In Abruzzo si produce ancora il parrozzo, il dolce a cui D’Annunzio dedicò un sonetto

di Redazione | 08 Dicembre 2023 @ 14:32 | RACCONTANDO
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È uno dei dolci abruzzesi più celebri, nato a Pescara nei primi anni Venti dalla creatività del pasticcere Luigi D’Amico. Il nome si ispira al “pane rozzo”, pagnotta che i contadini erano soliti portare nei campi.

Ceste colme di noci, mandorle, datteri, fichi secchi e nocciole: dopo i lievitati, il torrone e i mandarini, a fine pasto sulle tavole natalizie non può mancare la frutta secca, da sgranocchiare in purezza oppure da gustare all’interno dei dolci della tradizione. In Abruzzo c’è il parrozzo, una “focaccia” dolce preparata con mandorle, burro e zucchero e ricoperta interamente da cioccolato, solitamente fondente particolarmente apprezzata da Gabriele D’Annunzio (grande estimatore pure della frittata), che ne racconta la ricetta in versi.

Il Pan dell’Orso e le altre evoluzioni

Una gustosa evoluzione del parrozzo è il Pan dell’Orso, specialità di Scanno, piccolo borgo in provincia de L’Aquila, creata dalla famiglia Di Masso, proprietaria della pasticceria che prende il nome proprio dal dolce. Nella versione scannese, all’impasto viene aggiunto più burro e soprattutto il miele, tipico prodotto locale. Ma di evoluzioni del Parozzo ce ne sono sparse un po’ in tutto l’Abruzzo, pensiamo ad esempio alla Presentosa della pasticceria Caprice di Pescara che, testuali parole, “vuole differenziarsi dal parrozzo ormai diventato troppo “commerciale”, lo si trova pure al supermercato”.


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