In arrivo procedura di infrazione a carico dell’Italia

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di Redazione | 30 Giugno 2024 @ 05:35 | POLITICA
procedure di infrazione a carico dell’Italia
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Tutte le procedure di infrazione a carico dell’Italia

Nei giorni scorsi la Commissione europea ha raccomandato l’apertura di una procedura di infrazione a carico di 7 paesi, tra cui l’Italia, per deficit eccessivo. Nel 2023 infatti il disavanzo del nostro paese è stato pari al 7,4% del Pil, quando le normative Ue prevedono un limite massimo del 3%. La proposta della commissione dovrà ora passare al vaglio del consiglio dell’unione europea, a cui spetta la decisione sull’apertura formale della procedura.

Gli stati hanno il compito di recepire nel loro ordinamento le direttive europee. Se non lo fanno o se non le rispettano possono incorrere in una procedura formale di infrazione. Ma qual è la situazione italiana per quanto riguarda le procedure di infrazione attualmente in corso? Al di là di questo caso sicuramente rilevante, globalmente la posizione del nostro paese su questo fronte risulta in miglioramento. Molte procedure infatti sono state archiviate nell’ultimo anno e mezzo. 65 le procedure di infrazione attualmente in corso a carico dell’Italia.Se gli stati non si impegnano ad adeguare i propri ordinamenti interni alla legislazione Ue, nel lungo periodo le procedure di infrazione possono portare anche a delle sanzioni economiche. Da questo punto di vista purtroppo il dato più aggiornato per quanto riguarda l’Italia risale al 2022. Si parla di un esborso per l’erario di oltre 800 milionidieuro nel periodo compreso tra il 2012 e il 2021. Un valore certo non particolarmente elevato se paragonato al bilancio statale. Si tratta tuttavia di uno spreco di risorse pubbliche che avrebbero potuto essere utilizzate in maniera più proficua. 

In attesa di avere dati più aggiornati su questo aspetto, è comunque interessante analizzare l’attuale stato dell’arte.

Come funzionano le procedure di infrazione

Tra gli organismi comunitari, spetta alla commissione la responsabilità di verificare il rispetto del diritto Ue. Questa può intervenire in due casi: quando non viene recepita integralmente una determinata direttiva entro il termine stabilito, oppure quando un paese non applica le norme correttamente. Se si verifica una di queste due fattispecie, può essere avviata una procedura formale di infrazione.

L’intero processo è regolato dagli articoli 258 e 260 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Una procedura d’infrazione può essere avviata per tre diversi motivi:

  • mancata comunicazione: quando lo stato membro non comunica in tempo le misure per implementare la direttiva;
  • mancata applicazione: quando la commissione europea valuta la legislazione dello stato membro non in linea con il diritto Ue;
  • sbagliata applicazione: quando la legge europea non viene applicata o è applicata incorrettamente dallo stato membro.

La procedura è abbastanza complessa e si sviluppa in diverse fasi. La prima inizia con la cosiddetta lettera di costituzione in mora con cui la commissione chiede maggiori informazioni allo stato membro interessato. Questo passaggio è definito di “pre-contenzioso”, il paese posto sotto indagine deve fornire spiegazioni entro un periodo di tempo prestabilito.Le sanzioni economiche per violazioni del diritto Ue intervengono solo dopo la seconda condanna della corte europea. Nel caso in cui la risposta non arrivi o sia giudicata insoddisfacente, la commissione può decidere di inviare un parere motivato in cui chiede di adempiere alle mancanze normative entro una data scadenza. Se lo stato membro continua a non adeguarsi, Bruxelles può decidere di aprire un contenzioso facendo ricorso alla corte europea di giustizia. Se la corte ritiene che il paese in questione abbia effettivamente violato il diritto dell’unione, può emettere una sentenza in questo senso, richiedendo alle autorità nazionali di adottare misure per conformarsi. Nel caso in cui, nonostante la sentenza, il paese continui a non rettificare la situazione, la commissione può deferirlo nuovamente dinanzi alla corte. Se c’è una seconda condanna, la commissione propone che la corte imponga sanzioni pecuniarie. Queste possono consistere in una somma forfettaria e/o in pagamenti giornalieri.

Le procedure di infrazione in Europa

Grazie alla banca dati della commissione europea è possibile tracciare un bilancio delle procedure di infrazione attualmente in corso e capire in questo modo quali sono i paesi che faticano di più nel conformarsi al diritto Ue. A maggio 2024 le procedure pendenti erano in totale 1.531 a livello europeo. Tra queste, 611 (il 40%) sono legate alla mancata comunicazione dei paesi membri delle iniziative per adeguare l’ordinamento interno a quello europeo. Il restante 60% riguarda invece la mancata o l’incorretta applicazione delle normative Ue.

Oltre il 60% delle procedure ancora aperte (926) si trova nella fase iniziale del contenzioso, quella dell’invio allo stato inadempiente della lettera di costituzione in mora. Ci sono poi 451 procedure che sono già arrivate alla fase dell’invio del parere motivato da parte della commissione. Infine 154 sono attualmente alla fase del contenzioso in sede di corte di giustizia europea.10,1% le procedure di infrazione giunte alla fase del ricorso alla corte di giustizia Ue.L’Italia ha attualmente 65 procedure di infrazione aperte a proprio carico. Il nostro paese occupa l’ottavo posto tra gli stati Ue per numero più consistente di infrazioni pendenti. Tra i paesi principali fanno peggio Polonia e Spagna che occupano rispettivamente la prima e la seconda posizione con 87 e 86 procedure di infrazione pendenti. La Germania è decima con 63 procedure in corso, la Francia 12esima con 56.

