Imprese in rosa: nel 2019 Abruzzo terza regione in Italia

di Redazione | 06 Marzo 2020 @ 12:32 | ATTUALITA'
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PESCARA – Abruzzo sul podio delle regioni italiane per le imprese femminili: un record che tuttavia manifesta insieme alle luci, anche ombre profonde.
 
Nel 2019, dice un’indagine realizzata da Aldo Ronci per Cna Impresa Donna Abruzzo, le “imprese in rosa” sono, nella nostra regione, 33,946 mila (su 126,43 mila complessive), ovvero il 26,8 per cento del totale; mentre in Italia la percentuale si attesta ben al di sotto di questa soglia, ovvero al 22,7 per cento.
 
Numeri significativi, insomma, che pongono l’Abruzzo molto in alto nella graduatoria nazionale, ovvero al terzo posto, dopo Molise e Basilicata.
 
Tra le province spicca il dato del Chietino, dove le imprese femminili sono 11,750 mila, contro le 6,423 mila di Pescara, le 7,757 mila dell’Aquila, le 8,016 mila di Teramo. Primato evidente, quello della provincia di Chieti, che si riflette anche sul cosiddetto “tasso di femminilizzazione”: anche qui l’assicella è posizionata molto in alto, con un valore del 29,8 per cento, dato che pone il territorio di Chieti tra i primi nella graduatoria nazionale per  province. Più bassi, al contrario, i valori percentuali delle altre aree, anche se tutte al di sopra della media nazionale del 22,7 per cento: con Teramo al 26 per cento, Pescara al 25,8 per cento e L’Aquila al 24,7 per cento.
 
Ma come si distribuisce nella nostra regione il mondo delle imprese “in rosa” tra i diversi settori produttivi? Lo studio della Cna rivela una fortissima presenza in agricoltura, nel commercio, nei servizi, nell’alloggio e la ristorazione, nell’industria. A detenere tuttavia la più alta concentrazione percentuale è il settore socio-sanitario, dove addirittura una impresa su due è gestita da donne: (47,9 per cento a fronte del 38,3 per cento italiano. Dato pressoché irraggiungibile, visto che gli altri comparti seguono a distanza, con valori  consistenti sempre in agricoltura (35,6 per cento contro il  28,6 cento nazionale), i servizi (costituiti per più di tre quarti da quelli destinati alla persona) con il 33,3 per cento.
 
Fin qui le luci. Perché le ombre si intravvedono non appena i dati significativi dell’anno appena passato vengono incrociati con quelli degli anni passati. Un esame retrospettivo dice infatti che tra il 2014 e il 2019 sono andate perdute 154 unità, ma quel che è peggio è che in valore percentuale l’Abruzzo sia sceso dello 0,45 per cento, contro una crescita media nazionale dell’1,39 per cento.
 
Sul piano territoriale, la variazione in negativo  ha riguardato soprattutto la provincia leader (Chieti) con una flessione di 219 unità, seguita dall’Aquila con 206. Al contrario, sia Teramo (+17) che soprattutto Pescara (+254) hanno registrato una crescita. Sin qui i dati. Che le stesse imprenditrici giudicano a valutano con molta cautela.
 
“Per l’imprenditoria femminile in particolare – dice la presidente di Cna Impresa Donna Abruzzo, Luciana Ferrone – il momento che stiamo vivendo è tutt’altro che florido. Per le emergenze nazionali, certo, a partire da quella sanitaria in corso. Ma anche in ragione di difficoltà più specifiche del nostro territorio, dove le imprese hanno problemi di esposizione maggiori, non da ultimo causati dal credito divenuto ormai inaccessibile”.
 
“D’altra parte – aggiunge – nell’immediato futuro dobbiamo aspettarci il permanere e l’aggravarsi di situazioni di sofferenza per chi è già in campo, e problemi per l’apertura di nuove attività, anche in settori emergenti come il digitale. Si pone dunque un problema da porre alle istituzioni: quali strumenti mettere a disposizione per sostenere lo sviluppo e rilanciare le attività produttive”.
 
“I  numeri sulle imprese gestite da donne – le fa eco Letizia Scastiglia, direttore della Cna di Chieti e coordinatrice regionale di Cna Impresa donna Abruzzo – vanno incrociati con quelli generali dell’economia abruzzese e del suo andamento tutt’altro che brillante: condizione, questa, che si riflette in modo ancora più forte sulle attività gestite dalle donne: faccio notare, in questo senso, come le ultime regioni di questa graduatoria per regioni siano le più forti economicamente, ovvero Emilia, Veneto e Lombardia”.
 
“In qualche modo – conclude Scastiglia – nasconde anche un evidente retaggio culturale sul ruolo della donna nella società”.

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