Il professore Massimo Casacchia in ricordo del prezioso collega Roberto Pirro

di Redazione | 09 Gennaio 2022 @ 01:27 | RACCONTANDO
Massimo Casacchia
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L’AQUILA – Riceviamo e pubblichiamo dal professore Massimo Casacchia un ricordo del compianto neurologo Roberto Pirro.

Abbiamo salutato per il suo ultimo viaggio Roberto, Roberto Pirro, nella chiesa delle Anime Sante, in una mattinata fredda e luminosa.

Con Roberto non se ne va solo un amico, un professionista rispettato ed un collega prezioso, ma con lui scompaiono anche i ricordi, la memoria di tanti episodi che riguardano la storia della psichiatria aquilana di cui lui era depositario.

L’incontro con Roberto Pirro risale a più di 45 anni fa, nel 1977, quando cominciai a frequentare la città dell’Aquila e il libero Istituto di Medicina e Chirurgia per un incarico di insegnamento della disciplina “Psichiatria”, allora insegnamento complementare nel Corso di Laurea.

In quel tempo, dirigeva la Clinica Neurologia il professore Agnoli della scuola genovese, che aprì la strada ad altri Colleghi che decisero proseguire la carriera universitaria a L’Aquila, tra cui il sottoscritto.

Allora il professore Agnoli, persona di estremo ingegno, rispettato e anche temuto, aveva creato un gruppo misto tra suoi stretti collaboratori che lo accompagnavano da Roma e altri colleghi aquilani, neurologi e psichiatri, tra cui Roberto Pirro.

A volte eravamo tutti invitati a pranzo a casa Pirro, con grande piacere, anche perché la bravura della moglie Ileana in cucina, oltre che nel campo dell’architettura, aveva oltrepassato i confini abruzzesi sconfinando nel territorio romano.

Avevo subito capito la stima e l’ammirazione che Roberto aveva per questo personaggio brillante e conoscitore degli uomini e, parallelamente, il Prof Agnoli, che si rapportava spesso con lui in modo scherzoso, faceva trapelare una sottile ammirazione per una persona che appariva più adulta e matura, “social” ante litteram, e ben inserita nella società aquilana.

Ho avuto la fortuna di avere a mio fianco Roberto per 30 anni nella conduzione nella Clinica Psichiatrica universitaria a Collemaggio e poi nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura a Direzione Universitaria presso l’Ospedale di san Salvatore, fino alla nuova sede a Coppito.

Ho sempre ammirato la sua particolare autorevolezza riconosciuta dal personale infermieristico e dagli stessi medici e colleghi. Tutti i colleghi e gli specializzandi riconoscono di aver imparato molto da lui per la loro formazione e crescita professionale.

Svolgeva un ruolo rassicurante con il suo camice sempre stirato e perfettamente abbottonato, come se indossasse ogni mattina prima della visita un vestito buono per un incontro importante.

La sua ammirazione per la psichiatria tedesca e, in particolare, per lo psicopatologo e filosofo Karl Jasper ha favorito la sua formazione di clinico disponibile all’ascolto, partecipe della sofferenza delle persone, ingrediente fondamentale per instaurare un autentico rapporto medico-persona con problemi.

E’ sempre stato molto curioso e interessato all’evoluzione della psichiatria, alle neuroscienze e allo studio del cervello. Comprava molti libri sull’argomento che leggeva in modo appassionato. Confessava però il suo timore che la tecnologia sofisticata potesse diventare dominante con il rischio di rendere succube l’uomo, che non sarebbe stato in grado di controllare le macchine da lui stesso prodotte.

Alla fine della sua carriera divenne primario con un riconoscimento del tutto legittimo, ma tardivo, ritardo che lo amareggiò non poco.

Periodicamente negli ultimi anni ho avuto modo di incontrarlo e bastava uno sguardo per rinnovare, anche con il silenzio, i ricordi comuni. Recentemente si era condivisa la opportunità di rievocare e fare rivivere la storia della psichiatria aquilana, cui lui aveva molto contribuito, storia da scrivere insieme agli altri colleghi protagonisti della psichiatria post-manicomiale.

Mi diceva che non visitare più, ma era sempre disponibile a rispondere alle persone che gli chiedevano un consiglio e lui si dilungava per telefono all’ascolto delle sofferenze espresse da persone che, ancora a distanza di anni, lo percepivano come un porto sicuro cui affidarsi nei momenti di bisogno.

Grazie Roberto da parte non solo mia, ma di moltissimi che vorrebbero ringraziarti!


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