Incendi L’Aquila, per Taranta il Comune ha lavorato bene, ma chi coordina i volontari?

di Alessio Ludovici | 05 Agosto 2020, @06:08 | INCENDI
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L’AQUILA – Gli incendi che hanno interessato la città dell’Aquila, un fronte complessivo di circa 4 km di lunghezza, composto da focolai isolati che non consentono di fare un intervento omogeneo e una lotta attiva alle fiamme, sono arrivati in un momento politico particolare, con le deleghe degli assessori leghisti ritirate dal Sindaco dopo gli attacchi subiti dal capogruppo della Lega, Francesco De Santis. Tra gli assessori sospesi, o meglio ‘appesi’ con la crisi politica, c’è proprio quello con delega alla Protezione Civile, Fabrizio Taranta, le cui deleghe sono adesso in mano a Biondi.

L’assenza di un assessore al ramo e le numerose deleghe del primo cittadino non avrebbero intaccato la risposta della macchina comunale secondo Taranta per il quale, anzi, il Comune ha lavorato bene: “Ci tengo comunque a ringraziare tutti i comunali che stanno lavorando in questi giorni; il Comune ha lavorato benissimo e la Lega non ha fatto mancare il suo sostegno, anche per la richiesta di stato di emergenza”. L’ex assessore ha provato, comunque, a dare un suo contributo personale, sia per Arischia, frazione di cui è originario, sia per la città. 

A garantire la continuità amministrativa durante un’emergenza ci sono i Piani di protezione civile comunale, lo strumento di pianificazione coordinata per affrontare le emergenze e minimizzare i danni e gli effetti sul territorio. Quello dell’Aquila è del 2015 ed ha avuto due aggiornamenti nel frattempo, uno nel 2017 quando furono aggiunte le procedure per il rischio valanghe, e uno del 2020, con l’emergenza Covid-19, con la sezione rischio sanitario, probabilmente i primi ad aggiornarlo, in tal senso, durante l’emergenza.  Sul sito del Comune c’è una pagina dedicata alla Protezione Civile, lì c’è la versione del Piano con i due aggiornamenti. Vi si leggono ancora i nomi della vecchia giunta, tra le altre cose, ma quello – spiegano al Comune – è perché lì sono pubblicate le deliberazioni; nella realtà degli uffici che quel piano devono utilizzarlo i nomi dei vari impiegati o funzionari o amministratori che si attivano durante un’allerta o un’emergenza sono costantemente aggiornati ad ogni variazione.  
Il sistema di protezione civile è in continua evoluzione, cambiano strumenti normativi, tecniche e rischi, anno dopo anno. Proprio gli incendi, quelli della drammatica stagione estiva del 2007, rappresentarono uno dei punti di svolta della storia del Piani di protezione civile comunale. Fu allora, in seguito ad un’ordinanza del Commissario straordinario, che si obbligarono i comuni delle regioni del centro-sud ad adottare i piani comunali e intercomunali di Protezione Civile. Meglio un piano parziale che non avere nessun un piano era la logica, poi stava soprattutto agli enti locali aggiornarlo, renderlo uno strumento sempre più rispondente ai rischi del proprio territorio.
L’Aquila ha un Piano di Protezione civile molto avanzato, anche grazie all’esperienza lasciata in eredità dal sisma del 2009. Il cuore del piano, in effetti, sono proprio quelle schede in cui è previsto chi fa cosa, chi chiama chi, la composizione e organizzazione del Coc, il Centro operativo comunale, quando aprirlo. Quali funzioni vengono attivate, invece, dipende da entità e caratteristiche dell’allerta. Negli allegati al piano sono inoltre a disposizione tutti gli strumenti conoscitivi delle varie funzioni di emergenza: quali edifici sono sensibili, quali si possono utilizzare, quante persone risiedono in una data via, qualora ci fosse un incendio. I piani di Protezione civile non bastano ovviamente a contrastare tutti i rischi, ma sono uno strumento indispensabile per limitare gli errori.
Per quanto riguarda le procedure, le competenze dei Comuni sugli incendi non sono moltissime, sono soprattutto i Vigili del Fuoco e le Regioni i protagonisti. Al Comune, per quanto riguarda il rischio incendi, dopo la fase di allerta, spettano per lo più i compiti di assistenza alla popolazione e supporto logistico ai soccorritori. 
L’apertura del Coc, in tal senso, è il primo passo per la gestione dell’emergenza ed è prevista dal piano quando un incendio interessa o potrebbe interessare la zona perimetrale della città. La decisione del Sindaco di aprire il Coc appena dopo l’incendio di Pettino ha sollevato parecchie critiche: sono in molti a pensare, tra questi l’ex sindaco Cialente, che andasse fatto già con l’incendio di Arischia. Non sapremo mai quale sarebbe stata la decisione migliore ma con il senno del poi tutto sembra più facile. A Regione e VVF spetta anche il coordinamento dei soccorsi, in questo senso è sembrata poco chiara la gestione dei cittadini volontari la cui opera sul territorio è stata bloccata da un’ordinanza del Sindaco, chiamata sarcasticamente sui social ’Ordinanza Biondi anti volontari, che ha intimato loro di non partecipare alle operazioni di soccorso per motivi di sicurezza. Al momento non sappiamo se il Comune abbia preso questa decisione su esplicita richiesta di chi è demandato al coordinamento dei soccorsi. Peccato per i tanti volontari che si sono messi a disposizione e esasperati gridano la loro impotenza: “Ci si può organizzare anche con vigili del fuoco e protezione civile solo in semi clandestinità, non esiste nessun modo per potersi “registrare” o comunque poter formalizzare la cosa, come qualche funzionario chiede, sapendo di mentire con l’obiettivo di farci perdere tempo e bloccarci. Imbarazzante e criminale la lotta contro i volontari civili che anche stanotte, nei boschi, tentavano di arginare l’incendio e spegnere le fiamme in tutti i modi, mentre la situazione appare di giorno in giorno più compromessa” (tratto da facebook).


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