Come riportato dal Sole24Ore, un tesoretto di oltre 38 miliardi di euro, di cui circa una trentina finanziati dalla politica di coesione dell’Unione europea: sono le risorse che le regioni e alcuni ministeri dovranno spendere entro il 2023 per realizzare progetti e iniziative per i quali sono già stati impegnati.

Sono i finanziamenti del Programmi operativi regionali (Por) e nazionali (Pon), coperti in buona parte dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e dal Fondo sociale europeo (Fse) per il periodo 2014-2020.

I programmi che hanno superato la soglia del 40% nella certificazione delle spese rispetto alla dotazione complessiva dei fondi sono cinque, con in testa il Por Piemonte del Fondo sociale che sfiora il 50 per cento. 

Per Marche, Abruzzo e Umbria, nelle posizioni a ridosso delle ultime, occorre precisare che le dotazioni complessive sono state sensibilmente aumentate a programmazione in corso, con un capitolo (asse, nel gergo tecnico) riservato alla ricostruzione post-terremoto. Lo stesso discorso vale per il Lazio che tuttavia può vantare percentuali di spesa maggiori. Per queste risorse – precisano la Regione Marche e la Commissione europea – non c’è alcun obbligo di spesa prima della fine del 2020 e quindi vanno escluse dal calcolo di fine 2019. In ogni caso, tutte e quattro le regioni hanno raggiunto i target N+3 e dunque non perdono risorse.

Grazie alla regola conosciuta come N+3, che consente di utilizzare i fondi entro tre anni dall’impegno a bilancio, le spese potranno essere certificate alla Commissione europea entro la fine del 2023. Si tratta di 9,5 miliardi all’anno, una cifra imponente se confrontata con i 15,2 miliardi spesi dal 2014 a oggi.

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