Il ministro Sangiuliano a Pescasseroli per il Premio Benedetto Croce: “Voglio essere accanto al premio”

di Fausto D'Addario | 29 Luglio 2023 @ 06:00 | CULTURA
Sangiuliano premio benedetto croce
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PESCASSEROLI – Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha inaugurato a Pescasseroli la diciottesima edizione del Premio Nazionale di Cultura Benedetto Croce venerdì 28 luglio alle ore 11, nella sala del cinema Ettore Scola. È il compimento di un percorso che si svolge lungo tutto l’anno, in diversi luoghi d’Abruzzo e nelle aule delle scuole, dove studenti e insegnanti leggono ed esprimono il loro giudizio sui libri selezionati, che sono stati poi presentati ai membri della giuria. “Il Premio Croce è un percorso storico” – ha affermato il sindaco di Pescasseroli Giuseppe Sipari, introducendo l’incontro – “È un vero percorso culturale, itinerante, che ha toccato più città e che ha coinvolto decine di popolazioni studentesche”, facendosi “ottimo strumento di veicolo della lettura” per i giovani. Dunque “non solo un evento celebrativo”, ma un incontro che ridia importanza “all’attualità del pensiero di Croce e alla sua modernità”.

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Per il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, Croce ha “davvero ispirato generazioni di studiosi”; nonostante dal secondo Dopoguerra la sua influenza sia andata scemando, oggi la sua lezione si sta riscoprendo: “la religione della libertà è il suo principale insegnamento, a maggior ragione in tempi in cui alcune ombre oscure si ripresentano all’orizzonte”. La giuria, presieduta da Dacia Maraini, ha coinvolto tanti istituti: il premio Croce ha anche questo, la partecipazione dal basso, che è la vera medicina e l’arma contro “la disinformazione l’ignoranza e la barbarie”. Ringraziamenti poi al ministro per l’attenzione che sta dando “a questa piccola terra, che tra la fine dell’Ottocento e primi del Novecento ha dato la luce ai migliori ingegni e migliori talenti che l’Italia e l’Europa hanno potuto conoscere”, tra i quali lo stesso Benedetto Croce. “Personaggi peraltro” – ha concluso Marsilio – “ai quali stiamo intitolando i treni nuovi che stiamo acquistando”. I due nuovi elettrotreni a Lanciano sono stati intitolati a Ignazio Silone e a Gabriele D’Annunzio. “Il terzo treno verrà consegnato il 3 agosto e sarà intitolato a Benedetto Croce” e “viaggerà per l’Abruzzo e fuori dall’Abruzzo, omaggiando una delle nostre figure più nobili e più prestigiose”.

Dacia Maraini, presidente della giuria, accoglie l’appello di Marsilio, “dove c’è cultura, non ci sono armi”, in un paese, come l’Italia, “troppo disunito, troppo litigioso, troppo individualista”. La cultura può fare tutto questo, unire anche popoli tanto diversi. Emozionante il racconto di un’esperienza personale di Dacia in Vietnam, dove ha trovato “una grande quantità di studenti che imparava l’italiano”. Alla domanda “non c’è una comunità italiana, perché studiate l’italiano?”, una ragazzina ha risposto orgogliosa: “perché voi siete il paese della cultura!”. Croce sarebbe d’accordo con la piccola vietnamita; certo, anche se lui non ha frequentato molto Pescasseroli, “come tutte le persone aveva dentro di sé il ricordo del luogo della sua nascita, della sua famiglia materna”. Pescasseroli è un centro straordinario di vitalità culturale: “qui la cultura va d’accordo con la natura e noi, per esempio, siamo per difendere gli orsi, per difendere quei pochi che sono rimasti, insieme ai libri e alla lettura”. Dacia si appassiona: pur non essendo nata in Abruzzo, “ormai mi sento abruzzese: questo paese è un centro in cui mi rifugio e un posto che amo moltissimo”.  Soddisfazione anche per i temi trattati dai libri in corsa: “abbiamo un libro sulla sui piccoli paesi che stanno scomparendo”, “abbiamo un libro che parla dei rapporti con la scienza, che sono molto complicati e dialettici” e poi “abbiamo un libro bellissimo sui bambini che sono sopravvissuti ad Auschwitz”. Gli scrittori Titti Marrone, con “Se solo il mio cuore fosse pietra”, Anna Rizzo con “I paesi invisibili” ed Enrico Pedemonte con “Paura della scienza”, sono infatti i vincitori del Premio Croce.

