#italygate, la Reuters sul complotto partito dall’Abruzzo: “E’ falso”

di Alessio Ludovici | 17 Gennaio 2021, @06:01 | ATTUALITA'
qanon
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – E’ la Reuters, con il suo fact checking, a smantellare l’ennesima teoria cospirativa partorita dalla galassia di QAnon, il movimento di estrema destra che sta mettendo in subbuglio gli Stati Uniti d’America. L”onda” di Q comincia a viaggiare anche in Europa, in Germania in particolare e della sua ultima “teoria” avevamo parlato anche su L’Aquila Blog
Secondo il complotto la sconfitta di Trump sarebbe stata materialmente orchestrata da Arturo D’Elia, un uomo collegato a Leonardo Spa, che dagli uffici dell’azienda a Pescara avrebbe manomesso, per far perdere Trump, le macchine elettorali usate durante il voto dello scorso novembre. Dietro D’Elia si sarebbero mossi politici americani ed italiani, a cominciare da Matteo Renzi.

Reuters: “Nessuna evidenza”

Spiega Reuters, una delle più grandi e autorevoli agenzia di stampa del mondo, che la teoria cospirativa su Leonardo è comparsa la prima volta il 6 gennaio con un comunicato stampa di Nations in Action un’organizzazione con base negli Stati Uniti con questo lancio: “Esperto IT senior presso Global Defense Contractor testimonia presso la Corte Federale Italiana; Lui e altri hanno cambiato voto in tutta l’America nella corsa presidenziale degli Stati Uniti”. Da lì la teoria sarebbe rimbalzata su diversi siti web della galassia cospirazionista, diventando poi virale sui social network. Come spiega Reuters, in realtà, i fatti per cui D’Elia è stato tradotto in carcere non c’entrano nulla con le elezioni americane e riguardano un potenziale spionaggio industriale commesso ai danni di Leonardo Spa tra il 2015 ed il 2017. Reuters afferma anche di aver parlato al telefono con l’avvocato Nicola Naponiello, legale di D’Elia secondo il quale l’ipotesi della cospirazione politica è “pura fantasia”.
“I giornalisti di Reuters – scrive la testata – hanno anche parlato con un agente di polizia di Napoli coinvolto nell’arresto di D’Elia, il quale ha affermato che i pubblici ministeri di Napoli stanno ora esaminando le accuse di interferenza di D’Elia nelle elezioni statunitensi, ma hanno ritenuto la teoria del complotto probabilmente priva di fondamento. L’agente ha anche detto a Reuters che durante l’interrogatorio della polizia a dicembre, D’Elia non ha menzionato un complotto che coinvolge Trump”.
Napoliello ha anche affermato che né lui né il suo assistito abbiano mai sentito parlare di Alfio D’Urso, il presunto avvocato che avrebbe raccolta la testimonianza di D’Elia che circola in rete. 

I due hasthag #italygate e #italydidit sono ancora diffusissimi in America e la teoria di un coinvolgimento italiano in un presunto sabotaggio a Trump continua a diffondersi sui social. I ban di migliaia di affiliati di QAnon non sono riusciti per il momento ad impedire la diffusione del materiale e delle teorie ad esso connesse. In Italia a rilanciare la teoria ci sono pagine Facebook, portali e blog di informazione sovranista e pagine Telegram,dove stanno migrando i “patriots” in seguito ai ban di Facebook e Twitter, come Trump and Q Digital S. che conta più di 10mila iscritti. 


Print Friendly and PDF

TAGS