Incendio alla Riserva Dannunziana, le reazioni

di Redazione | 02 Agosto 2021 @ 17:12 | ATTUALITA'
incendio riserva Dannunziana
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INCENDI IN ABRUZZO, SMARGIASSI: “INUTILE RINCORRERE L’EMERGENZA, PRESENTAI LEGGE SUL MONITORAGGIO CON DRONI GIÀ DUE ANNI FA E IL CENTRODESTRA NON L’HA MAI VOLUTA DISCUTERE. SI ABBANDONINO LE APPARTENENZE POLITICHE PER LAVORARE SUBITO VERSO OBIETTIVO COMUNE”

“Oggi piangiamo tutti i danni di un incendio devastante in varie zone della regione. Ma, ancora una volta, chi è alla guida dell’Abruzzo rincorre gli eventi come se si trattasse di qualcosa di imprevedibile. Ma gli incendi ci sono sempre: ogni estate, che siano dolosi o per cause naturali, sappiamo che una parte d’Abruzzo brucerà. È un evento certo, l’unica cosa che non puoi prevedere è il dove e il quando. Per questo presentai una proposta di legge, ormai due anni fa, che andava proprio nell’ottica di prevenzione, dando vita ad attività di monitoraggio, soprattutto nelle aree ad alto rischio incendi, attraverso sistemi aeromobili a pilotaggio remoto, cosiddetti droni. Una norma che porta potenziali vantaggi in termini di sicurezza per il personale dei Vigili del fuoco e per i cittadini, ma che potrebbe anche garantire ingenti risparmi in termini di costi per gli interventi dei Canadair ove si riuscisse a contenere e addirittura fermare sul nascere pericolosi focolai. Ormai sono due anni che quella legge giace nei cassetti della maggioranza, e ogni anno ci siamo ritrovati a dover ricordare della sua esistenza a una Giunta sorda”. Lo afferma il Presidente della Commissione Vigilanza Pietro Smargiassi, primo firmatario della proposta di legge Disposizioni di protezione civile per il sostegno finanziario alle attività di prevenzione e monitoraggio zone a rischio incendi mediante sistemi aeromobili a pilotaggio remoto. “Oggi si piange una riserva naturale a Pescara, ettari di bosco nelle aree interne, numerosi territori di Ortona e della zona sud della costa abruzzese. Ma la verità è una: chi ci governa non ha dimostrato nessuna capacità programmatoria, nessun investimento in sicurezza e tagli indiscriminati sul bilancio. Tutto questo è inaccettabile”.

“La proposta di legge a mia firma presuppone l’utilizzo di mezzi tecnologici come già succede in altre regioni italiane. In Canada addirittura è diventata prassi consolidata in quelle località più remote che ricordano da vicino alcuni tratti del nostro fronte appenninico. Una proposta di legge tanto semplice quanto funzionale, che addirittura trovò anche il favore di alcuni esponenti della maggioranza che la vollero sottoscrivere. Ma niente, giace lì, senza alcuna motivazione plausibile. Ovviamente nessuno può pensare che una sola proposta di legge sia la soluzione definitiva a ogni problema legato agli incendi, ma sicuramente la strada giusta da percorrere è quella di lavorare massicciamente e prima che le cose accadano, tracciando un percorso volto alla prevenzione e alla sicurezza. Non si può più attendere – conclude Smargiassi – si mettano da parte le appartenenze politiche e si lavori uniti per fornire nuovi strumenti a quanti, quotidianamente, combattono per proteggere i nostri territori. Continuare ad attendere vorrebbe dire essere ciechi di fronte alla gravità di quanto sta accadendo ed al fatto che domani potrebbe toccare ad un’altra area verde del nostro Abruzzo. Noi siamo qui, pronti a dare il nostro contributo”.

Associazioni del coordinamento “SalviAmo gli alberi di Pescara”: Archeoclub – Ecoistituto Abruzzo – Italia Nostra sezione “Lucia Gorgoni” di Pescara – I Gruppo Unitario Foreste Italiane – Mila Donnambiente – Le Majellane – CONALPA delegazione Pescara –Chieti – Comitato Strada Parco Bene Comune – AIAPP – La Gallina Caminante

