Irti, con Aldo si chiude una pagina della storia della città

La Famiglia con la maiuscola alla base della holding

di Redazione | 14 Novembre 2020 @ 06:05 | ATTUALITA'
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Con la morte di Aldo Irti finisce la dinasty aquilana del mattone che ha segnato una buona parte della storia recente della città. La Famiglia con la maiuscola, alla base della holding che, dalla villa a Sassa scalo alla sede della società “Irti Lavori Spa”, poste una di fronte all’altra lungo la statale 17, ha dato vita a una delle prime società di costruzioni in Italia e all’estero. I rapporti familiari hanno significato molto più che un legame di sangue, una gestione societaria basata sulla divisione tra i cinque fratelli di compiti e ruoli ben stabiliti (Walter, Manlio, Claudio, Aldo e Francesco). Un sistema tramandato alla seconda e terza generazione che ne ha fatto una famiglia potente e rispettata, con centinaia di dipendenti e una sede che sembrava un ministero.

Gli Irti rappresentavano in Italia quelli dell’autostrada L’Aquila-Roma, dell’Emiciclo e del megaparcheggio di Collemaggio, della scuola della Finanza di Coppito e del supercarcere di Preturo, dell’ospedale San Salvatore, dei subappalti Cogefar, della Tav e alcuni edifici e servizi come quelli per gli aeroporti di Fiumicino e di Capodichino a Napoli. Un periodo d’oro quello vissuto fino agli anni ’90, prima del tracollo iniziato dopo Tangentopoli e la sfortunata avventura in Germania, culminato nel fallimento avvenuto nel 2003, trascinando con sé anche L’Aquila Calcio.

Un viaggio senza ritorno che ha portato gli Irti nell’oblio. Ora, con la morte dell’ultimo ‘grande vecchio’ finisce tristemente un’era. 


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