Il Torrione d’acqua e gli altri. Il ‘900 dell’architetto D’Antonio

di Alessio Ludovici | 18 Dicembre 2021 @ 06:00 | RACCONTANDO
Maurizio D'Antonio
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L’AQUILA – La notizia più interessante riguarda il Torrione, ma è solo una delle tante che si ritrovano nell’ultimo volume, edito da Textus e fresco di stampa, dell’architetto Maurizio D’Antonio: “Aquila. Un album fotografico del 1912”.

Opera che segue “Il Vicolaccio dell’Aquila”, uscito nel 2020. Due volumi con i quali si accendono i riflettori su aspetti delle vicende otto-novecentesche della città, passati quasi in sordina ma che offrono una lettura della città di estrema attualità.

Nel 1912 viene compilato un album fotografico dal titolo La città dell’Aquila, corredato di didascalie e note di commento. Una sorta di guida dell’Aquila novecentesca, di cui D’Antonio ripercorre i passi, approfondendone i passaggi e gli impatti sulla città di oggi. Un’Aquila – spiega D’Antonio in premessa – che cercava all’epoca una via d’uscita dalla decadenza ottocentesca di cui i paurosi tassi di emigrazione sono testimonianza. Il rinnovamento urbanistico e produttivo è quindi la scommessa delle classi dirigenti dell’epoca, a volte giocata in modo sin troppo spregiudicato nei confronti del tessuto urbanistico cittadino per quanto, sottolinea lo stesso D’Antonio, sono soprattutto gli interventi del secondo dopoguerra a stravolgere ampie zone della città.

Una preziosa testimonianza, l’album, che con il volume di Maurizio D’Antonio torna in vita e permette anche di approfondire vicende da sempre dibattute o di ricordarne altre ormai dimenticate.

Il mistero del Torrione

Il Torrione è, se vogliamo, la pietra più preziosa del volume. La sua origine ed il suo inquadramento cronologico sono da sempre dibattuti. Non era, secondo D’Antonio, un mausoleo romano, una delle varie ipotesi emerse negli anni, ma una ‘piramide d’acqua’, uno sfiatatoio dell’aria dell’acquedotto in pressione. L’accumulo di aria impediva il corretto scorrimento dell’acqua così si costruivano queste infrastrutture, alte per far uscire l’aria ma non l’acqua, una volta in legno, poi in pietra. In uso fino all’800 quando la tecnica e gli altri materiali della prima industrializzazione, hanno cominciato a sostituire la pietra in tanti utilizzi. Uno a L’Aquila venne quindi abbattuto, l’altro, il Torrione appunto, si salvò. Dagli scavi archeologici odierni sarà difficile capirne di più perché la “piramide” è sicuramente costruita con materiali anche molto antichi, ma l’opera, è in realtà più recente. Fatto, questo, che non ne diminuisce il valore storico. E’ un pezzo, forse simbolico, della nostra acqua, della sua storia. Storia a cui D’Antonio brevemente accenna nel volume ripercorrendo la storia degli acquedotti e delle fognature della città. Gli impianti di fondazione, le rue che dividevano i palazzi per raccogliere acque piovane e quelle delle abitazioni, le canalizzazioni in pietra per l’acqua e le fogne, i grandi interventi degli spagnoli che si lasciarono anche la possibilità di chiudere l’afflusso di acqua alla città. Infine gli interventi dell’800 e ‘900 con la nuova rete nell’ambizioso tentativo di modernizzare L’Aquila.

La De Amicis, il San Salvatore, la fabbrica del ghiaccio, il cotonificio Tobler

Il viaggio dell’architetto Maurizio D’Antonio prosegue in altri luoghi simbolo di quel tentativo, a volte infelice e a volte no, di far progredire e rilanciare la città. L’album ci trasporta nelle vicende della De Amicis che fino ad allora era l’ospedale San Salvatore, che invece viene trasferito nella “vecchia” sede lungo viale Duca degli Abruzzi. C’è la prima fabbrica del ghiaccio o una della prime, fenomeno di cui abbiamo parlato anche sull’AquilaBlog grazie alle vicende del birrificio Aquila. C’è il cotonificio Tobler, stabile tuttora esistente a San Sisto. Ancora, troviamo il camposanto e il Mattatoio alla Rivera, oggi il Munda, ma anche i progetti rimasti tali, come il mercato coperto che sarebbe dovuto sorgere al posto delle “vecchie” Cancelle che davano sulla piazza che invece saranno sostituite dal palazzo delle Poste. 

E’ un viaggio storico, per immagini, nell’urbanistica della città, della città che oggi conosciamo. Perché è a cavallo tra ‘800 e ‘900 che, nel bene e nel male, si configura il centro come è oggi, se pensiamo anche, tra le altre, alla Villa Comunale, a via XX settembre e la stazione, la Fontana Luminosa e la zona del Castello, alle prime residenze moderne. Anche la testa degli aquilani sembra, leggendo il primo ‘900, simile. Nel volume di D’Antonio, infatti, si fa più volte riferimento all’idea, da parte delle classi dirigenti dell’epoca, che tutto dovesse essere fatto intorno alle due piazze principali e qualsiasi altro punto del centro fosse troppo lontano.


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