CULTURA | |

Invenzioni. Viola Graziosi porta Elena Ferrante a teatro

Grande successo per il secondo appuntamento della stagione teatrale del TSA

Invenzioni. Viola Graziosi porta Elena Ferrante a teatro
Viola Graziosi con l’adattamento e la regia di Andrea Giannoni. Il titolo dello spettacolo è Invenzioni. Un anno di pensieri, riflessioni

L’AQUILA – L’invenzione occasionale di Elena Ferrante, una delle figure più enigmatiche e misteriose della letteratura contemporanea, arriva al Ridotto del Teatro comunale dell’Aquila grazie alla bravura di Viola Graziosi con l’adattamento e la regia di Andrea Giannoni. Il titolo dello spettacolo è Invenzioni. Un anno di pensieri, riflessioni e punti di vista originali che riassumono il lavoro dell’autrice per il quotidiano inglese The Guardian tra il 2018 e il 2019. Un dialogo a tu per tu con lo spettatore in cui Viola Graziosi, nei panni di Elena Ferrante, rivela la naturale tendenza della scrittrice partenopea a guardare il mondo sempre da un punto di vista brillante e fortemente personale, trasformando l’ordinario in un pozzo inesauribile di visioni e di verità.

Invenzioni, una riuscita produzione Marche Teatro e Teatro Stabile d’Abruzzo per la stagione teatrale 25/26, si articola in dodici quadri rivelatori come i dodici mesi dell’anno in cui Elena Ferrante scrisse su temi disparati, mantenendo sempre uno sguardo profondamente ancorato alle viscere della realtà e a quelle disuguaglianze che sono inevitabilmente materia dell’umano.

Al centro della scena, di ambientazione intellettuale, un orologio a led scandisce il tempo alle spalle di uno scrittoio incasinato come quelli dei veri scrittori. Una lampada, una macchina da scrivere, piante, libri, scatole, bottiglie… è come se tutti quegli elementi aggrovigliati insieme senza un apparente nesso logico fossero funzionali al fluire del pensiero.

Si parla molto di scrittura e del potere delle parole, che a volte liberano e a volte ingabbiano, di come sulla pagina resti sempre meno di ciò che si aveva in mente: «Scrivere è un atto di perdita», afferma Ferrante. E si parla di parola che conferisce identità: «Sono italiana solo perché parlo e scrivo in italiano» mentre riconosce la bellezza del nostro inno nazionale.

Lo spettacolo, condito da citazioni dell’autrice, ci immerge nella genialità del suo pensiero e, anche quando parla di temi apparentemente leggeri come l’avvento dei social e dell’intelligenza artificiale, la passione per le piante, l’amicizia, il sesso dal punto di vista maschile, ci svela un nuovo modo di guardare al quotidiano con tutti i suoi paradossi. Pur trattandosi di argomenti slegati tra loro, affrontati con acutezza quasi giornalistica, c’è un filo invisibile che li unisce e che crea un flusso assetato all’interno dello spettacolo. Il pubblico dialoga in modo indiretto con l’attrice in scena – che non esita ad includere nella performance un tiepido telefono che squilla – e si sente chiamato in causa dalle sue riflessioni, insaziabile di averne ancora.

Centrale è il tema del corpo, dell’emancipazione femminile e dell’ambivalenza della maternità, di quanto sia difficile andare oltre l’ombra delle proprie madri. Temi già toccati da Ferrante nella quadrilogia de L’Amica Geniale. Sullo sfondo le piccole Lila e Lenù si godono ancora il successo della mente che le ha partorite.

Ma non è la prima volta che vediamo Viola Graziosi portare in scena testi letterari noti per la loro sagacia. Nei panni di June aveva dato credibilmente corpo e voce a Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood. Con Invenzioni dà ancora prova della sua poliedricità e della sua capacità di saper governare il palcoscenico, alternandosi tra voice over, fiumi di parole dal vivo, balli e anche un po’ di fitness.

Se lo spettacolo è iniziato con lo stato confusionale che aleggia intorno al ricordo delle prime volte, a chiuderlo è un grande segreto che difficilmente potrà essere messo in pratica applicando delle regole scritte: «Basta amarsi!» con tanto di odiato punto esclamativo. Ma questo vale solo per chi si ama davvero e di regole, quindi, non ne ha bisogno.