Impennata dei carburanti, a L’Aquila benzina sopra i 2 euro al litro

di Alessio Ludovici | 07 Marzo 2022 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Gli effetti della crisi Ucraina cominciano a ripercuotersi sul territorio. La benzina in questi giorni in città ha cominciato a superare i 2 euro al litro in diversi distributori. Aumentano anche diesel e i gas. 

Il prezzo medio a litro in Italia è del resto stimato già sui 2,024 euro ma in alcuni distributori al servito si è già intorno ai 2,2 euro al litro. In aumento anche il prezzo il prezzo del diesel che tocca 1,904 euro/litro. Anche per il diesel si registrano punte record di 1,974 euro/litro in alcuni impianti. Crescono, infine, anche il GPL che tocca 0,821 euro/litro in modalità servito, e il metano a1,795 euro/kg. Secondo gli analisti la quota di 2,5 euro al litro per la benzina non è affatto un miraggio, a maggior ragione se dovessero esserci incertezze ulteriori sulle forniture di gas e petrolio dalla Russia. 

Intanto la crisi ucraina si ripercuote anche su alcuni generi alimentari, i Pastai italiani di Unione Italiana Food denunciano l’aumento dell’80% del prezzo del grano negli ultimi 12 mesi e ora le turbolenze dovute alla guerra nei “granai d’europa” potrebbero incidere ancora. Una tempesta perfetta, l’economia è già in grave sofferenza, l’inflazione è ormai al 7% soprattutto a causa dell’esplosione dei costi energetici cominciata la scorsa estate. Picchi storici anche per l’alluminio di cui svariati settori industriali fanno largo utilizzo. Gli aumenti dell’energia e dei carburanti hanno effetti su tutte le filiere economiche e intaccano ulteriormente i consumi delle famiglie. 

L’Italia intanto si guarda intorno per soluzioni che però saranno solo di medio lungo periodo. Nel breve il 40% di gas importato dalla Russia, insieme al petrolio, è indispensabile per il funzionamento stesso del paese. Russia che in questi giorni ha chiuso con Gazprom un mega accordo per la fornitura di gas metano alla Cina. Nomisma energia ha stimato in 3/4 mesi le capacità di resistenza del paese senza le importazioni russe. Nel breve periodo il governo ha intanto attivato il monitoraggio dei suoi depositi e predisposto, con il decreto sullo stato di emergenza per la guerra, la riapertura di alcune centrali a carbone per la produzione di energia elettrica. 


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