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La Beata Cristina da Lucoli, una gemma aquilana

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Mattia o Mattiuccia - con questo nome venne battezzata la Beata Cristina - nacque a Colle di Lucoli (L’Aquila) nel 1480. Figlia d Domenico de' Ciccarelli

La monaca agostiniana Cristina da Lucoli, che si spense il 18 gennaio del 1543, fu una gemma preziosa della vita spirituale aquilana tra Quattrocento e Cinquecento

Mattia o Mattiuccia – con questo nome venne battezzata la Beata Cristina – nacque a Colle di Lucoli (L’Aquila) nel 1480. Figlia d Domenico de’ Ciccarelli, ricco proprietario e Maria di Pericolo, fu la serva di Dio che visse e morì (1543) nel monastero di Santa Lucia dell’Aquila e poi proclamata beata; dopo la soppressione di tale monastero, le sue sacre reliquie furono traslate e deposte nella chiesa di Sant’Amico in una elegante e visibile urna a vetro.

Beata Cristina da Lucoli

La giovane trascorse la sua giovinezza in famiglia, conducendo una vita umile e devota. Entrò a 25 anni nel monastero agostiniano di Santa Lucia a L’Aquila, cambiò il nome di Mattia in Cristina. La presenza in città delle agostiniane risale al vescovo Rainaldi Paolo di Bazzano (1349-1377), che promosse la fondazione di due comunità agostiniane: Sant’Andrea e Santa Lucia. Maria Cristina coltivò fedelmente l’osservanza regolare, l’amore ai poveri e la pazienza nelle sue infermità, esercitando un apostolato attivissimo di bene in città e nei paesi d’Abruzzo. Come scrisse lo storico Equizi: “visse vita purissima in mezzo al mondo e sparse il profumo delle sue virtù nelle numerose ville della sua patria e nei dintorni“. Questo avveniva specialmente a fine agosto, quando L’Aquila era, allora come oggi, meta di pellegrinaggi per l’indulgenza della Perdonanza. Proprio per questa sua attività fu eletta per diverse volte superiora del monastero, guidando con esemplarità la sua comunità. Quando poi Lucoli entrò nei possedimenti dei principi Colonna e Barberini, il suo convento assunse più notorietà, ricevendo frequenti visite da parte delle nobildonne aquilane. Tra l’altro, suo benefattore e confidente era Silvestro, figliastro del facoltoso aquilano Jacopo di Notar Nanni ed ebbe come direttore spirituale il Beato Vincenzo dell’Aquila, umile e grande frate laico francescano, si recava spesso a questuare in Lucoli.

Un culto sempre vivo

Maria Cristina morì a L’Aquila il 18 gennaio 1543. Le sue spoglie mortali riposarono nel vecchio glorioso monastero dalla sua morte, fino al 12 ottobre 1908, quando furono trasferite nel monastero agostiniano di Sant’Amico. L’istruttoria fatta dalla Sacra Congregazione dei Riti sul titolo di Beata, attribuitole subito dopo la morte, riconosceva che il culto pubblicamente prestato alla beata non fu mai interrotto nella chiesa di Santa Lucia; così con decreto del 15 gennaio 1841, sotto papa Gregorio XVI, grazie ai benevoli auspici del vescovo aquilano Giovanni Manieri (1818-1844), oltre che da lettere postulatorie del clero e del popolo aquilano e di Lucoli, venne riconosciuta come beata. Erano quelli gli anni successivi al turbine della Rivoluzione francese, quando bisognava riaprire i conventi deserti, chiamare nuove famiglie religiosa in città e curare la rinascita religiosa e culturale aquilana. Il culto pubblicamente prestato alla beata non fu mai interrotto nella chiesa di Santa Lucia, dove si trovava una cappella eretta in suo onore, in cui, oltre un altare con quadro per la venerazione dei fedeli e le tabelle votive di grazie ricevute, riposava il suo corpo. Tra quelli che scrissero di lei, non possiamo non ricordare Antonio Ludovico Antinori, visto che sua sorella, Maria Eleonora Antinori, era monaca del medesimo monastero.

Il sisma del 2 febbraio 1703 provocò ingenti danni a Santa Lucia e la ricognizione del corpo della Beata, avvenne solo nel 1738. Poi nel 1908 per effetto delle leggi eversive il monastero di Santa Lucia fu soppresso e le monache furono trasferite nel monastero di Sant’Amico, dove vi traslarono anche il corpo della Beata. Nel quarto centenario della morte, con il cospicuo intervento di autorità ecclesiastiche e civili, le spoglie della Beata Cristina furono solennemente riconosciute, riposte in una nuova urna e portate in processione nella Cattedrale: l’urna della beata per due volte (12 e 14 febbraio 1943) attraversò la città addobbata a festa, dalla chiesa di Sant’Amico alla Cattedrale e viceversa. In una relazione dell’epoca si legge: “Intorno alla nuova urna della B. Cristina acclamata, benedetta, invocata si ravvivavano le glorie immortali di illustri Agostiniani, tutti venerati dalla pietà del popolo Aquilano. Allo sfilar della processione dinanzi al vetusto ex convento Agostiniano [attualmente Palazzo del Governo] ed al maestoso tempio di Sant’Agostino parea che la immagine del Vescovo d’Ippona protendesse le sue braccia verso i figli per richiamarli nella rinnovata capitale de l’Abruzzo a continuare il bene già largamente diffuso dai loro maggiori e tuttora fremente nelle venerate reliquie del B. Antonio Turriani e della B. Cristina da Lucoli”. Belle foto di quell’occasione sono state esposte nella mostra “Nobildonna e monaca aquilana – Immagini e documenti sulla beata Cristina da Lucoli dal’500 a oggi” del 2017.

Ancora oggi il monastero di Sant’Amico conserva nei suoi spazi libri, documenti, oggetti, immagini, testimonianti la vita ed il culto prestato alla beata Cristina, esempio di grande responsabilità per la vita comune e di pazienza nelle avversità, che non mancano mai.

L’officiolo della Beata Cristina

Il codice miniato noto come Officiolo della Beata Cristina da Lucoli è un prezioso libro d’ore, cioè un libro di preghiere privato, confezionato e decorato tra il 1490 e il 1504. Ferdinando Bologna lo considerò quale esemplare fondamentale per lo studio della miniatura aquilana del secolo XV e mostra chiaramente rapporti con la miniatura fiorentina. Commissionato dal ricco mercante e mecenate Jacopo di Notar Nanni, è attualmente conservato nel Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA) a L’Aquila. Le pagine sono in fine pergamena, ma i fogli interamente decorati sono tredici, tra i quali spiccano le scene dell’Annunciazione, il David in preghiera con il salterio e una Crocifissione.

Con la soppressione degli ordini religiosi, il libro passò inizialmente al Museo Civico Aquilano – ex Santa Maria dei Raccomandati – e dopo la Seconda Guerra mondiale arrivò nel Forte Spagnolo, dove si stava allestendo il Museo Nazionale d’Abruzzo. A seguito del sisma del 2009, l’Officiolo, insieme ad altre opere del museo, venne ospitato nel complesso dell’ex mattatoio dell’Aquila in Borgo Rivera, restaurato e adattato alla nuova realtà espositiva, così che i visitatori continuano ad avere l’opportunità di ammirare la sua bellezza artistica e di approfondire la conoscenza della spiritualità aquilana di quel tempo.

Beata Cristina da Lucoli