Non potevano mancare Marta Herling, nipote di Benedetto Croce e Segretario generale dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici, peraltro fondato dallo stesso Croce ed Emma Giammattei, “una colonna del Premio”, la cui attività scientifica ha riguardato due grandi abruzzesi, prima Ennio Flaiano, quindi Benedetto Croce. La Giammattei ha ricordato come il rapporto tra Croce e Pescasseroli sia stato molto singolare. Nasce come “amore da lontano” ed egli lo spiega nel celebre discorso di Pescasseroli. Appena divenuto senatore, va a Pescasseroli. Croce, pur essendo stato in tante sue vacanze nei paraggi, se ne era tenuto alla larga fino a quel momento. Perché? Perché il paese “era legato alla memoria di sua madre” e dei suoi racconti e quindi “Pescasseroli era la favola, il sogno”. Pur avendo svolto la sua attività a Napoli e scritto La storia del Regno di Napoli, Croce alla fine affermerà: “no, io non sono napoletano, sono abruzzese”.A conclusione dell’incontro, l’atteso intervento del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, il quale ha ricordato uno dei suoi primi gesti da ministro: “la prima cosa che ho fatto è stata quella di visitare il Museo ebraico e la Sinagoga di Roma; la seconda cosa che ho fatto, sono andato in quella che fu l’abitazione di Benedetto Croce a Palazzo Filomarino a Napoli”. La fede “crociana” di Sangiuliano è nata sin da subito: da giovane studente di giurisprudenza a Napoli, racconta il ministro, passava quotidianamente davanti a palazzo Filomarino e poi da giornalista, tra le sue prime ricerche, ci fu quella sull’esperienza di Croce come subcommissario alle scuole e all’istruzione: “Uno si sarebbe aspettato chissà quale prolusione filosofica, invece Croce partì da cose molto concrete”. Rimetteva i vetri delle scuole dove erano rotti, fece rifare i tetti nelle scuole dove pioveva e si preoccupava che ogni scuola avesse servizi igienici, cosa non scontata a quei tempi.

Ma perché Croce? Sangiuliano è qui non solo perché appassionato di Croce, non solo perché è tra i massimi filosofi del Novecento, ma anche per un’altra ragione: “Scusatemi la battuta, però sono un giornalista, non posso non farla: penso che fare il Ministro della Cultura non significa frequentare qualche salotto romano, ma significa andare molto sui territori, stare a contatto con i sindaci, perché l’Italia deve avere e ha una dimensione culturale molto diffusa e molto territoriale”.  E rivolgendosi a Marsilio: “Appena sono diventato ministro, mi è stato molti vicino sulle questioni culturali. Noi abbiamo trascorso una bellissima giornata nel segno di Ennio Flaiano e insieme stiamo lavorando a tanti progetti, a tante idee sulla cultura”. Perché Croce? La sua azione culturale è un inno alla libertà delle persone, è un riconoscimento del valore dell’umano, attraverso la cultura. “La cultura ci rende migliori e rende migliore tutta la nostra la nostra società”: alimentarsi di cultura è come respirare, come bere, è cioè tra le funzioni essenziali della nostra vita quotidiana. “E questo imperativo Croce ce lo ha insegnato e predicato più volte”.

Croce è anche un personaggio di una grande coerenza intellettuale e Sangiuliano cita due episodi. Quando gli fu proposto di fare il primo Presidente della Repubblica, rispose “No, perché ho votato per la monarchia e quindi non posso fare il Presidente della Repubblica”, indicando al suo posto De Nicola. Oppure, quando scrisse a Prezzolini e Papini: “Ragazzi, mettete meno animo nelle vostre posizioni interventiste”, perché sapeva che la guerra sarebbe stata un inutile massacro; ma il giorno dopo l’ingresso dell’Italia in guerra, il suo atteggiamento cambiò: “io sono italiano, sono un patriota e sono dalla parte dell’Italia”. Non poteva andare in guerra a causa dell’età, ma “moralmente era dalla parte della sua nazione”. “Penso che la prima opera di Croce, al di là dei suoi libri, sia la sua vita, con la sua coerenza, con i suoi comportamenti e con il suo essere e la sua estrema grande curiosità intellettuale”. E Sangiuliano ritorna alla sua giovinezza, quando, a via Forìa a Napoli, c’erano tante librerie e “ancora nei librai c’era l’eco delle passeggiate di Benedetto Croce, che andava lì a cercare libri, e comprava libri della più diversa natura, qualsiasi cosa potesse stimolare la sua curiosità intellettuale” e questo è “anche una lezione per chi predica una certa cultura e ha un po’ come dire la puzza sotto il naso”.

E poi di Croce resta la legge sul paesaggio e “quella bellissima definizione: il paesaggio è il volto amato della patria”. Quando uno guarda le montagne dell’Abruzzo – e qui si rivolge nuovamente a Marsilio – “caro Presidente, vede il volto amato della patria”. L’ultimo atto di questo incontro è una promessa: “Voglio essere accanto al premio: qualsiasi cosa io potrò fare per aiutare questo premio a crescere, qualsiasi cosa si vorrà fare in più, troverà le mie porte aperte”.Dopo la cerimonia, Sangiuliano ha visitato Palazzo Sipari, dove il 25 febbraio del 1886 vi nacque Benedetto Croce, e il centro visite del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nell’anno del centenario dell’area protetta. Giovanni Cannata, il Presidente, aveva detto poco prima sul palco: “sono fortunato ad essere stato quello del primo centenario, ma in questo momento sono anche nel secondo centenario”.

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