Incendi L’Aquila, il day after: la bonifica, la messa in sicurezza, il ripristino. Le scelte da fare

Intervista a Silvano Landi

di Alessio Ludovici | 06 Agosto 2020 @ 06:05 | AMBIENTE
incendio
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L’AQUILA – “Il bosco è il nostro futuro”. E’ Silvano Landi a parlare. Generale in pensione per anni a capo delle Scuole di formazione del Cfs, è una delle massime autorità dell’antincendio boschivo. Due lauree, una in scienze agrarie e una in scienze forestali, autore di testi fondamentali sulle tecniche di lotta agli incendi, la legislazione forestale, le indagini giudiziarie ambientali. Docenze a Padova, Viterbo, Rieti, ha formato migliaia di forestali e ha una lunga esperienza sul campo. A differenza del suo ex collega Costa, oggi Ministro dell’Ambiente, ha preferito declinare le richieste della politica che pure non gli sono mancate.

Soprattutto, Landi, figlio e nipote di forestali è ancora oggi un appassionato studioso nel campo naturalistico e giuridico-ambientale e un uomo preoccupato per il futuro del nostro patrimonio boschivo.
Gli abbiamo chiesto cosa ne pensa dei due roghi che hanno interessato la città dell’Aquila, che cosa dobbiamo aspettarci, del resto un bosco percorso dalle fiamme, subito dopo, è innanzitutto un problema di sicurezza. Occhi puntati principalmente sul rogo aquilano il cui versante di bosco, che affaccia sulla città, ha una notevole pendenza e si trova a ridosso di uno dei quartieri più popolosi della città.

Oltre la bonifica, la messa in sicurezza: “Spesso viene sottovalutata”

Gli incendi non finiscono con lo spegnimento del braciere, lavoro che si fa immediatamente dopo, ma, e lo sanno bene gli ex forestali, continua dopo. “Sono molto importanti i giorni in cui si bonifica e ripulisce l’area, la bonifica va fatta su tutto il perimetro dell’incendio”, spiega Landi. “Si accerta quindi il rischio idrogeologico connesso, deve essere un dato acquisito subito – continua -, già le piogge torrenziali di agosto potrebbero rappresentare un pericolo”. “Gli alberi, i tronchi e tutto ciò che potrebbe essere trasportato a valle va messo in sicurezza”. Lo strato di cenere rende il terreno impermeabile per molto, molto tempo, e in caso di piogge importanti “ci possono essere anche fenomeni di trasporto a valle, anche di massi, laddove presenti”.

Il ripristino: l’humus perduto, le specie da reinserire

Dopo la messa in sicurezza è il momento di ragionare sul ripristino che è tutt’altro discorso. La normativa è molto rigorosa in materia, il bosco non può essere toccato per 5 anni. “Da un punto di vista ambientale ogni bosco – spiega Landi – è un caso a sè, non esiste una soluzione uguale per tutti. Gli interventi silvi-culturali quindi devono essere mirati. Tenete presente, inoltre, che, ad esempio, quelle di cui parliamo erano pinete, il cui scopo era proprio andare a ricostituire lo strato di humus necessario per far rinascere altre specie.” Il docente si riferisce al piano Fanfani, di cui abbiamo già parlato, che serviva proprio a mettere in sicurezza questi pendii interessati da fenomeni erosivi e di dissesto molto importanti e frequenti. “Se l’humus del bosco è perduto, praticamente si rischia di ricominciare daccapo”.
Ieri, intanto, si è tenuta ieri una riunione in Comune per analizzare ed affrontare le eventuali problematiche legate all’assetto idrogeologico dei territori colpiti dal vasto incendio incendi che ha interessato la frazione di Arischia e i quartieri di Cansatessa-Pettino. All’incontro hanno partecipato il sindaco, l’assessore alle Opere pubbliche, tecnici del Comune dell’Aquila, rappresentanti di Università, Gran Sasso Acqua e Protezione civile regionale. “È stato un primo momento di confronto – hanno dichiarato Biondi e Fabrizi -, nel corso del quale è stato fatto il punto su alcune problematiche, vecchie e nuove, delle aree colpite dalle fiamme e tracciare un percorso da seguire per definire una proposta di interventi per i quali sarà poi necessario individuare le risorse e i canali di finanziamento. Il gruppo di lavoro era già stato convocato nei giorni scorsi, mentre l’incendio era ancora in corso, e si incontrerà nuovamente a breve. La comunità sarà informata sulle attività e le iniziative che verranno intraprese”.

Il quadro normativo, quando servono le deroghe

Il quadro normativo è ferreo, ed è stato pensato proprio per scoraggiare fenomeni di incendi dolosi legati al business della bonifica e del ripristino ambientale. E’ la legge quadro del 2000 il riferimento per tutti. Sulle superfici attraversate dal fuoco sono in ogni caso vietata la caccia, per 10 anni e il pascolo, per 15, vietati cambi di destinazione d’uso, vendita, e anche la costruzione di qualsivoglia manufatto o infrastruttura civile, salvo che non siano interventi autorizzati prima dell’incendio. Il ripristino, comunque, non può essere avviato prima di 5 anni.

Esistono però due deroghe a questo quadro normativo, in caso di aree di particolare valore ambientale e paesaggistico, ad esempio nei Parchi, e l’altra per motivi di sicurezza, in caso di un motivato rischio di dissesto e di incolumità per le popolazioni. E’ un tema delicato, ovviamente, che in ogni caso prima necessita di uno studio approfondito sulle due aree, sugli effetti del fuoco e soprattutto sulle capacità rigenerative del bosco. In genere, confermano dal Ministero, solo nei i Parchi o per seri rischi per la popolazione il Ministero dell’Ambiente concede le deroghe.

Il rischio incendi sul nostro territorio

Landi, che è anche un simpatizzante della Ferfa, la Federazione per la Rinascita della Forestale Ambientale, ribadisce un concetto: la necessità di avere una struttura statale organizzata che si occupi dei nostri boschi tutto l’anno. “Con la scellerata riforma Madia siamo tornati indietro di 50 anni – sostiene. La flotta della forestale, che garantiva un intervento tempestivo sul rogo, non esiste più e i vigili del fuoco hanno un altro compito”. “Ormai quando c’è un rogo si sente sempre parlare di incendio ‘sotto controllo’, dicono sempre così. Parlano delle abitazioni, come se un bosco, l’humus, l’ossigeno, non servissero anche a noi. I boschi sono il nostro futuro”. “Parlano di razionalizzazione ma quanto è costato spegnere gli incendi dell’Aquila?”


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