Il tossicologo Massimo Persia: “Occorre rilanciare la medicina territoriale”

di Redazione | 22 Ottobre 2021, @12:10 | ATTUALITA'
Dottor Persia Medicina
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L’appello del tossicologo Massimo Persia: “Occorre rilanciare la medicina territoriale” dell’apparato sanitario manifestatesi in tutta la loro drammaticità con la pandemia non possono essere liquidate con la sola causa dei tagli, che tra l’altro esiste solo in parte in quanto comunque la spesa sanitaria nell’ultimo decennio è aumentata mediamente dello 0,8 per cento ogni anno. C’è invece un serio problema di organizzazione: una sanità sempre più aziendalizzata e ospedalocentrica ha depauperato un settore essenziale quale quello della medicina territoriale”. È quanto afferma il dottor Massimo Persia, noto tossicologo di origini paterne abruzzesi con anni di esperienza come direttore di SerD a Guidonia-Tivoli (Roma), autore di un volume di management sanitario per dirigenti medici di ruolo apicale appena uscito per PM edizioni. “Le numerose riforme della sanità nel nostro Paese, penso alla Mariotti, all’istituzione del Servizio sanitario nazionale, al traghettamento degli enti ospedalieri alle Usl create nel 1978 fino alla stagione dei commissari straordinari dopo l’accorpamento e la riduzione delle stesse Usl, hanno determinato una sempre più forte aziendalizzazione della sanità pubblica – continua lo specialista. “Per cui oggi a qualsiasi medico è richiesto anche di conoscere in modo approfondito il funzionamento di un’azienda sanitaria con i suoi organi amministrativi e di politica sanitaria, il suo complesso organigramma, la governance, le strategie, l’innovazione tecnologica, il budget, la rendicontazione, proprio perché i servizi siano organizzati al meglio. Di questo nodo, oggi che siamo ancora immersi nella pandemia, si sta parlando poco: eppure sono state soprattutto le falle del servizio sanitario, che necessita di una riorganizzazione a partire dalla medicina di base e dai territori, ad accentuare l’improvvisa emergenza pandemica. L’aspetto più grave, infatti, è stato quello di aver lasciato tanta gente senza alcuna assistenza medica, pensiamo ai telefoni che hanno squillato a vuoto. La visione ospedalocentrica ha penalizzato proprio quella medicina territoriale che in molti casi ha fallito”.

Nel libro “Dipendenze patologiche”, il dottor Persia individua criticità anche nelle limitazioni all’accesso dei corsi di laurea in medicina e chirurgia, nei numeri programmati per le scuole di specializzazione già dagli anni Ottanta e nei rapporti sempre più conflittuali tra Stato e Regioni.

“La consistente crescita della spesa sanitaria registrata tra il 2019 e il 2020, causa principalmente il Covid, registra una forte differenziazione a livello regionale – continua lo specialista. “Ad esempio, Valle d’Aosta, Emilia Romagna e Bolzano hanno mostrato tassi di incremento superiori al 9 per cento, Friuli-Venezia Giulia e Calabria intorno al 2 per cento, il Molise un decremento dell’8,4 per cento. I piani di rientro, come noto, hanno caratterizzato la situazione economico-finanziaria di molte regioni, già nel 2006 Liguria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Sicilia e Sardegna li hanno predisposti, nel 2009 s’è aggiunta la Calabria, l’anno seguente anche Piemonte e Puglia. Tutto ciò ha inciso e continua ad incidere notevolmente sulle performance”.


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