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Istituto Don Milani: nemmeno un posto di collaboratore a tempo

La Flc-Cgil: "Il comprensivo di Pizzoli, che conta 12 plessi scolastici in cinque comuni, simbolo delle criticità delle scuole delle aree interne"

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La Flc-Cgil: "Il comprensivo di Pizzoli, che conta sei plessi scolastici in cinque comuni, simbolo delle criticità delle scuole delle aree interne"

L’AQUILA –  Un istituto comprensivo al quale cui non è destinato neanche uno dei posti di collaboratore scolastico a tempo determinato le cui nomine sono previste proprio per oggi. A trovarsi in una situazione di disagio, e simbolo dell’incertezza in cui versano generalmente tutte le aree più interne della provincia aquilana è il Don Milani, che ha la sua sede principale nel Comune di Pizzoli ma che agisce su cinque comuni: Pizzoli, Barete, Cagnano, Capitignano e Montereale, con  6 plessi di scuola dell’infanzia, 4 di scuola primaria, 3 di scuola secondaria di I grado. Il totale degli edifici scolastici ammonta a 12 unità. La denuncia arriva dalla segretariao provinciale della Flc Cgil Miriam D’Amico, che ogni anno si trova a dover raccogliere il disagio dei dirigenti scolastici, dei docenti e di tutti gli altri lavoratori del mondo della scuola: c’è da ricordare – come Del Biondo ha più volte sottolineato – che i lavoratori non docenti della scuola sono fodamtali per la loro esistenza, per l’aperutra, per garantire la sicurezza. Senza il cosiddetto ‘personale Ata’ le scuole non potrebbero nemmeno aprire. Eppure, sono i più sottovautati non dalle strutture scolastiche, bensì dal ministero. 

Mancano pochissimi giorni alla riapertura delle scuole e non c’è alcun segnale di soluzione per i plessi dell’Istituto Don Milani. Del Biondo precisa la situazione:

“Conoscendo la complessità dell’istituto e le aspettative del personale precario, in attesa della pubblicazione delle disponibilità per aver conferma della possibilità di un posto di lavoro, la Flc Cgil ha ascoltato la dirigente scolastica che ci ha confermato di avere necessità di ulteriori 9 posti in organico di collaboratore scolastico, al fine di garantire l’apertura regolare di tutti i plessi di competenza, nonché la loro sicurezza a tutela dell’istituzione e dell’utenza. Per apertura regolare intendiamo un’apertura che copra tutto l’orario scolastico, nelle sue diverse articolazioni. Al momento non vi è la possibilità che questo avvenga e, con buona probabilità, la dirigente dovrà prolungare un normale periodo iniziale di turno solo antimeridiano. Oltre alla differenza organizzativa dovuta al diverso grado scolastico e al tempo orario previsto variamente articolato, ognuno dei questi 12 plessi necessita di particolari attenzioni dovute a una generica complessità territoriale che è quella tipica delle aree montane interne, dove, ad esempio, garantire il tempo prolungato alla scuola secondaria di I grado o l’orario pomeridiano nella scuola dell’infanzia e nella scuola Primaria, significa offrire un servizio al territorio che va ben oltre la didattica”.

La denuncia della sindacalista nasce da una forte “preoccupazione generale per la riapertura dell’anno scolastico che, a causa di mancanza di un numero adeguato di personale Ata, con particolare riguardo ai collaboratori scolastici, soprattutto nelle scuole delle aree più interne, rischia di profilarsi come anno difficilissimo dal punto di visto dell’organizzazione dell’offerta didattica ma, soprattutto, dell’organizzazione del lavoro del personale in servizio che, presumibilmente, dovrà farsi carico di una carenza di organico mai registrata prima”.

Per cercare di garantire un’apertura efficiente in tutti i plessi – cosa quasi impossibile – la dirigente scolastica “dovrà organizzare le ‘nozze con i funghi’ – prosegue D’Amico – perché, tra organico di diritto e organico di fatto, all’istituto comprensivo Don Milani, secondo i parametri vigenti, spettano soltanto 21 collaboratori scolastici. A nulla sono servite le reiterate richieste della dirigente all’ufficio scolastico provinciale”.

Del Biondo sottolinea come il territorio di riferimento del Don Milani coincida in pratica con le terre colpite dal sisma del 2009 e anche dai successivi (2016/2017): 

“Questo conferisce una condizione di maggiore precarietà e di emergenza all’istituzione scolastica che vede ancora molti dei suoi edifici scolastici inagibili, in attesa di ricostruzione”.

Aree interne sempre più ultima ruota del carro delle scelte governative, troppo spesse sbandierate in campagna elettorale, destinatarie di misure di sgravi fiscali regionali per incentivare la permanenza delle giovani coppie, contro quello ‘spopolamento’ di cui a vari livelli e costantemente si riempiono la bocca politici di destra e di sinistra. 

Fa notare Del Biondo: 

“Anche alla luce della scellerata scelta politica nazionale di non tener conto dell’importanza, anche per questo anno scolastico, di mantenere il cosiddetto organico Covid, ci chiediamo come si possa pensare che le nostre scuole delle aree interne, di cui il Don Milani in questo momento è solo un esempio, possano funzionare e siano pronte per accogliere le scolaresche magari anche con il sorriso sulle labbra. Come organizzazione sindacale chiediamo risposte politiche e amministrative alle difficoltà di un territorio complesso che richiede soluzioni più complesse di quelle contemplate dai parametri nazionali e dalle scelte degli uffici scolastici territoriali”.

Foto in copertina: dalla pagina Facebook dell’istituto