Brucia l’Abruzzo, brucia la costa e, aggiungiamo amaramente, non poteva mancare la Pineta Dannunziana. Non conosciamo ancora come si sono originati i focolai di origine antropica che dalle 14,30, di ieri bruciano Via Pantini, il Comparto 5 della Riserva, via della Bonifica e altre aree limitrofe. A poche centinaia di metri da qui c’è il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco e i cittadini locali telefonano a loro, ai Carabinieri, all’Ente ferroviario, alla polizia stradale. Ma il fuoco non viene domato anzi si alimenta continuamente e si espande sempre più. Momenti tragici, di grande commozione e dispiacere per le persone e i cittadini coinvolti, per quegli animali e quella vegetazione che brucia.
Com’è possibile? L’antincendio si fa con la prevenzione, informando i cittadini prima e poi attivamente con squadre di terra, coordinate, formate da civili e/o da militari. Sappiamo tutti quanto erano bravi i forestali che arrivavano sui focolai con le loro piccole e agili macchine, con autobotti e gli strumenti giusti come il flabello (una scopa di materiale non infiammabile) il rasto, la vanga, il rastrello, ecc. Nessuno ci venga a raccontare che non si possa domare un incendio in città. Prevenirlo soprattutto. Quello di ieri è stato il terzo incendio nella Pineta di Pescara. Cosa è stato fatto per evitare che il fuoco ripartisse di nuovo? Ad esempio dopo il primo incendio è rimasta una sterpaglia altamente ignifuga, ceppi secchi dove basta un cerino per innescare le fiamme: qualcuno li ha tolti? Il Comune si è preoccupato di monitorare quest’area almeno in questo periodo in cui c’è un’alta probabilità d’incendio?
Non diciamo assurdità proponendo i tagli della vegetazione. Sarebbe come proporre di togliere tutti i denti per evitare che si cariano. Ricordiamo che la vegetazione della macchia mediterranea è “adattata” al fuoco, vale a dire le piante germogliano dopo l’incendio e bruciano lentamente perché sono formazioni vegetali chiuse e compatte, con cuticole e cortecce spesse, respingenti il calore. Per esperienza sappiamo che i primi focolai e alcuni tipi d’incendio possono e devono essere domati con azioni preventive, come una semplice vigilanza e quindi con le squadre antincendio, ripetiamo di civili e/o militari, opportunamente coordinate, preparate e attrezzate. Ma ieri abbiamo visto persone che con tappeti, asciugamani, pompe volanti, secchi e cittadini che facevano quello che potevano. I mezzi aerei antincendio come i Canadair non sono agevoli e veloci. A Pescara il Canadair è arrivato dopo che la Riserva bruciava da diverse ore.
La Riserva è stata tradita dal degrado in cui versava, era sfruttata e abbandonata. Le associazioni culturali e cittadine spesso hanno denunciato la “malagestione” ma nessuno ha voluto ascoltare. L’incendio è stato favorito dal degrado della vegetazione e dall’eccessivo pattume presente ovunque, soprattutto in quei comparti “naturali” che dovrebbero essere a “riserva integrale” che invece sono luoghi accessibili e senza controllo, frequentati da senzatetto e abusivi. L’incendio è stato fomentato dalla frammentazione della vegetazione arborea a causa dei tagli eccessivi, ricordiamo che nella Riserva ultimamente sono stati tagliati più di 300 alberi! In tal modo sono aumentati gli spazi tra gli alberi che hanno favorito l’ossigenazione del fuoco, incrementato dalla spazzatura materiale di base altamente infiammabile (gomme, carta, plastica ecc.). I cittadini hanno raccontato che vicino al Comparto 5 vi è uno sfasciacarrozze che ha avuto un ruolo importante nell’alimentare l’incendio, hanno sentito esplosioni fortissime di serbatoi e bombole di gas, visto bruciare gomme e carrozzerie.
Non si può banalmente e falsamente incolpare il Pino d’Aleppo che essendo pianta resinosa brucia, ma la resina serve all’albero per essere praticamente quasi del tutto immune da attacchi di funghi e insetti, e poi il pino brucia male, infatti non si vende legna di pino da ardere.
Il Comune potrebbe istituire “guardie giurate” per il rispetto delle norme della Riserva, potrebbe organizzare squadre civili per il monitoraggio degli incendi nei periodi critici. Il Comune potrebbe ascoltare le associazioni culturali e ambientali di Pescara, che rappresentano una parte civile e colta della città, invece la politica continua a fallire mostrando tutta la propria incapacità, ignoranza e ottusità.

PETTINARI SUGLI INCENDI NELLA CITTÀ DI PESCARA

“E’ stata una giornata devastante quella di ieri, maggiormente per Pescara dove le fiamme si sono pericolosamente avvicinate ad alcune abitazioni e dove è andata in fumo parte della Riserva naturale della Pineta Dannunziana. I danni sono ancora indefiniti ma sappiamo già di aver perso tanto, tantissimo. Gli incendi sembravano scattare in modo sistematico e mi auguro che presto partano i dovuti accertamenti sull’origine dei focolai, perché se c’è una mano dietro questo inferno va punita severamente. Un ringraziamento doveroso va fatto a tutti i vigili del fuoco, i volontari di protezione civile e le forze dell’ordine in genere che si sono trovate a gestire una situazione davvero difficile, ma anche a tutti quei liberi cittadini che con grande coraggio non hanno esitato un attimo a dare una mano. Investire sulla prevenzione degli incendi è fondamentale. Una necessità che come forza di opposizione abbiamo sempre portato all’attenzione di chiunque fosse alla guida di Regione Abruzzo. Purtroppo non sempre le nostre richieste sono state ascoltate. Anche i maggiori sindacati dei Vigili del fuoco, proprio nei primi giorni di luglio, hanno lamentato un taglio di circa 200 mila euro, rispetto allo stanziamento dell’anno precedente, delle risorse economiche che la Regione Abruzzo eroga loro per fare fronte alla lotta attiva agli incendi boschivi. Una scelta discutibile che, ancor di più oggi, dovrebbe far riflettere e portare la Giunta regionale a fare un passo indietro sulla questione e mettere a disposizione ogni centesimo possibile per evitare che situazioni come ieri possano ripresentarsi”. Così il Vicepresidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari.

