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Il segno francescano a L’Aquila

GIUBILEO FRANCESCANO2
Nel Giubileo per l’ottavo centenario della Pasqua di San Francesco, la famiglia francescana dell’Aquila ha piantato mandorli in diversi luoghi della città come simbolo di speranza, pace e custodia del creato.

Uno dei segni scelto dalla famiglia francescana nella nostra città di L’Aquila – in questo ottavo centenario della Pasqua di san Francesco d’Assisi (1226-2026) – è stato la piantumazione dell’albero del mandorlo, primo a fiorire durante la stagione primaverile, segno della provvidenza divina nelle sante Scritture, e pianta che è molto diffusa nel territorio aquilano; le parole del Profeta lo ricordano: «Vedo un ramo di mandorlo. Hai visto bene, perché io vigilo sulla mia parola per realizzarla» (Ger 1,11-13).

Tale gesto si inserisce nelle varie iniziative che i Francescani della Arcidiocesi – Frati del Primo Ordine, Sorelle Povere di Santa Chiara e Ordine Francescano Secolare – stanno portando avanti in questo anno giubilare: incontri di preghiera, momenti di fraternità e condivisione, proposte formative, convegni e giornate di studio, pellegrinaggi, opere di carità.

Il due maggio scorso è stato piantumato un giovane mandorlo ai piedi del colle di San Giuliano, nel contesto della rifatta villa comunale lì dove inizia il sentiero che conduce a Madonna Fore, alla presenza dei fedeli che dalle parrocchie della forania di Pettino si sono recati in pellegrinaggio al convento della prima Osservanza francescana. Altri mandorli sono stati collocati: nella villetta antistante la parrocchia francescana di San Pio X al Torrione, nel giardino adiacente la chiesa del monastero delle Clarisse a Paganica, davanti alla parrocchia di San Francesco a Pettino, sulla collinetta che custodisce la statua della Madonna Immacolata a fianco al convento dei Cappuccini di Santa Chiara a Borgo Rivera.

L’iniziativa assume anche un importante valore ecologico e spirituale: essa ha arricchito la Città di nuovi alberi, fondamentali per la vita, e ha costituito un segno di sobrietà e di condivisione; tutto vissuto nell’ottica della cura.

La memoria di san Francesco, incarnata nella semplicità di azioni fraterne, genera anche oggi, nel contesto urbano, interrogativi importanti; in termini di: fede, pace, comunità, generatività, sobrietà, prossimità nel bene, contagio di gioia, progettualità condivisa, lungimiranza.

Il defunto Vescovo di Roma Francesco scriveva – nel 2015 – dell’Assisiate come di quella persona di buona volontà che «si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste» (Laudato si’ 11); ed esortava ciascun cristiano a compiere la propria vocazione e missione nel bene: «Camminiamo cantando! Che le nostre lotte e la nostra preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza» (Laudato si’ 244).

Lodiamo, dunque, anche noi la Trinità, con le stesse espressioni sanfrancescane: «Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose. Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo, Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra. Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi, Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero. Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza, Tu sei umiltà, Tu sei pazienza, Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine, Tu sei sicurezza, Tu sei quiete. Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza, Tu sei giustizia, Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza. Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine. Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore, Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio. Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità. Tu sei tutta la nostra dolcezza, Tu sei la nostra vita eterna

grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore» (Lodi di Dio Altissimo, Fonti Francescane 261); e proseguiamo il nostro quotidiano pellegrinaggio, accompagnati dalla certezza: «Dio, che ci chiama alla dedizione generosa e a dare tutto, ci offre le forze e la luce di cui abbiamo bisogno per andare avanti. Nel cuore di questo mondo rimane sempre presente il Signore della vita che ci ama tanto. Egli non ci abbandona, non ci lascia soli, perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade. A Lui sia lode!» (Laudato si’ 245).