruzzese.

All’Aquila la Chiesa di San Silvestro si segnala tra le più antiche della città, dalle chiare e semplici volumetrie medievali, in posizione dominante sull’omonima piazza e incastonata tra i nobiliari Palazzo Branconio e Palazzo Farinosi Branconi. L’edificio venne realizzato nelle forme attuali nel XIV secolo per volontà dei filiani del castello di Collebrincioni, ma degli affreschi duecenteschi ritrovati nella sacrestia fanno pensare ad un edificio preesistente.

In realtà i terremoti che hanno colpito la città dell’Aquila dal 1315 al 1703 hanno fatto sì che la chiesa cambiasse facies diverse volte; i restauri della fine degli anni sessanta hanno rimosso l’apparato decorativo barocco e riportato alla luce gli affreschi e l’impianto gotico; da ultimo è venuto il terremoto del 2009, che l’ha fortemente danneggiata: dopo un lungo lavoro di restauro, è stata restituita agli aquilani soltanto nel luglio del 2019.  La sobrietà della facciata è interrotta soltanto dalla ruota del rosone e dal portale, quest’ultimo caratterizzato da una profonda strombatura e dal cromatismo alternato rosso e bianco, gli originari colori dell’Aquila.

Tuttavia qualcosa di barocco è rimasto: a sinistra dell’abside, lo sguardo rimane colpito per il passaggio dal biancore degli archi a ogiva e delle pareti ai colori sgargianti della fastosa cappella della famiglia Branconio: qui era ospitata la Visitazione dipinta da Raffaello per il suo amico Marino Branconio, tela oggi esposta al Museo del Prado, a Madrid, da quando nel 1655 fu portata via sotto la pressione degli spagnoli. Quella che è esposta oggi è purtroppo soltanto una copia, anche se non sono mancati gli appelli per far rientrare il capolavoro di Raffaello. Un’altra meravigliosa cappella di fine Cinquecento, ricavata dall’ambiente di quello che doveva essere un antico torrione, è impreziosita dal dipinto seicentesco Battesimo di Costantino di Baccio Carpi. Degli affreschi cinquecenteschi di Francesco da Montereale rimangono solo due eleganti edicolette in controfacciata.

Gli sfolgoranti e imponenti affreschi del catino absidale sono opera del Maestro di Beffi, che fu tra i primi a portare lo stile tardo-gotico in Abruzzo, realizzati entro il primo decennio del Quattrocento. In realtà tutta la chiesa doveva essere ricoperta di affreschi: di questa preziosità pittorica delle pareti laterali oggi rimane soltanto qualche brano. Nel cuore dell’abside campeggia il Cristo assiso in maestà, racchiuso entro una mandorla sostenuta da angeli, dalle ali sottili e rosseggianti. Intorno a lui, a seguire l’andamento del catino absidale, i simboli dei quattro evangelisti: l’aquila, il bue, l’uomo e il leone, mentre la Madre di Dio e Giovanni Battista – riconoscibile per la pelle di cammello – sono rappresentati inginocchiati in adorazione. Al di sotto la fitta teoria degli apostoli, gli sguardi levati in alto, mentre al centro, due figure abbastanza rovinate, rimandano ai possibili committenti. Il tutto si svolge entro uno sfondo blu oltremare, lo stesso colore e lo stesso cielo che accolgono l’affresco adiacente: la Madonna, in piedi, che abbraccia e mostra il bambino, entro una mandorla letteralmente costruita dagli angeli. Curiosa la gestualità del Bambin Gesù: con una mano benedice, con l’altra si porta il dito alla bocca, in un gesto tipicamente infantile, o in un’allusione al silenzio del mistero della nascita virginale. Raccolti intorno alla mandorla, librantisi nell’azzurro, una serie di angeli musicanti e adoranti. Infine nell’arco trionfale una bellissima e particolare scena con l’Adorazione dei Magi: la stranezza di questa rappresentazione sta nel fatto che il cuore della scena è posto nell’angolo della parete, con l’incontro dei Magi che si prostrano in adorazione al bambino, mentre tutta la scena è occupata dal lungo corteo.

Fra i tesori di San Silvestro non si può mancare di segnalare il Trittico di Beffi di inizio Quattrocento, capolavoro da non perdere oggi ospitato al MUNDA.


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