La cappella della Memoria per il sisma del 2009

Nella Chiesa del Suffragio, il memoriale perpetuo per le 309 vittime del sisma

di don Daniele Pinton | 05 Aprile 2021 @ 11:13 | ANNIVERSARIO
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L’Aquila. Domani la nostra Città si stringerà intorno alle famiglie che durante il sisma del 2009, sono state toccate dalla morte di un loro caro. Celebrare il XII anniversario di quel terribile momento, non è soltanto il ricordare la data di un fatto luttuoso, ma è occasione di riflessione sul tema della sicurezza, della vita e anche della rinascita di una Città ancora segnata nella sua ‘carne’ urbana, da molti segni di quella tragedia, che oggi vengono assommati alla crisi sociale, umana e relazionale causata dalla pandemia per il covid-19.

Dopo un iter faticoso, finalmente la Città entro la fine del mese di aprile, avrà un luogo civico della memoria, infatti sono quasi terminati i lavori a Piazzale Paoli, nel centro di L’Aquila, per la piazza della memoria delle vittime del sisma del 2009. Sarà questa un ‘opera d’amore’ della cittadinanza aquilana, per molte vittime strappate alla vita in quella lunga e terribile notte.

Da quel momento la Città avrà due luoghi simbolici di ricordo per le 309 vittime, quasi due polmoni di una stessa realtà, la piazza della memoria e la cappella della memoria, già esistente a piazza Duomo a L’Aquila, come luogo di preghiera e di ricordo in cui non solo i cristiani ma anche i membri di altre fedi e religioni possono piangere i loro morti, i nostri morti, perché tutti 309, appartengono alla nostra Città, come figli, fratelli, sorelle, madri, padri, nonni e nonne.

L’idea di realizzare la ‘Cappella della Memoria’ nasce all’indomani del terremoto del 6 aprile 2009: a causa del crollo in diretta televisiva della cupola, la chiesa di Santa Maria del Suffragio – nata a perenne memoria delle vittime del sisma del 1703 – è divenuta nuovamente emblema della città sventrata dalle forze della natura. Ma, come tre secoli fa, la chiesa è divenuta subito anche simbolo della volontà di rinascere, e sfida alla ricostruzione materiale e immateriale della città.

In attesa di compiere – assieme al Governo francese – la complessa opera di restauro, si decise di ricavare all’interno del Complesso Monumentale del Suffragio una cappella che fosse, al tempo stesso, indipendente eppure collegata con la chiesa, e costituisse un luogo di ricordo e di comunione spirituale. Durante i funerali di stato tributati alle vittime del sisma 2009, di fronte a centinaia di bare allineate, la cittadinanza aquilana aveva dato testimonianza di un forte senso di appartenenza e di unità, che doveva essere perpetrato in un monumento dedicato a quanti, cristiani e non, avevano perso drammaticamente la vita, segnando per sempre la storia della città.

Il progetto per la realizzazione della cappella prende il via dalla volontà di recuperare uno spazio per la liturgia che fosse adeguato alle normative emanate dalla Conferenza Episcopale Italiana ma che restituisse anche un volto nuovo alla plurisecolare chiesa del Suffragio, più vicino e confacente ai caratteri della comunità ecclesiale che la anima.

Si è dunque deciso di ritagliare due spazi: uno, all’interno della chiesa barocca, che congiungesse questa cappella direttamente al luogo dell’azione liturgica, e l’altro, all’interno del complesso di ambienti che costituivano la sagrestia monumentale, che fungesse da vero e proprio memoriale.

Nel primo spazio si è deciso di collocare due lapidi, riportanti il nome delle 309 vittime del sisma, nel secondo si è collocato l’ambone, l’altare cubico e la sede, prevedendo lateralmente lo spazio adibito ai fruitori. La prospettiva scelta è stata quella assiale, in modo che i fedeli avessero al centro della loro visione i tre elementi liturgici sopra indicati, e dunque venisse incentivata una partecipazione attiva degli stessi alle funzioni, evidenziando il sacerdozio comune dei fedeli.

