In tempo di pandemia, una lettera del cardinale Petrocchi ai Presbiteri dell’Arcidiocesi dell’Aquila

La forza delle intercessioni e un ministero di consolazione

di don Daniele Pinton | 03 Aprile 2020, @09:04 | CREDERE OGGI
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‘Anche quest’anno, avrei desiderato celebrare insieme con voi la Messa crismale, in cui ringraziamo il Signore per il dono del presbiterato e rinnoviamo le promesse fatte il giorno dell’ordinazione’. Con queste parole, il Cardinale Giuseppe Petrocchi apre la lettera inviata al presbiterio dell’Arcidiocesi dell’Aquila il 1° aprile 2020, nella ormai vicina celebrazione del Triduo pasquale.

È questa una lettera colma di amore pastorale di un vescovo verso i suoi presbiteri in un tempo in cui ‘le tristi circostanze, scatenate dall’epidemia di Covid-19’, impediscono al Cardinale Petrocchi di vivere non solo la Messa crismale con i suoi presbiteri. Ecco la necessità di trovare forme nuove con cui porsi in dialogo sia con loro come anche con i fedeli della diocesi aquilana.

I sacerdoti vengono esortati a continuare a rimanere sul ‘campo’, come già hanno fatto nell’altra emergenza che ha colpito la chiesa dell’Aquila: il sisma del 2009, del quale tra pochi giorni celebreremo l’XI anniversario in uno scenario drammatico che ci farà rivivere le date della tragedia negli stessi giorni in cui nel 2009 si era celebrata la Domenica delle Palme e il Venerdì Santo, con la celebrazione dei funerali di stato per le 309 vittime.

Consapevole della storia pregressa di questa Chiesa, il Cardinale Petrocchi, ritorna su alcuni temi a lui cari, che hanno rimarcato il suo magistero episcopale in questi sette anni di presenza all’Aquila come vescovo: vengono affrontati il tema della fantasia dell’amore evangelico e la luce e la forza dell’incontro fraterno, animati dalla volontà di testimoniare il Vangelo.

Nel proseguire la lettera della lettera al clero, ci si accorge che in essa vengono rimarcate altre tematiche che ora si calano direttamente sul tempo della tragedia che stiamo vivendo. Infatti il Cardinale afferma come ‘il vento dell’ansia soffia forte, e può scatenare tempeste emotive. Si moltiplicano la fatica e lo stress causati da una tensione alta e continua’.

E’ interessante sottolineare quali sono le modalità di azione e le armi che vengono indicate per un presbitero: ‘anche questa volta vi è chiesto di stare, in piedi e con coraggio, sulle postazioni avanzate che fronteggiano questa nuova calamità. Al dilagare del devastante contagio opponiamo la barriera evangelica della preghiera e della penitenza’.

Il modello indicato dal Cardinale Petrocchi per i suoi sacerdoti è Mosè sul monte, che intercede con le braccia alzate per sostenere nella battaglia il popolo a lui affidato. La preghiera a cui si fa riferimento in questa lettera, non è quella individuale, ma quella collegiale in cui il ‘Noi-Chiesa’, pur non essendo fisicamente possibile, a causa della situazione pandemica in corso, si manifesta nella comunità di cuori che elevano a Dio un’unica preghiera di intercessione che verrà da lui ascoltata, perché tutti riuniti nel suo Nome.

La vita interiore, in questo tempo di deserto, va riscoperta come occasione per nuove forme di vitalità pastorale che passano anche dal ministero della consolazione, verso coloro che soffrono, incrementando ‘la sollecitudine fattiva verso gli indigenti e i bisognosi, avviando o potenziando ‘catene’ di solidarietà.

Questa lettera, è una occasione per il Cardinale Arcivescovo, non solo per manifestare la sua vicinanza ai presbiteri della Diocesi in questo tempo di pandemia, ma anche e soprattutto per rinnovare a loro la richiesta di un impegno instancabile nella carità che parte dalla vita interiore ancorata all’amore di Dio.

Infine, il Cardinale Petrocchi riprende un tema a lui caro, annunciato in più occasione al presbiterio della diocesi. ‘Siete chiamati a imparare una nuova edizione della pastorale dell’emergenza, di cui a più riprese vi ho parlato: “perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana’.

Questo tema della pastorale dell’emergenza è stato approfondito già con un percorso di studio sul ‘terremoto dell’anima’, che ha coinvolto tutti i presbiteri della diocesi attraverso un questionario sulla situazione della diocesi a dieci anni dal sisma del 2009 e che si è concluso con un convegno nazionale organizzato all’Aquila con Caritas Italiana il 26 ottobre 2019, chiudendo una prima fase di studio. Come annunciato dal Cardinale Arcivescovo ai presbiteri della diocesi, alcune settimane prima dell’inizio della pandemia ,questo percorso prosegue ora con la pastorale dell’emergenza per la quale la Chiesa dell’Aquila potrà essere di grande aiuto alla Chiesa italiana, per le sue esperienze pregresse vissute nel 2009.


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