In commissione il “caso” Consulta giovanile: “Ma va messa in condizione di lavorare”

di Alessio Ludovici | 22 Marzo 2022 @ 06:00 | POLITICA
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L’AQUILA – In quinta commissione consiliare, Garanzia e Controllo, convocata dal Presidente Giustino Masciocco su richiesta del gruppo consiliare del Pd, è approdata ieri la questione della Consulta giovanile.

I fatti. Dopo la ricostituzione, nei mesi scorsi, della consulta e dei suoi organi, il neo Presidente Caldarelli convoca la prima riunione del Direttivo della Consulta nella sede di CasaPound. Un fatto che ha generato un vespaio di polemiche sull’opportunità della scelta. In risposta alle critiche è arrivata, non si sa da parte di chi, l’affissione abusiva di uno striscione minaccioso e provocatorio davanti la sede del Pd. Tra comunicati e sit-in di protesta ieri, infine, l’occasione per ricucire e chiarire. L’assessore alle Politiche giovanili, Maria Luisa Ianni, ha ribadito, come già fatto nei giorni scorsi, che quella convocazione è stato un errore, che “i ragazzi” sono chiamati a comprendere il ruolo istituzionale della Consulta. “Non ci si può riunire in una sede di partito, è come se convocassimo il consiglio comunale una volta nella sede di un partito, una volta in un altro”, ha dichiarato anche Stefano Albano del Pd.

Il problema, tecnicamente e da quanto emerso chiaramente nella discussione di ieri, non è quindi in quale sede si sia riunito il direttivo ma che si sia riunito fuori dagli uffici comunali. La posizione di Giunta e Commissione è chiara, almeno entro certi limiti. Si tratta pur sempre una consulta di associazioni e rappresentanze studentesche, pensato come un strumento di confronto e conoscenza tra realtà diverse.

Caldarelli ha spiegato il problema logistico: non combaciavano le disponibilità dei membri del direttivo con quelle degli uffici e delle sedi messe a disposizione dal Comune. Ed in effetti la consulta, a differenza del Consiglio comunale, a cui è stato equiparato ieri, non ha una sede autonoma, non prevede indennità e gettoni, né giustificativi da scuola, università o lavoro. Servirebbe una sede altra, che al momento non c’è, più facilmente accessibile dai giovani e utilizzabile in orari non di ufficio e forse una soggettività giuridica realmente autonoma, che al momento non sembra esserci, e che permetterebbe una maggiore flessibilità. Cosa è una consulta, se un ufficio di diretta emanazione del Comune o un soggetto giuridico autonomo che il Comune si impegna ad ascoltare, non è chiaro e questo probabilmente non ha aiutato in questi primi incespicati passi della consulta bis.


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