Altare e ambone – realizzati dallo scultore a artista aquilano Valter Di Carlo – sono di pietra bianca, per richiamare il colore della purezza delle vesti candide del Cristo Risorto e la forza della pietra angolare che è Cristo Signore, ma anche per evocare la materia di cui sono costituite le nostre montagne: nel progetto creazionale di Dio esse hanno superato ogni catastrofe e terremoto, durando nel tempo e nella sto- ria. Inoltre, la pietra bianca proveniente da Poggio Picenze è il materiale che già connatura la facciata settecentesca della chiesa, ponendosi in piena continuità con la sua storia costruttiva.

Le sedute sono invece in legno, come gli arredi storici dell’attiguo edificio sacro: i sedili contano 24 posti, oltre quello del Presidente dell’assemblea liturgica (il Presbitero o il Vescovo). La Sede del Presidente è resa immediatamente riconoscibile perché rialzata, ed è leggermente spostata rispetto alla centralità dell’altare. L’imperfetta assialità della posizione della sede serve, da una parte, a lasciare all’altare il luogo del centro geometrico e focale dello spazio, dall’altra, a sottolineare la dimensione di servizio del sacerdozio. Il sacerdote presiede e serve, concelebra con la Chiesa che si riunisce, in un movimento avvolgente dato dalla forma della seduta, attorno all’unica mensa.

L’ambone è stato posto al centro dell’assemblea sia per recuperare spazio attorno all’altare sia per rendere maggiormente visibile l’annuncio della Parola. È dinamicamente sbilanciato verso la cappella, in una forma che accompagna e sottolinea la direzione dei passi di chi si accinge a proclamare. L’artista lo ha pensato in modo che la Parola di Dio possa essere posta sul lato verso l’assemblea, affinché al termine delle celebrazioni liturgiche, il Libro della Parola possa rimanere aperto verso i fedeli e rafforzare la presenza della Parola di Dio che viene proclamata. Tenuto conto dell’esiguità dello spazio, l’ambone non è di grosse dimensioni ed è realizzato in pietra bianca, con l’effigie dell’Angelo muto. Questo Angelo assume le sembianze di un fanciullo che ha la bocca spalancata, richiamando l’urlo silente di tutti i bambini morti a causa del sisma, e che idealmente prendono voce nella Parola della Risurrezione in Cristo Signore.

La conformazione dell’ambiente tende a concentrare la visione verso l’altare: il liturgista ha saputo esaltare questa qualità spaziale elaborando il polo liturgico fondamentale secondo una forma cubica che, nel fronte, si presenta con una superficie mossa da una spaccatura, richiamando così la profonda ferita inflitta alla nostra città dal sisma.

L’altare è inoltre carico di simboli e significati: la pietra ricorda quella dell’antico testamento, l’ara su cui si sacrificava l’agnello; la forma cubica è alterata dal rilievo raffigurante l’Angelo della Risurrezione, che tiene aperto il sepolcro di Cristo, per accogliere nella Luce le vittime del sisma.

Il tema della sorgente di Luce – metafora del messaggio evangelico – è presente anche nel tabernacolo, che si pone in tal modo in assonanza con la mensa. La croce sospesa sull’altare – elevandosi come una presenza eterea, sebbene ben visibile, dunque come espressione di una dimensione totalmente altra – invita a volgere lo sguardo ‘a colui che è stato trafitto’, per trarre da Lui la forza di intraprendere il cammino della rinascita.

Al centro della cappella, attorniata da una cornice marmorea, è posta infine l’immagine identitaria della ‘Salus Populi Aquilani’, alla quale – dopo il sisma del 6 aprile del 2009 – sono state nuovamente consacrate la Città e la Diocesi.

All’interno della cappella è anche custodito un album, che raccoglie iconicamente le fotografie delle 309 vittime del sisma, in modo che ai nomi elencati nelle epigrafi sia associato, per sempre, anche un volto.

La ‘Cappella della Memoria’ è stata consacrata il 10 aprile 2015 – sesto anniversario dei Funerali di Stato delle vittime del terremoto, celebrati il venerdì Santo del 2009 – dal Card. Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo Metropolita di L’Aquila, alla presenza dei familiari delle vittime del sisma e di Mons. Giuseppe Molinari, Arcivescovo emerito di L’Aquila, che tanto si era speso per la realizzazione di questo luogo.


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