Il natale sulle tavole abruzzesi: tra i 5 dolci che non possono mancare c’è anche il preferito di Gabriele d’Annunzio

“È tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè"

di Cristina D'Armi | 24 Dicembre 2020 @ 07:00 | LIFESTYLE
Il natale sulle tavole abruzzesi
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L’AQUILA – Il natale sulle tavole abruzzesi. Mancano pochi giorni al natele e le cucine delle nonne abruzzesi cominciano a sporcarsi di farina cioccolato e uova. L’Abruzzo, si sa, è una regione ricca di cultura non solo storica ma anche culinaria. Accanto ai tradizionali panettone e pandoro, Laquilablog vi propone alcuni dei dolci natalizi più noti nella nostra regione.

Parrozzo

è un dolce tipico abruzzese, originario di Pescara. In origine, Pan Rozzo fu preparato per la prima volta nel 1920 da Luigi D’Amico che, ispirato dalle forme e dai colori di un Pane Rozzo, riprodusse il giallo del granoturco con quello delle uova (alle quali aggiunse la farina di mandorle) e lo scuro colore dato dalla bruciatura della crosta del pane cotto nel forno, con la copertura di cioccolato. La prima persona alla quale Luigi D’Amico fece assaggiare il parrozzo fu Gabriele d’Annunzio che scrisse un madrigale

“È tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c’avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce… e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce”

Torrone

tenero al cioccolato aquilano, anche noto come torrone Nurzia, è una particolare varietà di torrone caratterizzato dalla presenza di cacao, nocciole, miele e vaniglia. Su proposta della Regione Abruzzo, è stato inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali (P.A.T.). Ma le origini di questo dolce provengono da molto lontano. Il torrone sarebbe quindi una variazione della famosa “cubbaita” o “giuggiolena”, dolce arabo fatto di miele e sesamo.

Caggionetti

hanno origine nel teramano ma ormai sono diffusi in tutto l’Abruzzo, con un diverso ripieno che varia da città a città. Hanno la forma dei ravioli ed al loro interno c’è un dolce ripieno: nel Chietino sono a base di ceci, a L’Aquila vengono preparati con le mandorle mentre a Teramo, gli originali, sono ripieni di crema di castagne.

Mustaccioli

Nonostante questi dolci si trovino sulla maggior parte delle tavole abruzzesi durante le feste natalizie, in realtà sono originari di Napoli e vengono preparati con il mosto cotto, la farina, il miele, le mandorle, il cacao e un di glassa al cioccolato. Secondo alcuni i mostaccioli abruzzesi sono quelli più vicini alla ricetta originaria.

Sfogliatelle

vengono preparati soprattutto nella Valle Peligna, in particolare a Lama dei Peligni. Rispetto alla variante originale Napoletana vi sono due differenze: la sfogliatella abruzzese appare più morbida con gli strati di sfoglia più sottili. In secondo luogo il ripieno è differente: non contiene creme ed in questo modo la sfogliatella abruzzese si conserva più a lungo, mantenendo la sua fragranza anche per 7-10 giorni.

Bocconotti

le origini di questo dolce risalgono al 700 quando una domestica, per omaggiare il suo padrone goloso di caffè e cioccolato appena importati, inventò un dolce che ricordava la tazzina di caffè: realizzò l’esterno con la pasta frolla e lo riempì con caffè e cioccolato liquidi. Dopo la prima cottura decise di addensarlo con mandorle e tuorli d’uova e di ricoprire la “tazzina” con un coperchio che a cottura ultimata spolverò di zucchero a velo. La donna improvvisò il nome del dolce in “Bocconotto” poiché che si mangiava in un boccone.

Pepatelli

Come si deduce dal nome, l’ingrediente principale è il pepe.  Appartengono alla tradizione dei dolci natalizi tipici della provincia di Teramo. Tra gli ingredienti per la loro preparazione troviamo miele, cacao (non sempre) mandorle, buccia grattugiata delle arance, farina e pepe, appunto.

Riscoperta mentre eravamo chiusi in casa, sembra che la cucina vedrà riconfermata la propria centralità anche nei giorni di lockdown nazionale durante le feste Natalizie.


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