La bellezza ferita di Sant’Eusanio Forconese

Il 9 luglio ricorre la memoria liturgica di Sant'Eusanio martire, patrono di Sant'Eusanio Forconese, borgo medievale a pochi chilometri dall'Aquila, la cui bellezza è ancora profondamente segnata dalle ferite terremoto

di Fausto D'Addario | 09 Luglio 2024 @ 05:20 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
Sant'Eusanio Forconese
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Il 9 luglio ricorre la memoria liturgica di Sant’Eusanio martire, patrono di Sant’Eusanio Forconese, borgo medievale a pochi chilometri dall’Aquila, la cui bellezza è ancora profondamente segnata dalle ferite terremoto.

La media valle del fiume Aterno, che dall’Aquila scende verso Castelvecchio Subequo correndo ai piedi del massiccio del Sirente, raggruppa attorno a sé piccoli borghi medievali, forse poco appariscenti, ma comunque ricchi di testimonianze di arte sacra e militare, cioè chiese e castelli tanto per la salvezza dai nemici e quanto per la salvezza delle anime.

Sant’Eusanio Forconese è uno di questi luoghi: piccolo e suggestivo borgo di circa 410 abitanti, sulla piazza principale si trova, unitamente ad una bella fontana ottocentesca ed al seicentesco palazzo Barberini, la splendida basilica dedicata a Sant’Eusanio. Come da antica tradizione il paese festeggia il santo patrono due volte: la seconda domenica di maggio ed il 9 luglio per la memoria liturgica. La prima festa era caratterizzata anche da una partecipata e sentita fiera, un tempo occasione per incontrarsi e vendere manufatti in legno e in canne intrecciate.

Il martirio e il culto del giovane Eusanio

Si devono alle memorie di un autore secentesco, Girolamo Nicolino, storico e giurista di Chieti, le informazioni che abbiamo sul martirio di Eusanio. Secondo la versione del dotto teatino, Eusanio sarebbe stato un giovane prete, nato a Siponto sul Gargano intorno alla metà del III secolo. Partito verso Roma per visitare le tombe degli Apostoli, attraversò molti luoghi dell’Abruzzo e del Lazio, compiendo ovunque miracoli, ma di ritorno da Roma si fermò vicino ad Aveia, in una località che si sarebbe chiamata Cinque Ville e che corrisponderebbe all’odierna Sant’Eusanio Forconese. Qui si dedicò alla predicazione e fu in questa occasione che il prefetto della città, Prisco, lo fece imprigionare sottoponendolo a terribili torture, che lo portarono alla morte il 9 luglio dell’anno 300. La leggenda narra che venne martirizzato con l’estrazione del fegato: non sappiamo dove sia stato preso questo particolare, dato che il racconto della passione non lo riporta. La più antica raffigurazione è sul portale della basilica di Sant’Eusanio Forconese, ma la più artistica è senz’altro l’affresco con Sant’Eusanio e le storie della sua vita, già in S. Francesco a Palazzo a L’Aquila, ora conservata nel MUNDA. Di questa chiesa non rimane che parte della facciata, parzialmente ricostruita in piazza Regina Margherita, dove oggi è la fontana del Nettuno che fa da sfondo alla movida aquilana.

Molti miracoli avvenivano sulla tomba del Santo, tanto che il popolo di Siponto ne richiese il corpo, ma lo stesso Eusanio apparve in sogno ai vescovi dichiarando che desiderava restare a Cinque Ville, dove chiedeva che si costruisse una chiesa in suo onore. Il suo culto si diffuse così nei percorsi pastorali collocati lungo il Tratturo magno: Antonio Vuolo, in un recente studio, ritiene che la figura di Sant’Eusanio debba essere piuttosto collegata con le migrazioni dei monaci provenienti dall’oriente alla fine del V secolo, che attraversarono l’Abruzzo portandovi nuovi culti e ispirando leggende locali. Una prima chiesa sarebbe attestata in età antichissima, a un decennio dal martirio nell’anno 311; in ogni caso è nell’840 che si ha la prima notizia certa di una chiesa intitola a Sant’Eusanio, grazie a un decreto dell’imperatore Lotario che ne confermava il possesso ai monaci benedettini dell’Abbazia di Farfa nella Sabina. Quattro secoli più tardi i libri delle decime documentano un certo numero di edifici religiosi a lui intitolati: Sant’Eusanio del Sangro, poi a Caramanico, Popoli, Carbonara, Civitaquana, Montesecco e Corvara. Dopo un secolo i vescovi di Forcona, mostrando un discusso diploma di Ottone I nel 956, ne reclamarono il possesso ed è qui che comincia la nostra storia.

