La “Caccia ai nazisti” del procuratore De Paolis, una storia nella storia

di Alessio Ludovici | 24 Febbraio 2024 @ 06:00 | RACCONTANDO
Marco De Paolis e Fabio Pelini
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L’AQUILA – Una storia nella storia quella raccontata ieri all’Aquila da Marco De Paolis. “Caccia ai nazisti”, edito da Rizzoli con la prefazione di Liliana Segre, è la storia di una delle pagine più buie della nostra storia, quelle delle stragi naziste e nazifasciste in Italia durante la seconda guerra mondiale. E’ anche la storia della rocambolesca ricerca della giustizia, il racconto di quei processi tardivi e delle indagini nei confronti dei responsabili.

Procuratore generale militare presso la Corte Militare di Appello, De Paolis ha diretto la Procura militare della Repubblica di La Spezia e di Roma e istruito oltre 500 i procedimenti per eccidi di civili e militari italiani e crimini di guerra commessi dopo l’8 settembre 1943. Diciassette, inoltre, i processi portati a termine, con 57 condanne all’ergastolo totali per i responsabili delle stragi compiute tra Italia ed estero durante il secondo conflitto mondiale.

Ieri all’Aquila ha incontrato prima gli studenti dell‘Istituto Comprensivo Statale “Giuseppe Mazzini”, nel pomeriggio ha partecipato ad evento aperto al pubblico e moderato dal giornalista Massimo Alesii.

Particolarmente significativo l’incontro, moderato dall’insegnate Fabio Pelini, con gli studenti aquilani. Un lungo viaggio nella storia del paese concluso con la inaspettata testimonianza di una delle alunne un cui parente è stato tra le vittime indirette dell’eccidio di Filetto.

De Paolis ha ricostruito la storia del cosiddetto “armadio della vergogna” ritrovato nel 1994 durante il processo a Priebke nello sgabuzzino di un edificio ministeriale. Vi erano stipati da decenni, con le ante dell’armadio rivolte verso il muro, centinaia di fascicoli archiviati, per motivi ancora incerti, nel dopoguerra.

Un centinaio di questi finirono otto anni più tardi a La Spezia sulla scrivania di De Paolis. “Di queste cose qui avevo sentito parlare in televisione, a scuola o al cinema” ha raccontato. “Cinque giorni prima della mia nomina, nell’aprile del 2002, l’allora presidente tedesco si era recato Marzanbotto per chiedere ufficialmente scusa per le atrocità che i tedeschi avevano commesso durante la guerra”. Quasi contestualmente sulla tv tedesca venne messa in onda una storica intervista a sei ex SS della famigerata sedicesima divisione protagonista di molti di quegli eccidi, tra i sei anche quel Albert Meyer che più tardi rivendicherà platealmente le sue azioni. E’ l’occasione, anche grazie al coraggio di figure come De Paolis, per superare quelle “ragioni di stato” che avevano consegnato quei fatti all’oblio, il momento per riaprire quei fascicoli e consegnare finalmente alla giustizia i responsabili.

“Nessuno lo aveva cercato in 60 anni e come lui altri centinaia e centinaia. Il suo nome, già alla fine del conflitto, era inserito in una lista di 24 criminali di guerra di un rapporto degli americani sui criminali di guerra”.
“Esiste un principio nel nostro diritto, quella dell’imprescrittibilità dei reati più gravi. Non ci si scorda né dei criminali né delle vittime”. Una stagione giudiziaria senza precedenti per un paese che di processi ai criminali di guerra ne aveva celebrati ben pochi. Furono invece ben 14 i processi della procura militare di La Spezia, con 430 procedimenti investigativi, che scrissero la parola fine sugli eccidi Santanna di Stazzema, Marzabotto e Cefalonia tra gli altri.


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