In Abruzzo 267 minori positivi al Covid, Chiarelli: “Bambini potenziali diffusori”

di Redazione | 05 Ottobre 2020 @ 12:54 | ATTUALITA'
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CHIETI – “I bambini sono dei grandi diffusori di Coronavirus, tra di loro e, soprattutto, tra genitori e nonni. Per questo è fondamentale rispettare sempre, nella vita quotidiana, le precauzioni che tutti ormai dovremmo conoscere, dal distanziamento fisico, all’uso dei dispositivi di protezione, alla buona pratica del lavaggio delle mani”. Così il dottor Francesco Chiarelli.

“E’ vero – spiega il professor Chiarelli – che nei bambini è raro un esito infausto. Si possono ammalare, in Abruzzo i sintomi sono stati lievi e moderati, ma in Italia e nel resto del mondo non sono mancati casi anche gravi e decessi. Ma proprio perché generalmente asintomatici o paucisintomatici”. In Abruzzo sono stati relativamente pochi, in tutto 267 finora, i casi di Covid-19 tra i minori di 18 anni.  E’ quanto emerge da uno studio della Clinica Pediatrica della Asl e dell’Università di Chieti, diretta da Chiarelli, che sarà illustrato mercoledì prossimo, 7 ottobre, alle ore 18 in un seminario nazionale on line sul “Covid-19 nei bambini in Abruzzo”. 

In 164 casi (il 61,42%) si è trattato di pazienti asintomatici, altri 58 (21,72%) sono stati i paucisintomatici, 43 (il 16,10%) ha avuto sintomi lievi e due (lo 0,74%) sintomi moderati. Dieci i pazienti ricoverati in ospedale. Altri 257 sono stati seguiti a domicilio dai medici delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca) e dai pediatri di libera scelta anche utilizzando la telemedicina e con il teleconsulto.

Il 17,6% dei casi in Abruzzo ha riguardato la provincia di Chieti, il 37,5% quella di Pescara, il 24,7% quella dell’Aquila e il 20,2% il Teramano. Leggera la prevalenza dei maschi (53,6%) rispetto alle femmine (46,4%). Quanto alle fasce di età, si evidenza il crescere dei contagi al crescere dell’età: il 7,49% erano bambini di meno di un anno; il 16,10% da 2 a 5 anni; il 20,22% da 6 a 10 anni; il 56,17% da 11 a 17 anni.

Nella fase di lockdown, secondo lo studio, la maggior parte delle infezioni a carico dei bambini si è verificata all’interno di cluster familiari. Con la ripresa dei contagi dopo l’estate, i casi sono legati a cluster familiari, a rientri dall’estero o da vacanza e a migranti giunti in centri di accoglienza.


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