La devastazione dei roghi, CNA: «Bene la richiesta di stato di calamità naturale»

PESCARA – «In attesa di conoscere il conto dei terribili incendi di ieri, voglio intanto manifestare la nostra solidarietà ai cittadini ed agli imprenditori che hanno patito danni e perdite. Una situazione che ci induce a sostenere pienamente la richiesta al Governo di dichiarare lo stato di calamità naturale». E’ il messaggio rivolto dal presidente regionale della CNA Abruzzo, Savino Saraceni, all’indomani dei terribili roghi che hanno colpito un’ampia fetta del territorio, ed in particolar modo la città di Pescara e la Costa dei Trabocchi nel Chietino: «Si tratta di un bilancio comunque terribile – dice – visto che ad essere colpite sono state soprattutto aree e riserve naturali di inestimabile valore storico-ambientale e di grande attrazione per il turismo. Saranno le inchieste giudiziarie a stabilire se alla loro base vi sia anche l’irresponsabile mano dell’uomo, ma adesso ci preme sottolineare la richiesta alle istituzioni locali, ai parlamentari, alle forze politiche tutte, di fare squadra e di manifestare coesione anche con le diverse forze sociali. Per questo concordiamo, sostenendola, con la richiesta del presidente Marsilio di richiedere al Governo lo stato di calamità naturale».

INCENDI: ABRUZZO, COLDIRETTI, FIAMME CON ESTATE ROVENTE
Ma a livello nazionale ben 6 roghi su 10 sono provocati volontariamente dall’uomo

Il caldo anomalo e la mancanza di pioggia favoriscono nel Centro-Sud il divampare di roghi con macchia mediterranea, pinete, boschi e ulivi andati a fuoco anche in Abruzzo, dove il week end sarà ricordato come uno dei più disastrosi degli ultimi anni per gli incendi che hanno coinvolto zone interne e costiere, colpendo perfino la prestigiosa pineta dannunziana di Pescara, polmone verde del capoluogo di provincia.

E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti dal quale si evidenzia che le temperature tropicali e l’assenza di precipitazioni nel Mezzogiorno favoriscono il propagarsi delle fiamme e aiutano i piromani. Per ricostituire i boschi e le pinete ridotti in cenere dal fuoco ci vorranno fino a 15 anni con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo. Nelle aree bruciate – sottolinea la Coldiretti – saranno impedite anche tutte le attività umane tradizionali e la scoperta del territorio da parte di decine di migliaia di appassionati. Se certamente il divampare delle fiamme è favorito dal clima anomalo, a preoccupare – continua la Coldiretti – è proprio l’azione dei piromani con il 60% degli incendi che si stima sia causato volontariamente. Un costo drammatico che l’Italia è costretta ad affrontare perché – evidenzia la Coldiretti – mancata l’opera di prevenzione, sorveglianza e soprattutto di educazione ambientale sul valore inestimabile di un patrimonio determinate per la biodiversità e per la stabilità idrogeologica del territorio. L’Italia è un Paese boscoso con più di 1/3 (38%) della superficie totale nazionale coperta da foreste, secondo l’analisi della Coldiretti. Quasi 1 bosco su 3 (32%) in Italia fa parte di aree protette e in poco meno di 30 anni – evidenzia la Coldiretti – sono cresciuti di quasi il 27% passando dai 9 milioni di ettari del 1990 agli attuali 11,4 milioni.

L’Abruzzo in tale scenario non fa eccezione con il 37% del territorio occupato da area protetta (primo posto in Italia) e ben tre parchi nazionali che si estendono su circa 274mila ettari. “L’impegno a difendere e valorizzare il patrimonio boschivo – sottolinea la Coldiretti Abruzzo – è determinante per l’ambiente e la sicurezza della popolazione anche perché non va dimenticato il ruolo dei boschi nella tenuta idrogeologica dei territori considerato che lungo la penisola più di 9 comuni su 10 (91,1%) sono a rischio per frane, smottamenti o alluvioni in una situazione in cui – continua la Coldiretti – gli eventi meteo estremi sono sempre più frequenti, dalle grandinate alle bombe d’acqua, e mettono in serio pericolo città e campagne. Per incrementare il patrimonio boschivo italiano, la Coldiretti ha elaborato insieme a Federforeste il progetto nel PNRR di piantare in Italia 50 milioni di alberi nell’arco dei prossimi cinque anni nelle aree rurali e in quelle metropolitane anche per far nascere foreste urbane con una connessione ecologica tra le città, i sistemi agricoli di pianura a elevata produttività e il vasto e straordinario patrimonio forestale presente nelle aree naturali”.

 

 

 

 

 

 

 


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