Il Pil italiano cala del 12,8%. Gualtieri: atteso forte rimbalzo

di Redazione | 01 Settembre 2020 @ 14:06 | POLITICA
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Nel secondo trimestre di quest’anno, come conseguenza della crisi scatenata dall’emergenza Covid, l’Italia ha subito un calo del prodotto interno lordo del 12,8% rispetto al trimestre precedente e del 17,7% rispetto a un anno prima. Per quanto ancora provvisori, i dati confermano che l’Italia è ormai in recessione visto che si tratta a questo punto della terza contrazione consecutiva dei conti trimestrali. Ma il peggio potrebbe esser passato: il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, infatti, forte anche di numeri sulle entrate molto migliori del previsto, rassicura e si dice convinto che nel terzo trimestre ci sarà “un forte rimbalzo” dell’economia. In effetti i dati provvisori acquisiti dal Mef al 20 agosto registrano un rialzo del 9% delle entrate versate dai contribuenti con il modello F24 rispetto allo stesso mese del 2019, sostenuto dal buon andamento dell’Irpef e dell’Ires versate in autoliquidazione. La contrazione del Pil del periodo aprile-giugno 2020 ha costretto l’Istat a rivedere al ribasso le stime preliminari che avevano anticipato una contrazione congiunturale e una tendenziale rispettivamente del 12,4% 17,3%. L’Istat parla di una “portata eccezionale della diminuzione del Pil nel secondo trimestre per gli effetti economici dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate” e spiega che a trascinare la caduta dell’economica è stata soprattutto la domanda interna, con un apporto particolarmente negativo dei consumi privati e contributi negativi rilevanti di investimenti e variazione delle scorte. 

Anche la domanda estera ha fornito un contributo negativo, per la riduzione delle esportazioni più decisa di quella delle importazioni. In particolare, rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in diminuzione, con cali dell’8,7% per i consumi finali nazionali e del 14,9% per gli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono diminuite, rispettivamente, del 20,5% e del 26,4%. La contrazione dell’attività produttiva si è accompagnata a una marcata riduzione dell’input di lavoro in termini di unità lavorative annue e ore lavorate, mentre le posizioni lavorative hanno subito un calo meno marcato. Ad esser colpiti sono tutti i principali comparti dell’economia, con cali congiunturali per il valore aggiunto di agricolturaindustria e servizi diminuiti, rispettivamente, del 3,7%, del 20,2% e dell’11%. A questo punto la variazione del Pil acquisita per il 2020 è pari a -14,7%, con il Paese che oramai non rialza più la testa da un anno: l’ultima volta che l’Istat aveva certificato una crescita, per altro molto debole (+0,1%), era stato infatti nel secondo trimestre 2019. Da allora, dopo una crescita congiunturale pari a zero nel trimestre successivo, c’è stato un susseguirsi di segni meno con un -0,2% nell’ultimo trimestre del 2019 e un -5,5% nei primi tre mesi del 2020. Nel confronto internazionale l’Italia tuttavia, anche se fa peggio di Germania (- 9,7% a livello congiunturale) e della media di Eurolandia (-12,1%), si rivela però in una situazione meno critica della vicina Francia, il cui Pil nel secondo trimestre ha segnato un calo del 13,8% sui tre mesi precedenti e di addirittura il 19% rispetto a un anno prima. 


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