“Italia Domani”, a L’Aquila incontro sul Pnrr. Giovannini: “10 anni per salvare il paese”

di Matilde Albani | 10 Dicembre 2021 @ 14:41 | ATTUALITA'
"Italia Domani"
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L’AQUILA – Ha fatto tappa anche nel capoluogo  abruzzese “Italia Domani – Dialoghi sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”, l’iniziativa organizzata  dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per informare  cittadini, imprese ed enti locali sulle opportunità del Pnrr. Tutti al ridotto del Teatro dell’Aquila per confrontarsi sul futuro, il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, il Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, amministratori locali ma non solo. 

“Abbiamo 10 anni per cambiare l’Italia, per metterla a regime” ha affermato Giovannini. Per il ministro non si tratta solo di “Pnrr, ma anche di Fondo Sviluppo e Coesione, perchè per quanto ampio, il Pnrr non basta ed è per questo che abbiamo chiesto altri 35 mld per le infrastrutture. Rispetto al passato però stavolta è diversa perchè prima magari si davano i soldi mentre il tempo di realizzazione dei progetti era una variabile: ora questa scansione è ribaltata”.
A “Italia Domani” Giovannini per l’Abruzzo ha fatto l’esempio del Porto di Ortona: “E’ stato fatto un progetto, poi è stato ottenuto un finanziamento. Ma io voglio sottolineare come il nostro ministero abbia, dall’insediamento del Governo Draghi, già approvato 145 decreti attuativi”, per rimarcare quindi la ‘fattibilità’ del lavoro.
Per l’Abruzzo sono previsti 447 mln di investimenti per le infrastrutture, di cui 270 dal Pnrr e 178 da fondo complementare.

“Il Pnrr crea delle opportunità per tutti i territori, specie per quelli che sono distanti dalle grandi linee: l’Abruzzo è una cerniera tra Adriatico e Tirreno e in questo senso apre delle direttirici importanti quali quelle ferroviarie tra i due lati o la stessa Adriatica”. Sia Giovannini che Marsilio hanno sottolineato l’interesse per i treni a idrogeno, lasciando intuire che l’Abruzzo potrebbe essere una delle zone test perché questo tipo di alimentazione “ti consente di non lavorare o investire sull’elettrificazione con la conseguenza che non fermi le linee”. 

 


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