Il sottosegretario Sisto a L’Aquila: “Nel processo mediatico non c’è difesa né appello”

di Alessio Ludovici | 11 Dicembre 2021 @ 06:01 | POLITICA
"Nel processo mediatico non c’è difesa né appello"
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – “Nel processo mediatico non c’è difesa né appello”. Parole del sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, a L’Aquila l’altro ieri per la presentazione del  volume di Giuseppe Placidi, Quella notte che durò una settimana. Il diario di un complicato momento di vita aquilana. Volume curato da Massimo Pasqualone e con i contributi di Gianni Anastasio e  Marcello Verderosa. E’ stata anche l’occasione per ritessere le fila del racconto di quell’ultimo periodo della Dc aquilana di cui la vicenda giudiziaria di Placidi è snodo ed epilogo beffardo. 

Assolto molto anni dopo, la vicenda di Placidi fa ancora discutere in un paese tuttora dilaniato tra giustizialismo e garantismo. Notevole in tal senso il contributo portato all’incontro, moderato da Angelo De Nicola, proprio dal sottosegretario  Sisto che si è soffermato sulle novità della riforma della giustizia e più in generale sulle storture e necessità del sistema giudiziario e mediatico. “Il processo mediatico è un treno che corre veloce, l’accertamento delle responsabilità è un calesse”. “Una notizia sbagliata inizialmente, diventa una notizia vera e spesso basta la notizia criminis, l’informazione di garanzia, la foto associata ai quei due elementi, per trasformare in un condannato una persona”. 

L’incontro è stato l’occasione per ripercorrere con la memoria quegli anni. In sala tanta vecchia Dc e amministratori dell’epoca ma anche di oggi. Tra questi proprio Gianni Anastasio, all’epoca nel Pds, divenuto nel tempo amico di Placidi. “Rimasi sorpreso che quando Peppe mi ha chiesto di dare un contributo. All’epoca dei fatti non ci conoscevamo e forse non ero in grado di capire. Poi ci siamo conosciuti meglio, siamo stati consiglieri provinciali insieme. E’ nata una bella amicizia e ho saputo veramente cosa era accaduto nel 1993. Ero già sindaco e un brivido mi ha attraversato la schiena sapendo da lui cosa era successo. Chi fa il sindaco – spiega Anastasio – mette in conto la possibilità di ricevere un avviso di garanzia o più di uno, ma quello che è successo a Placidi è una cosa diversa. E’ stato arrestato ed è uscito in manette dal palazzo di città del Comune dell’Aquila. Si è trattato di un errore giudiziario per il quale non ha pagato nessuno, ma il danno che è stato fatto è incalcolabile”. Si trattava di un abuso di ufficio per un atto della giunta precedente che tra le altre cose, è stato specificato, non è stata mai ascoltata. 

Si arriva quindi ai due protagonisti di quella vicenda. L’ultimo sindaco e l’ultimo segretario del comitato comunale della Democrazia Cristiana, Giuseppe Placidi e Marcello Verderosa che non deludono le aspettative dei tanti presenti, attenti come rare volte succede. Verderosa ripercorre con lucidità e coraggio quelle vicende. “Perché si dimise la Baldoni?” è la domanda da cui inizia il ragionamento. Il segreto se l’è portato con lei spiega Verderosa, che immagina però il motivo, ossia il clima giustizialista che spirava nel paese e in città. Dopo la Baldoni ci fu una terna di papabili, Arduini, De Rubeis e Placidi appunto. Arduini si sfilò, toccò quindi a Placidi che aveva la maggioranza del gruppo consiliare. Tra i meno convinti proprio Verderosa che pure con Placidi aveva condiviso tutto il percorso nella corrente di Luciano Fabiani, fuoriuscito intanto dalla Dc. “Alla prima buccia ti arrestano” racconta di aver detto Verderosa a Placidi. E ci aveva visto bene. Uno shock quel periodo per lo stesso Verderosa travolto dalla fine della Dc. Di lì a poco Centi sarebbe diventato il primo sindaco del centrosinistra.  E’ quindi Placidi ad intervenire. C’è rabbia per un evento che inevitabilmente ti segna e per anni di vita che nessuno ti ridarà: “Ho perdonato, ma non posso dimenticare”.

L’idea del libro già c’era, a convincerlo a finirlo è stata proprio quella gogna mediatica che a distanza di anni, in una piccola città, si fa ancora sentire. Così, spiega, quando ha sentito che qualcuno tirava in ballo quella vicenda al momento della recente elezioni di Placidi alla presidenza, a titolo gratuito, dell’Università della Terza età, il sindaco e l’uomo Placidi hanno deciso di raccontare la loro versione dei fatti. E’ l’epilogo della Dc aquilana, l’inizio, anche nel capoluogo abruzzese, della seconda Repubblica, con risultati tutti da verificare.


Print Friendly and PDF

TAGS