È però interessante fare un confronto considerando quanto incidono le procedure di infrazione nella fase del ricorso alla corte di giustizia Ue.L’Italia ha la seconda percentuale più alta di procedure di infrazione arrivate alla fase del contenzioso. Da questo punto di vista possiamo osservare che il nostro paese sale al secondo posto. Sono infatti 14 le procedure a carico dell’Italia che si trovano nello stadio del ricorso alla corte europea, pari al 21,5% delle procedure pendenti. Solo l’Irlanda fa registrare un dato più alto di quello italiano con il 23,4% (11 procedure arrivate alla corte sulle 47 totali attualmente in corso, un numero significativamente più basso rispetto a quello del nostro paese). Tra gli altri stati con le percentuali più alte troviamo poi la Grecia (21,5%), la Polonia (17,2%) e la Bulgaria (17,1%).

La situazione italiana nel dettaglio

Tra le procedure attualmente in corso che coinvolgono il nostro paese la maggior parte (19) riguarda tematiche ambientali. A queste poi se ne devono aggiungere altre 2 legate alle azioni per la lotta al cambiamento climatico.

Un altro ambito in cui l’Italia ha commesso un numero significativo di infrazioni è quello legato all’occupazione, gli affari sociali e l’inclusione. In questo caso le procedure pendenti sono 7. Ci sono poi 3 distinti ambiti che fanno registrare 6 infrazioni ciascuno. Si tratta dei settori dei trasporti e mobilitàmigrazioni e affari interni mercato, industria, imprenditoria e Pmi.

L’ambiente è anche il settore in cui troviamo il maggior numero di procedure di infrazione già arrivate alla fase del contenzioso davanti alla corte di giustizia europea con 8. Troviamo a questo stadio anche 2 procedure che riguardano il mercato comune e la concorrenza. 

Per quanto riguarda gli aggiornamenti più recenti legati alle procedure di infrazione a carico del nostro paese, possiamo osservare che a maggio 2024 sono state inviate diverse lettere di costituzione in mora.lettere di costituzione in mora inviate dalla commissione europea al nostro paese nei primi mesi del 2024.La più significativa tra queste riguarda probabilmente l’incorretto recepimento della direttiva Ue 904/2019 in tema di riduzione dell’impatto ambientale derivante dall’utilizzo di oggetti in plastica monouso. Un’altra lettera ha riguardato la mancata applicazione del regolamento Ue 868/2022 (Data governance Act). A queste si aggiungono le lettere per il mancato recepimento della direttiva Ue 362/2022 relativa alla tariffazione dei veicoli per l’utilizzo di determinate infrastrutture e della direttiva 431/2022 relativa alle tutele dei lavoratori esposti a sostanze cancerogene.

Ci sono poi due procedure di infrazione per cui è stato emesso il parere motivato da parte della commissione europea. Si tratta delle infrazioni per il mancato recepimento della direttiva 2101/2021 in materia di pubblicità delle imposte sul reddito e per la scorretta applicazione della direttiva 362/2022 riguardante i diritti dei detenuti a comunicare con i propri difensori.

Infine nel corso del 2024 è arrivato anche un nuovo ricorso alla corte di giustizia Ue. In questo caso l’Italia non è stata in grado di fornire nei tempi previsti il proprio documento sulla pianificazione dello spazio marittimo, come previsto dalla direttiva 89/2014.

Più in generale possiamo osservare che sono 6 le procedure che attualmente risultano nella fase più avanzata. Quella cioè del secondo ricorso da parte della commissione alla corte europea. Tra queste, due riguardano la gestione dei rifiuti e altre due la gestione delle acque reflue urbane.

Le procedure archiviate

Per avere un quadro complessivo sull’effettiva situazione del nostro paese per quanto riguarda l’adeguamento al diritto comunitario, è utile anche passare in rassegna le procedure di infrazione archiviate negli ultimi anni. Per questo è possibile fare riferimento agli aggiornamenti riportati dal dipartimento per gli affari europei della presidenza del consiglio dei ministri. Considerando quanto avvenuto nel 2023 e nei primi 5 mesi del 2024 possiamo osservare un numero significativo di infrazioni archiviate.43 le procedure di infrazione a carico dell’Italia archiviate negli ultimi 17 mesi. L’area in cui l’Italia ha ottenuto i risultati migliori nel ridurre il numero di infrazioni a proprio carico è quella della stabilità finanziaria, dei servizi finanziari e dell’unione dei mercati dei capitali con 13 archiviazioni. Troviamo poi 4 temi che fanno registrare 4 archiviazioni ciascuno. Si tratta di giustizia e tutela dei consumatori, mercato interno, industria, imprenditoria e Pmi, migrazione e affari interni e mobilità e trasporti.

Tra le procedure archiviate se ne trovano alcune particolarmente significative. Possiamo citare, a titolo di esempio, la chiusura della procedura per il mancato recepimento della direttiva 2019/713 relativa alla lotta contro le frodi e le falsificazioni di mezzi di pagamento diversi dai contanti.Archiviate diverse procedure riguardanti l’ambito finanziario. Un’altra archiviazione particolarmente rilevante riguarda il non corretto recepimento della direttiva 2018/843 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Da segnalare anche l’archiviazione della procedura per il mancato recepimento della direttiva 2019/1 che conferisce alle autorità garanti della concorrenza degli stati membri poteri di applicazione più efficace in modo da assicurare il corretto funzionamento del mercato interno.

Da citare inoltre la chiusura della procedura riguardante il mancato recepimento della direttiva 2019/1937 riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione. Archiviato anche il procedimento per il mancato recepimento della direttiva 2018/1673 sulla lotta al riciclaggio mediante il diritto penale. Infine si segnala la chiusura della procedura per il non corretto recepimento della decisione quadro 2002/584/GAI sul mandato di arresto europeo.


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