Intelligenza artificiale tra opportunità e rischi. Ne parliamo con il Prof. Bologna

di Giovanni Chilante | 14 Giugno 2024 @ 05:00 | TECNOLOGIA E INNOVAZIONE
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La nostra redazione precedentemente aveva già affrontato il tema dell’intelligenza artificiale grazie alle preziose riflessioni del Prof. Mauro Bologna. Alla luce delle recenti novità proprio in materia di I.A., abbiamo ritenuto opportuno tornare sull’argomento ed approfondire ulteriori aspetti legati proprio ad un tema che è diventato ormai di strettissima attualità. Nuova legislatura, scuola, università, sanità, cybersicurezza e sicurezza sul lavoro sono gli argomenti affrontati dal Prof. Bologna con la sua consueta competenza provando a contestualizzare e a fornire utili spunti per tutti noi. In questi giorni, durante il G7 a Brindisi anche Papa Francesco torna sull’argomento a testimonianza di quanto sia “ingombrante” la presenza della nuova tecnologia nella nostra vita quotidiana. Non ci resta dunque che guardare con interesse questa nuova frontiera dell’innovazione, con maggiore consapevolezza della portata della questione ma anche con grande prudenza per evitare utilizzi impropri di questa straordinaria opportunità che ci riserva l’immediato futuro.

Il Consiglio dei ministri n.78 del 23 aprile scorso ha approvato un disegno di legge in materia di Intelligenza Artificiale. Prof. Bologna, attraverso questa importante novità legislativa si individuano criteri regolatori per equilibrare da una parte le opportunità che offrono le nuove tecnologie e dall’altra i rischi legati al loro uso improprio. La direzione è ormai tracciata verso una maggiore consapevolezza del significato di Intelligenza Artificiale?

Il disegno di legge indicato, pur impostato su questioni fondate, sarà sicuramente perfezionato dopo gli imminenti incontri del G7 a presidenza italiana che si terranno nei prossimi giorni in Puglia. I temi sono molto ampi ed il dibattito sarà importantissimo. Non a caso è previsto anche un intervento di Papa Francesco, che si è pronunciato autorevolmente sul tema già in data del primo gennaio 2024, affermando quanto segue.

“La ricerca scientifica e le innovazioni tecnologiche non sono disincarnate rispetto alla realtà, né sono neutre, ma sono effettivamente dipendenti dalle influenze culturali. Dal momento che esse sono comunque attività squisitamente umane, esse assumono direzioni condizionate da valori personali, sociali e culturali” (nonché economici molto rilevanti, aggiungo io, qui intervistato). Una maggiore consapevolezza della questione è assolutamente indispensabile, al di là del progresso tecnologico e del sapere scientifico, perché la posta in gioco è davvero enorme.”

Diversi sono gli ambiti di intervento sulla materia della cosiddetta alfabetizzazione dei cittadini (a partire dalla Scuola e dall’Università) per arrivare alla formazione degli ordini professionali. A suo modo di vedere, è un percorso che avrà una sua linearità oppure ritiene che le difficoltà di “metabolizzazione” di questi processi saranno lunghe e complesse?

Il tema è squisitamente scientifico e dunque richiede conoscenza e competenza, per essere ben compreso e dibattuto con cognizione dei fatti. La scuola e l’Università già svolgono il loro ruolo, ma a tutti i livelli di docenza serviranno integrazioni di approfondimento tecnologico che non tutti hanno al momento attuale. E per formare docenti nuovi, competenti e numerosi occorre tempo. Il progresso galoppante delle applicazioni di Intelligenza artificiale, del resto, non ci lascia molto tempo.  È un dato di fatto che le lauree di area scientifica e tecnologica in Italia non hanno la frequentazione elevata che vediamo in altri paesi: di conseguenza, anche la competenza della popolazione generale in tali settori lascia a desiderare. Si tratta delle cosiddettelauree STEM: Science, Technology, Engineering and Mathematics (in italiano Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), sulle quali occorrerebbero maggiore concentrazione organizzativa e finanziamenti adeguati, con potenziamenti e borse di studio. A queste lauree STEM aggiungerei senza dubbio anche quelle di area medica e sanitaria, visto che è proprio in ambito medico che stiamo assistendo ad applicazioni galoppanti (a volte egregie) della IA: per esempio in ambito diagnostico, di riconoscimento di patologie rare, di interpretazione corretta dei dati analitici e sanitari anche da parte di personale clinico che non può essere sempre al massimo livello di aggiornamento o di esperienza internazionale.

