Il Tar conferma, il medico non vaccinato deve essere sospeso dal servizio

di Redazione | 18 Gennaio 2022 @ 19:52 | LA LEGGE E LA DIFESA
Tar medico non vaccinato
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Con Sentenza n. 333 del 10 novembre 2021, il TAR del Friuli Venezia Giulia ha confermato la legittimità (nonché obbligatorietà) della sospensione dal servizio del medico che abbia violato l’obbligo di vaccinazione contro il covid19. Il Tribunale ha rigettato il ricorso presentato da un medico che aveva impugnato il provvedimento della propria azienda sanitaria. Il medico era stato sospeso per non essersi vaccinato. Il ricorso puntava su diversi elementi, il carattere sperimentale dei vaccini, la violazione del procedimento disciplinare previsto per i medici, e la violazione di alcune norme di carattere nazionale e sovranazionale. 

In particolare, sul  primo motivo di ricorso il Tar ha disposto che «non è condivisibile, perché parte dall’erronea premessa secondo cui i vaccini attualmente disponibili si troverebbero ancora in fase di sperimentazione. I quattro prodotti ad oggi utilizzati nella campagna vaccinale sono stati invece regolarmente autorizzati dalla Commissione (…). Si tratta di un’autorizzazione che può essere rilasciata anche in assenza di dati clinici completi, “a condizione che i benefici derivanti dalla disponibilità immediata sul mercato del medicinale in questione superino il rischio dovuto al fatto che sono tuttora necessari dati supplementari”. Il carattere condizionato dell’autorizzazione non incide sui profili di sicurezza del farmaco (…), né comporta che la stessa debba essere considerata un minus dal punto di vista del valore giuridico, ma impone unicamente al titolare di “completare gli studi in corso o a condurre nuovi studi al fine di confermare che il rapporto rischio/beneficio è favorevole”. Quanto poi all’inidoneità a prevenire il contagio, trattasi parimenti di affermazione erronea e smentita dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità» 

Il Tribunale ha poi ricordato che «tutti i diritti e le libertà individuali trovano un limite nell’adempimento dei doveri solidaristici, imposti a ciascuno per il bene della comunità cui appartiene (art. 2 della Cost.). L’obbligo vaccinale garantisce che il diritto al lavoro del singolo si eserciti nel rispetto dell’interesse alla tutela della salute collettiva. L’ingiustificato inadempimento dell’obbligo, peraltro, ha effetto meramente sospensivo (“fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021”) rispetto allo svolgimento di determinate tipologie di prestazioni (quelle per cui vi sarebbe il rischio di diffusione del virus) e non compromette in via definitiva il rapporto lavorativo del sanitario dipendente».


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