In Politica destra e sinistra sono veramente così diverse?

di Enrico M. Rosati | 21 Febbraio 2022 @ 06:10 | RACCONTANDO
politica, rivoluzione francese
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Se vi dicessi che il nostro sindaco Pierluigi Biondi è di sinistra, quale sarebbe la vostra reazione? E se dicessi che Di Benedetto e Pezzopane sono di destra?

Sembra ironico, ma i termini destra e sinistra nacquero durante la Rivoluzione Francese (1789), quando venne formata l’Assemblée nationale, un corpo di rappresentanti eletti che doveva decidere quanti (e quali) poteri sarebbero spettati al Re. Da un punto di vista cristiano, sedersi alla destra del padre tuttora ha un significato molto forte, di conseguenza, a sinistra del sovrano sedevano coloro che ne volevano limitare i poteri il più possibile. Destra e sinistra sono dunque termini che hanno a che fare con la postazione del sovrano e la sua prospettiva della sala, che era logicamente ribaltata da quella di chiunque altro guardasse l’assemblea.

In breve, se si vedesse la politica attuale dalla prospettiva dell’osservatore durante la Rivoluzione Francese, a tutti gli effetti, la sinistra sarebbe destra e viceversa.

Mirabeau répondant au marquis de Dreux-Brézé dans la séance du 23 juin 1789, bronze d’Aimé-Jules Dalou

Dalla Rivoluzione Francese molte cose sono cambiate, lunghi discorsi e scritti politici sono diventati tweet di 300 parole, ma ‘destra’ e ‘sinistra’ sono rimasti, così come la confusione a riguardo.  

Viviamo in un mondo in cui i bambini devono lasciare i telefonini fuori dall’aula ma i parlamentari possono usarli mentre lavorano 
                                                                                                 Sir Roger Scruton

Il crollo delle ideologie? Conseguenza prevedibile di una partiticità apolitica

In un mondo in cui una delle figure più importanti dell’ideologia di destra, Margaret Thatcher a capo del partito conservatore ha fatto campagna politica per l’ingresso del Regno Unito nell’Unione Europea e qualche decennio dopo lo stesso partito ha portato alla Brexit, è comprensibile che un qualsiasi osservatore possa scuotere la testa confuso senza interesse di entrare nell’ottica della politica. I tempi sono cambiati, è ormai lontana l’idea di una presa di posizione come quella che fece l’ex segretario della Democrazia Cristiana Arnaldo Forlani con la sua frase “Non sono un uomo per tutte le stagioni” che ha segnato la storia, e così come la coerenza politica è pian piano svanita, è una conseguenza naturale che sia svanito anche l’interesse di molti italiani, soprattutto giovani, per questo argomento.
D’altronde, se non vi è coerenza tra gli eletti, si può pretendere che vi sia tra elettori – soprattutto se giovani?
Una perdita di elettorato young a dir poco impossibile da ignorare, soprattutto tenendo in considerazione quanto la cittadinanza attiva, e il ruolo dei giovanissimi, siano fondamentali nell’immaginare l’Italia del domani. 

Non è passato molto da quando qualcuno ha applaudito in aula per l’affossamento del DDL ZAN, e nonostante gli sforzi di Marco Cappato (dopo il caso di Dj Fabo) ancora non arriviamo a trovare una soluzione concreta per l’eutanasia, senza parlare dei diritti delle persone nate in vitro.
Sir Roger Scruton, uno degli intellettuali più importanti del nostro secolo e filosofo conservatore ha ben specificato in un’intervista che conservatorismo vuol dire saper conservare – andando avanti – le cose fondamentali del nostro passato, il che è ben differente – a suo dire – dal rimanere senza fare passi avanti. Quello, infatti, è immobilismo, e lede la nazione, ed è importante sottolineare non sia destra o sinistra, solo stagnazione. 


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