AMATRICE (RI) – Nove anni non bastano a spegnere il dolore. Alle 3.36 del 24 agosto 2016 l’Italia centrale fu scossa da una delle tragedie più devastanti della sua storia recente. Una sequenza sismica lunga cinque mesi, 299 vite spezzate, interi paesi rasi al suolo e un cratere che abbraccia quattro regioni, 138 comuni e ottomila chilometri quadrati.
Il ricordo delle vittime resta il primo dovere collettivo. Veglie, messe e fiaccolate si terranno ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, luoghi simbolo di quella notte che cambiò il volto dell’Appennino. “Le Istituzioni devono continuare a chiedere scusa per i ritardi e garantire sostegno senza esitazioni”, ha dichiarato Guido Castelli, Commissario straordinario per la ricostruzione.
A quasi un decennio dal sisma, ad Amatrice le gru non sono più un miraggio. Il Programma Straordinario di Ricostruzione ha avviato i lavori per restituire identità al centro storico, ricostruendo la forma urbis con criteri moderni di sostenibilità e qualità urbana. Fondamenta del nuovo municipio già gettate, cantieri per chiese, museo e caserma dei carabinieri in corso, e la promessa di un “super cantiere” capace di superare le criticità accumulate.
I numeri della ripresa
Secondo i dati della Cassa Depositi e Prestiti, a giugno 2025 i contributi concessi hanno raggiunto 11 miliardi di euro, con oltre 6,1 miliardi già liquidati. Solo negli ultimi due anni più di 4.000 famiglie sono tornate nelle proprie case. La ricostruzione pubblica, dopo anni di stallo, ha imboccato una nuova fase: 439 cantieri aperti nei primi quattro mesi del 2025, con la previsione di arrivare a 1.200 entro fine anno.
NextAppennino ha garantito fondi per imprese e progetti pubblico-privato, puntando su nuove filiere produttive e innovazione digitale. L’occupazione nei 138 comuni del cratere è cresciuta del 12,4% tra il 2022 e il 2024, contro il 3,9% della media nazionale. “Case e servizi non bastano senza lavoro: è l’unico antidoto allo spopolamento”, ha sottolineato Castelli.
Accanto ad Amatrice, altri borghi tornano a vivere. A Norcia riaprirà la Basilica di San Benedetto, Camerino si prepara alla ricostruzione della sua “zona rossa”, Castelluccio e Arquata diventano laboratori di ingegneria antisismica. Tasselli di un mosaico che prova a ridare futuro a intere comunità.
Castelli parla di un “modello Appennino centrale”, frutto di una governance multilivello che coinvolge Governo, Regioni, Comuni, Soprintendenze e Autorità anticorruzione. Una sfida che non riguarda solo chi abita questi luoghi, ma l’intero Paese: “Ricostruire non è solo un obbligo morale, ma un volano per l’economia nazionale”.





















