Il monogramma del nome di Gesù

di Fra Piero Sirianni | 22 Marzo 2023 @ 06:00 | CREDERE OGGI
Monogramma del nome di gesù
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Il monogramma del nome di Gesù ci indica, utilizzando poche sillabe, la fonte della salvezza di tutto il genere umano; IHS: Iesus hominum Salvator. Vogliamo meditare sulla sua origine – teologica e storica –, sulla sua diffusione anche grazie alla predicazione dei due francescani cari alla città di L’Aquila: Bernardino e Giovanni da Capestrano, sul significato del nome di Dio nell’oggi della storia, e sulla sua rilevanza rispetto alle tendenze antropologiche attuali. Le nostre riflessioni partono dalla nuova immagine che i frati custodi della basilica di san Bernardino hanno proposto alla venerazione dei fedeli lo scorso anno, opera realizzata da Franco Di Virgilio, che riproduce fedelmente la tavola con il SS. Nome di Gesù usata da san Giovanni da Capestrano e conservata presso il convento francescano di San Giuliano.

Paolo di Tarso esortava, in uno dei suoi più noti inni cristologici, ad assumere i medesimi sentimenti del Signore nostro Gesù Cristo, il quale offrì la propria vita per amore al Padre e a ogni persona umana e «per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre» (Fil 2,9-11). Nel nome di Gesù c’è salvezza! San Bernardino da Siena lo predicava nelle piazze davanti a tanti fedeli: «Il nome di Gesù è la luce dei predicatori perché illumina di splendore l’annunzio e l’ascolto della sua parola. Donde credi si sia diffusa in tutto il mondo una luce di fede così grande, repentina e ardente, se non perché fu predicato Gesù? […] Perciò si deve annunziare questo nome perché risplenda, non tenerlo nascosto. E tuttavia nella predicazione non lo si deve proclamare con un cuore vile o con una bocca profanata, ma lo si deve custodire e diffondere come da un vaso prezioso» (Discorso 49. Sul glorioso nome di Gesù Cristo). Le iniziali del nome del Signore – il trigramma – venivano dipinte o scolpite su tavole, circondate da dodici raggi di sole, ed esposte sull’altare durante la celebrazione eucaristica o la predicazione.

Nel Vangelo Gesù interroga i propri discepoli in merito alla sua vera identità, la quale è conosciuta anche dai demoni: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!» (Mc 5,7); Egli chiede ai suoi: «La gente, chi dice che io sia?» (Mc 8,27), e Pietro – animato dallo Spirito – emette la professione di fede: «Tu sei il Cristo» (Mc 8,29). La conoscenza di Dio – sempre esperienziale – è il fondamento della fede cristiana; il salmista dice, infatti: «Lo libererò, perché a me si è legato, lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome» (Sal 91/90).

Bernardino da Siena e Giovanni da Capestrano, nella loro predicazione, hanno contribuito enormemente alla diffusione della devozione al nome di Gesù. La tradizione è rimasta a L’Aquila: passeggiando per le vie della città, si incontra spesso il santo monogramma scolpito anche sui portali dei palazzi e inciso su mattonelle e maioliche; l’arte e l’immagine richiamano subito alla mente e al cuore dell’osservatore l’esclamazione – ricca di stupore e di fede – dell’uomo giusto e pio Simeone: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele» (Lc 2,29-32).

Questa tipologia di predicazione della Parola di Dio custodì e alimentò la fede di tanti popoli in Occidente; nei secoli XVII e XVIII, invece, essa si concentrò maggiormente sulla Passione e Croce del Signore Gesù – l’arte raffigurante i santi Cappuccini che meditano sul Crocifisso e sulla propria morte, per esempio, ne è una conferma.

Ci chiediamo: come può essere tradotto il nome di Dio oggi? Come può meglio raggiungere il cuore di molti? Come può farci interrogare sul mistero della vita e della morte? Possiamo annunciarlo secondo le categorie dell’amore, della comunione, della sinodalità; infatti, solo sforzandoci di camminare insieme, raggiungiamo la pienezza della nostra umanità, donandoci gli uni agli altri nel bene.

Rispetto ai like inseguiti suoi social, il monogramma santo Iesu hominum Salvator ci ricorda che «chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?» (Mc 8,35-37).

Rechiamoci nella basilica di san Bernardino e sostiamo in meditazione davanti a questa nuova immagine del Di Virgilio; e lasciamo che il Sole della verità illumini la nostra vita e i nostri passi quotidiani.


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