In Abruzzo manca la neve, ma si finanziano nuovi impianti sciistici

di Fausto D'Addario | 28 Febbraio 2024 @ 05:00 | ATTUALITA'
in abruzzo manca la neve
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Manca la neve in Abruzzo e in tutta la penisola. A Ovindoli 6 milioni per lo sviluppo degli impianti sciistici. Secondo i dati della Fondazione CIMA il deficit di Snow Water Equivalent, l’acqua contenuta nella neve, in Italia è del -64%. I dati peggiori si registrano in Abruzzo con -85%. Fenomeno che dura da tre anni

Manca la neve in Abruzzo e la siccità interessa un po’ tutta la penisola. I dati della Fondazione CIMA parlano chiaro: le condizioni dello Snow Water Equivalent (SWE), l’acqua contenuta nella neve e dunque la riserva idrica che avremo in primavera e in estate, mostrano un grave deficit. Se nel mese di gennaio lo SWE a livello nazionale era del -39%, a febbraio il deficit risulta del -64%, quindi un deciso peggioramento. Va anche peggio sugli Appennini, dove la neve sostanzialmente non è pervenuta in questa stagione 2023/2024, a parte scarse e sparse nevicate per nulla sufficienti. Se una rondine non fa primavera, una nevicata non fa inverno. E l’Abruzzo è considerato un indice importante per l’Appennino centrale: qui il deficit è addirittura del -85%, in deciso calo rispetto a gennaio. Francesco Avanzi, ricercatore di Idrologia e Idraulica della Fondazione CIMA, spiega:

Questa condizione va fatta risalire al tempo mite e secco, soprattutto nella seconda metà di gennaio, che ha aggravato un deficit preesistente: secondo le nostre stime, hanno portato a una fusione anticipata dell’ordine di 1 miliardo di metri cubi di acqua in neve nella seconda metà di gennaio. Purtroppo, la scarsità di neve ha caratterizzato i nostri monti per tutti gli ultimi tre anni“.

Nonostante la mancanza di neve in Abruzzo e le ripercussioni negative sulla stagione, i turisti però arrivano e l’innevamento artificiale rimedia a quello che la natura, almeno per ora, non può dare. A Ovindoli, concluso l’iter amministrativo, sono stati assegnati più di 6 milioni per il secondo lotto del progetto di sviluppo della stazione sciistica. Nei prossimi giorni, delle possibili e auspicabili nevicate potrebbero tornare a imbiancare le nostre amate montagne, ma sul medio lungo periodo ci si chiede da più parti se siano soldi ben spesi. La neve artificiale può aiutare a ridurre gli effetti dello scioglimento alle altitudini maggiori, ma a costi sempre più alti e a costo di aumentare l’impatto ambientale per chi vi fa ricorso. C’è anche chi punta il dito più a nord, contro l’abbattimento dei cinquecento larici secolari a Cortina, che dovrebbero far posto a una pista di bob prevista per le prossime Olimpiadi. Preso atto che la situazione climatica evolverà verso temperature più alte ed episodi di siccità più frequenti, il panorama sarà quello di striminziti nastri di neve artificiale su cui sciare e il turismo invernale non potrà che essere ripensato nei prossimi anni. Ad esempio Campo Felice ha allargato la sua proposta sfruttando la montagna tutto l’anno, visto la sempre più frequente mancanza di precipitazioni nevose: le piste vengono trasformate in un bike-park molto apprezzato. E per diversi mesi l’anno qui la bicicletta domina i tracciati. 

Il territorio nazionale è in deficit di precipitazioni, ma soprattutto della precipitazione nevosa. Il deficit sulle Alpi è complessivamente del -53%, poco meno della media nazionale; ma teniamo conto che la neve alpina è fondamentale per l’approvvigionamento del bacino del Po. L’esempio però più eclatante è il bacino del Tevere, che registra un deficit di SWE del 93%. Preoccupante, oltre all’assenza di precipitazioni, anche le temperature fuori dalla media, con valori anche più elevati di quelli che si registrano in primavera. Se le richieste di utilizzo aumentano e, allo stesso tempo, le precipitazioni diminuiscono, i provvedimenti per l’utilizzo e la gestione delle acque potrebbero riguardare anche quei territori che, tradizionalmente, non sono mai state interessati da questa tipologia di eventi. Non esclusa la nostra regione.


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