Tar ribalta il dpcm di gennaio, estetisti come i parrucchieri: possono aprire

di Redazione | 21 Febbraio 2021 @ 06:00 | LA LEGGE E LA DIFESA
estetista
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Sentenza, se vogliamo, storica quella del Tar del Lazio che darebbe il via libera all’apertura degli estetisti in zona rossa. Il ricorso di Confestetica costringe probabilmente a riscrive il Dpcm del 14 gennaio, valido fino al 5 marzo, nella parte in cui esclude gli estetisti dai «servizi alla persona» erogabili in zona rossa. 

Il Tar del Lazio si è pronunciato il 16 febbraio con la decisione numero 01862/2021. Ma andiamo con ordine. Già il Dpcm del 3 novembre escludeva gli estetisti dai cosiddetti servizi alla persone erogabili in zona rossa.

Confestetica, in rappresentanza di ben 21 mila iscritti e più di 35mila centri, presenta un’istanza di accesso agli atti. In seguito agiva contro la Presidenza del consiglio dei ministri e il Ministero della Salute. Chiedeva di sapere perché i dpcm di novembre e dicembre 2020 richiamavano precedenti decreti in cui le due attività avevano ricevuto lo stesso trattamento disponendo, però, poi, la chiusura dei soli centri estetici.

Il riferimento di Confestetica è alle linee guida del 13 marzo 2020 dell’Inail, concordate insieme al Comitato tecnico scientifico (Cts) e all’Istituto superiore di sanità (Iss). Le linee guida prevedevano una serie di rigidi protocolli per la riapertura di estetisti e parrucchieri, protocolli uguali per le due categorie. Due attività che, peraltro, hanno lo stesso codice Ateco. 

Gli avvocati della Presidenza del Consiglio e del ministero sottolineavano invece che le due attività lavorative non sono del tutto sovrapponibili e che, in ogni caso, i precedenti riferimenti non erano più validi.

Cosa dice il Tar

Secondo il Tar l’attività di estetista – ricorda – è disciplinata dalla legge 4 gennaio 1990 numero 1, quella di acconciatore dalla legge 17 agosto 2005 numero 174, ma «esiste – si legge nella sentenza – un segmento di attività, quello che ricomprende il manicure e pedicure estetico che è riconducibile in modo specifico all’attività di estetista, ma può essere espletato anche dall’acconciatore». Il Tar, con la sua pronuncia del 16 febbraio,  annulla quanto stabilito dall’ultimo Dpcm punendo la discriminazione tra settori che costituiscono i Servizi alla persona. I centri estetici, ribadisce la sentenza, sono sicuri e vengono citate le linee guida stabilite da INAIL e dal CTS lo scorso 13 maggio nelle quali, di contro alle scelte poi attuate nei DPCM, si stabiliva che “l’estetista lavora in ambienti generalmente singoli e separati (cabine) e le prestazioni tipiche comprendono già misure di prevenzione del rischio da agenti biologici alle quali ci si deve attenere rigorosamente nello svolgimento della normale attività professionale”.


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