Tre chiese per un santo – Sant’Eusanio Forconese

Oggi fervono ancora i lavori di restauro dopo le ferite del sisma e non è possibile entrare in chiesa. Attorno alle reliquie del santo, rimaste intoccate per quattordici secoli, sono stati realizzati tre spazi sacri. Innanzitutto la cripta, ambiente ipogeo che accoglie il corpo del santo tra una suggestiva selva di venti colonne; i bei capitelli corinzi che fiancheggiano il sepolcro di Eusanio sono di epoca romana. Piccola curiosità: l’unico capitello ionico che presenta dei motivi a bariletti, potrebbe nascondere l’identità del realizzatore, Tommaso da Barile. La signoria dei Barile avrebbe avuto origine nella seconda metà del XII secolo da un ramo dei signori di Collimento, a loro volta discendenti dei Conti dei Marsi. Tracce di affreschi con gli Evangelisti Marco e Luca e con Santo Stefano sono attribuiti alla bottega di maestro Sebastiano, che vi lavorò durante il restauro del 1468.

La seconda chiesa è della fine del XII secolo e venne consacrata dal vescovo di Forcona Odorisio nel 1198; poi venne ulteriormente modificata nel secolo XV e giungiamo così alla terza fase. Nel 1749 l’arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Coppola fece degli scavi nella cripta, riportando alla luce un antico sarcofago in pietra con le spoglie del santo, che collocò sotto l’altare maggiore ricostruito per l’occasione. Nel 1971 l’allora Soprintendente Moretti riportò a vista le strutture medievali, liberando le forme romaniche dagli arredi barocchi.

Questo ha reso facile il confronto con altre chiese del XII secolo: la diruta cattedrale di San Massimo a Civita di Bagno, San Pelino a Corfinio e San Giovanni in Venere a Fossacesia. Antico feudo dell’abbazia di San Giovanni in Venere era Sant’Eusanio del Sangro, che non solo ha assunto il nome del santo martire in ricordo del suo passaggio, ma ne porta l’immagine nel gonfalone comunale e lo festeggia il 9 luglio. Tutte e tre le chiese romaniche citate si caratterizzano per l’interno diviso in tre navate che culmina nel presbiterio rialzato e il fondo movimentato da tre absidi. La facciata di Sant’Eusanio risale invece al Trecento, a terminazione orizzontale, rifinita da un motivo ad archetti secondo il gusto aquilano; del portale originario restano solo l’archivolto scolpito a girali e murato tra due teste bovine sopra l’ingresso. Originali sono le bellissime absidi in pietra su cui si aprono le monofore, contornate da motivi scultorei molto arcaici.

L’interno della chiesa superiore è complessivamente settecentesco, con stucchi ed opere d’arte di pregio come le tele della Madonna del Rosario del Bedeschini, del primo Seicento aquilano, della Deposizione di un anonimo di fine Cinquecento, della Trinità e Santi, nota come “Empireo” di Giovanni Paolo Mausonio, un discepolo del Cesura, datata 1593. Notevoli gli affreschi devozionali lungo le navate e le absidi laterali, attribuibili al Maestro Sebastiano, che firma anche l’Annunciazione nella chiesa di S. Maria ad Cryptas a Fossa ed al Maestro di Popoli, operante nel 1557. Tra di essi citiamo in una nicchia ogivale sulla sinistra dell’ingresso, una Crocifissione con la Madonna, San Giovanni Evangelista e Sant’Eusanio con la dalmatica diaconale, mentre le altre due sante interpretate localmente come le sorelle del santo patrono.

La sfida della piccola comunità di Sant’Eusanio Forconese, che attende, come altre, il termine della ricostruzione, è quella di ricreare il disgregato tessuto sociale, specialmente a partire dai giovani, che saranno i primi ai quali toccherà farsi promotori di questa avventura.


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