Il sogno di papa Francesco: protagonisti i territori nella conversione pastorale

L’Arcidiocesi di L’Aquila, inizia il suo cammino di preparazione al Sinodo 

di don Daniele Pinton | 17 Luglio 2021 @ 06:00 | CREDERE OGGI
papa francesco
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L’AQUILA –  Anche l’Arcidiocesi di L’Aquila, a seguito del via dato al primo Sinodo per la Chiesa italiana, si prepara a questo momento ecclesiale, che partirà dall’ascolto ‘dal basso’, parrocchia per parrocchia, per mettersi in ascolto di tutto il popolo di Dio, su quelle che sono le criticità ma anche le ricchezze del cammino di fede, per un’autentica conversione pastorale che metta al primo posto il Vangelo.

Il Cardinale Arcivescovo Giuseppe Petrocchi, il 15 giugno 2021, ha radunato nel salone parrocchiale di S. Francesco d’Assisi in Pettino gli ‘stati generali’ dell’Arcidiocesi, composti dai responsabili degli uffici diocesani e dai vicari foranei, ha illustrato in modo sintetico l’iniziativa, di Papa Francesco e dei Vescovi italiani, di indire un Sinodo della Chiesa italiana, per il quale saranno più chiare le linee da seguire, attraverso l’Instrumentum laboris, in fase di redazione. 

Il primo Sinodo per la Chiesa italiana, andrà di pari passo con la XVI Assemblea Generale Ordinaria dei sinodo dei Vescovi, sul tema: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”, per il quale il 24 aprile 2021, Papa Francesco ha approvato un nuovo itinerario sinodale, che come per quello della Chiesa italiana, si svolgerà con inedite modalità per il cammino verso l’Assise sinodale, articolato di tre fasi, che svolgendosi tra l’ottobre 2021 e l’ottobre 2023, vedrà una prima fase diocesana, e poi una fase continentale, per poi giungere alla terza fase della Chiesa Universale. 

L’articolazione delle differenti fasi del processo sinodale renderà così possibile l’ascolto reale del Popolo di Dio e si garantirà la partecipazione di tutti al processo sinodale (…). L’obiettivo di questa fase è la consultazione del Popolo di Dio (cfr. Episcopalis Communio, 5,2) affinché il processo sinodale si realizzi nell’ascolto della totalità dei battezzati, soggetto del sensus fidei infallibile in credendo.

In preparazione a questo momento ecclesiale per la Chiesa italiana e per quella universale, il cardinale Petrocchi, tenendo conto del fatto che la prima fase del Sinodo della Chiesa universale, avrà il suo inizio in nella fase diocesana, domenica 17 ottobre 2021, ma anche della mozione votata dai Vescovi Italiani alla fine di maggio 2021, ha deciso di istituire un Comitato sinodale provvisorio, che inizierà i lavori nel mese di ottobre 2021, per il quale il Porporato ha chiesto ai vicari foranei di indicare due nominativi per Vicaria, di persone impegnate nei vari ambiti della pastorale parrocchiale o vicariale, dopo avere consultato i parroci dell’Arcidiocesi.

I vescovi italiani danno avvio, con questa Assemblea, al cammino sinodale secondo quanto indicato da papa Francesco e proposto in una prima bozza della Carta d’intenti presentata al Santo Padre. 

E’ questa la mozione votata durante la 74ª Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, che si è tenuta a Roma, dal 24 al 27 maggio 2021.

Al Consiglio permanente della CEI, il compito di costituire un gruppo di lavoro per armonizzarne temi, tempi di sviluppo e forme, di un dibattito durato sei anni, aperto proprio da papa Francesco a al Convegno Ecclesiale di Firenze, dove parlando di una esperienza sinodale, ha detto: «Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti».

E nel silenzioso cammino della Chiesa italiana, tutto è rimasto sotto traccia, fino a quando,  aprendo la 73ª Assemblea generale della CEI, il 20 maggio 2019, il Papa, ha indicato il cammino sinodale alla Chiesa italiana, parlando ai vescovi. In seguito, a causa dell’esperienza della pandemia, che per alcuni versi ha messo realmente in crisi il sistema pastorale delle nostre parrocchie e diocesi, il messaggio papale per un cammino sinodale, si è messo in pausa, fino all’incontro di  papa Francesco con l’Ufficio catechistico nazionale, avvenuto in Vaticano il 30 gennaio 2021, dove il Pontefice ha chiesto di «incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi», che non sia pensato  come un grande evento o un raduno di delegati chiamati a dare soluzioni ai problemi attuali della Chiesa italiana o a votare proposizioni, ma bensì un cammino diffuso che veda come protagonisti tutti i territori delle 226 diocesi e delle più di venticinquemila parrocchie, fatte di persone, di volti, di problemi ma soprattutto di testimonianza quotidiana del vangelo.

A seguito di quell’esortazione ad iniziare un cammino sinodale, la presidenza della Conferenza episcopale italiana, il 27 febbraio 2021, nell’udienza dove erano presenti il cardinale presidente Gualtiero Bassetti, il segretario generale il vescovo Stefano Russo e i tre vice presidenti della CEI, ha consegnato al Papa una proposta, che vuole partire dall’esperienza del Convegno Ecclesiale di Firenze del 2015, quando era stato proprio papa Francesco ad esortare un’esperienza sinodale che partisse dall’approfondimento dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium. 

Un sinodo chiamato ad affrontare, quindi, varie problematiche sintetizzate da papa Francesco con la conversione pastorale, che necessita di vere riforme che passano dalla fraternità solidale e dalla formazione ecclesiale.

Per poter comprendere l’esigenza di un sinodo per la Chiesa che vive in Italia, è importante andare indietro, prima ancora del Convegno di Firenze, al lontano 2006, quando la Chiesa italiana si ritrovò a Verona, per aiutare le comunità ecclesiali a una vera rigenerazione che porti nuovo slancio alla testimonianza del Vangelo, attraverso la liturgia, la famiglia, i giovani, la carità, la povertà, il lavoro e la fragilità sempre più concreta, dopo l’esperienza della pandemia che da quasi due anni, sta colpendo l’umanità.

Ma per esplicita richiesta del Papa, questo sinodo, il primo per la Chiesa italiana, porrà al centro l’ascolto, dal basso, dall’ultima parrocchia della penisola, con le sue problematiche, ma anche con le sue grandi ricchezze.

L’inizio di questo immenso lavoro per le comunità cristiane, è previsto con il nuovo anno pastorale, e le conclusioni del sinodo sono previste per il Giubileo del 2025.

Al momento si resta in attesa che arrivi l’Instrumentum laboris, che sarà un documento con linee direttrici per il lavoro dalla base delle comunità cristiane, che vedrà anche il confronto con il mondo dell’associazionismo cattolico,  con le famiglie religiose, e con tutte le realtà dell’universo cattolico, in una fase preparatoria che approderà al massimo impegno, previsto dal 2023 al 2024, con una conclusione che sarà una vera e propria verifica del lavoro svolto, da considerarsi come una grande occasione ecclesiale che unirà il Paese. 

Certamente, in questo impegno nazionale, ci sarà da tenere conto anche l’incognita del covid-19, che ha messo in difficoltà le comunità cristiane sia a livello di diocesi sia di parrocchie. 


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