E’ stato un mese lungo e faticoso, ha sconvolto le nostre vite e nulla sarà più come prima, è quasi banale dirlo. Ti chiedono “come stai?” e tu rispondi “bene” anche se il pronunciarlo suona quasi come una bestemmia.
Eppure qualcosa sta cambiando negli stati d’animo e tra la gente. E purtroppo non è un cambiamento positivo e costruttivo. Serpeggia nell’aria, tra le chiacchiere, tra le tende, tra i mugugni e nelle riunioni e assemblee più o meno spontanee e molto partecipate, come se la condivisione della paura, dal 6 aprile, possa diventare l’unica arma che abbiamo.
Dopo i primi momenti di terrore, smarrimento, incredulità, vissuti con la paura di tutto e la mancanza di certezze, quando vedi sgretolarsi i tuoi punti di riferimento, quando senti tremare anche l’aria, e ti scopri ad aver timore anche della tua ombra, oggi, tutti, ci ritroviamo con problemi enormi da affrontare, tanta confusione, nessuna prospettiva, poca chiarezza e la disperazione di chi non sa cosa accadrà domani, e quella di chi deve prendere una decisione per il futuro, ma sa che qualunque essa sia non sarà mai una scelta volontaria.
Sale la rabbia tra la gente, nelle tendopoli, sulla costa, tra le macerie, tra le vie della città deserta e abitata solo da un silenzio assordante. Sale la rabbia improduttiva, pericolosa, non quella che ti fa indignare e gridare, bensì quella che, invece, non si controlla, violenta, dettata dalla disperazione di chi non ha più nulla da perdere.
Vedi anziani che non si vogliono allontanare dalle loro case, anche se orami ridotte a cumuli di macerie, vedi giovani spaesati e confusi, vedi tante persone vagare, vagare, più con la mente che con le gambe, anche quelli che si ritrovano sulla costa a passeggiare al sole in una vacanza forzata che ha il sapore dell’esilio. E non è finita. Tra non molto assisteremo anche alla rabbia degli albergatori, ora che, con il primo sole estivo, vedono avvicinarsi le vacanze e si ritrovano, alcuni, non tutti per fortuna, la “zavorra” dei terremotati da gestire.
E poi ti capita per caso di sentire uno di loro, imprenditore del turismo più che rispettabile, proprietario di più alberghi, solidale con le genti terremotate che considera, ormai “di famiglia” avendo ospitato quasi 500 persone, dirti, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, a te terremotata, “ma smettetela di lamentarvi che per voi aquilani il terremoto è stata una grande occasione…”, chiudo gli occhi e vorrei aver sognato ma, purtroppo, non si è trattato di un brusco risveglio ma della cruda realtà.
I problemi iniziano ora, il vero terremoto, forse, deve ancora arrivare….

di Maria Cattini

[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

Commenti

comments