Italia al voto il 25 settembre, liste entro agosto. Nuovi collegi e 315 parlamentari in meno

di Alessio Ludovici | 22 Luglio 2022 @ 06:00 | POLITICA
25 settembre voto
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L’AQUILA – Campagna elettorale sotto l’ombrellone per gli italiani, o almeno per i partiti, già impegnati in queste ore nella costruzione delle coalizioni, i contrassegni andranno presentati – udite udite! – entro il 14 agosto, e delle relative liste che verranno presentate la settimana dopo. La data del voto è stata ufficializzata da ieri da Mario Draghi dopo il consiglio dei Ministri, qui il racconto della crisi.

Si vota il 25 settembre.

Scordatevi le discussioni con il vicino sull’ultima frittura di Mario, o di chiedere un consiglio per il 14 orizzontale, 5 lettere. Terreni minati che faranno rimpiangere i cari vecchi “governi balneari”. 

Ricapitolando, 12-13 e 14 agosto è il termine entro il quale i partiti devono depositare al Viminale i contrassegni e i simboli elettorali. Le liste andranno depositate il 21 e 22 agosto. Il 25 settembre si vota, in un solo giorno e il nuovo parlamento dovrà riunirsi entro il 15 ottobre secondo la tempistica dettata dall’articolo 61 della Costituzione. Fino a quel giorno sono prorogati i poteri del parlamento uscente.

Si vota con il cosiddetto Rosatellum, dal nome del relatore Ettore Rosato del Pd renziano dell’epoca. Approvata nel 2017 è la legge elettorale mista, proporzionale e maggioritario, che ha originato l’uscente parlamento.

Per entrambe le camere prevede l’elezione di una parte dei seggi con un sistema maggioritario a turno unico su collegi uninominali secchi, è eletto il candidato più votato. Per l’altra parte dei seggi, circa due terzi, prevede un sistema proporzionale tra coalizioni e liste. Teoricamente introdotte per garantire governabilità furono anche previste una serie di soglie di sbarramento.

La novità di quest’anno però sono le modifiche introdotte con il taglio dei parlamentari voluto fortemente dal M5S, approvato nel 2019 durante il governo Conte e quindi con il referendum del 2020 in cui il più del 60% dei votanti si espresse favorevolmente. Con meno eletti il parlamento ha dovuto di conseguenza ridisegnare i collegi elettorali, molto più grandi del passato. 

Gli effetti sono il taglio di 315 parlamentari tra Senato e Camera e a farne le spese, in termini di rappresentatività, sono soprattutto le regioni più piccole. Di scuola il caso dell’Abruzzo. Alla Camera si passa da 14 parlamentari (9 eletti con il proporzionale e 5 con il maggioritario) a 9 eletti. Al Senato da 7 a 4 eletti.

Nel 2018 vennero eletti  Stefania Pezzopane e Camillo D’Alessandro con il Pd, Gianluca Vacca, Daniela Torto, Valentina Corneli, Fabio Berardini, Antomnio Zennaro, Daniele Del Grosso, Andrea Colletti, Carmela Grippa con il M5s; Giuseppe Ercole Bellachioma e Luigi D’Eramo con la Lega, Antonio Martino e Gianfranco Rotondi per Forza Italia. Al Senato gli eletti abruzzesi furono Gianluca Castaldi, Gabriella Di Girolamo, Primo Di Nicola per il M5S, Nazario Pagano, Gaetano Quagliariello, Alberto Bagnai per la Lega e Luciano D’Alfonso per il Pd.

Il taglio cambia anche i collegi. Collegio unico regionale per le quote proporzionali di Camera e Senato. Per le quote maggioritarie sono previsti un unico collegio regionale al Senato e tre per la Camera: Abruzzo 1, Abruzzo 2 e Abruzzo 3. La nuova geografia ha fatto molto discutere. L’Aquila che era collegio a se ora è con Teramo e Teramo è spacchettata tra Abruzzo 2 e Abruzzo 3. 

Per il sistema politica nazionale e locale è un’ulteriore elemento di fibrillazione in un quadro già fortemente problematico e con alle porte, per il paese, le importanti scadenze legate al Pnrr. 


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