Le norme riguardano anche sfere delicate sulla nostra vita privata: trasparenza, sicurezza, protezione dei dati personali, riservatezza ed accuratezza. Si arriverà finalmente al rispetto della cybersicurezza?

È nell’interesse di tutti i cittadini ed anche dei governi che la cybersicurezza sia ai massimi livelli.  Ma anche qui i progressi galoppanti richiedono e richiederanno sempre di più capacità di vigilanza, che derivano da conoscenza e competenza umana, nonché dalle necessarie normative nazionali ed internazionali. Con la IA abbiamo potenze di calcolo fenomenali: anche le capacità di controllo (umano e competente) con norme e verifiche dovranno essere all’altezza del compito, dunque da potenziare notevolmente.

Altro aspetto rilevante è quello riferito all’accessibilità in ambito sanitario e di disabilità. Siamo di fronte ad un passaggio essenziale poiché verrà istituita una piattaforma di intelligenza artificiale per le finalità di cura e per l’assistenza territoriale…un segno di civiltà in una sfera così delicata?

Il settore sanitario e dell’assistenza (particolarmente delicato ed importante quello alla disabilità) potranno vedere progressi importanti, anche e non solo con la robotica assistenziale. Ma i temi sono quelli della eguaglianza di tutti i soggetti richiedenti assistenza, delle risorse disponibili e dell’assistenza che possa essere davvero universale. 

Delegare a macchine bene istruite ed efficienti alcuni ruoli assistenziali elementari si può considerare come un vero progresso. Ed anche rendere disponibili a tutto il personale sanitario mezzi diagnostici accurati ed imperniati su banche dati molto vaste può portare anche nell’assistenza territoriale competenze che oggi sono irraggiungibili su scala sia nazionale che internazionale.

Prof. Bologna chiudiamo queste interessanti riflessioni sulla ricaduta che potrebbe avere l’Intelligenza Artificiale in materia di lavoro. Si parla moltissimo di morti bianche e di un numero sempre crescente di decessi su alcune categorie lavorative. Premesso naturalmente che le cause sono diverse e svariate, ritiene che potremmo essere vicini anche in questo caso ad una svolta rispetto a questo particolare aspetto grazie all’Intelligenza Artificiale?

La prevenzione è materia estremamente importante. Solo attraverso l’adozione meticolosa delle misure di sicurezza sul lavoro, che esistono, vengono insegnate e sono ben rappresentate nelle normative vigenti, si possono prevenire le morti bianche. Troppo spesso le misure preventive vengono disattese, per incuria, per ignoranza e per delinquenza (subappalti a condizioni di massimo risparmio a scapito della sicurezza, con personale irregolare e talvolta incompetente ed economicamente ricattato).  Qui non c’è IA che possa aiutare (a mio parere). Servono controlli sul campo, sui cantieri e corrispondenti contravvenzioni, per non arrivare alle morti bianche. Ancora una volta serve potenziare le strutture ed incrementare numericamente e per competenza il personale relativo. Ma mi consenta un’ultima considerazione che ritengo davvero fondamentale. L’IA è un processo di istruzione di macchine sulla base di programmazione umana, mirata ad ottenere determinati traguardi da parte della macchina. Ebbene questo richiede vigile attenzione sui risultati dell’intelligenza artificiale applicata, per evitare disordini e danni potenzialmente derivanti. La medicina evidentemente è molto interessata a tali controlli e richiede grande attenzione.  Ma anche gli algoritmi e l’etica sono di grandissima importanza. Riflettiamo infine su qualche elemento davvero fondamentale.  E poniamoci domande, anch’esse fondamentali, filosofiche e profonde. È possibile dare alle macchine, attraverso la programmazione dell’Intelligenza Artificiale, dei valori robusti che siano permanenti e validi per sempre? Siamo capaci di fare questo con i nostri figli?
E quali sono i valori universali dell’umanità? Rispondere a queste domande è un compito ormai quotidiano, sempre arduo, ma oggi reso ancor più difficile dai tempi complessi in cui viviamo e dall’avanzamento tecnologico che va conosciuto, verificato e tenuto in massima sorveglianza.


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