Il messaggio di Celestino V nel pensiero del Card. Matteo Maria Zuppi

di don Daniele Pinton | 27 Agosto 2020 @ 13:01 | CREDERE OGGI
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L’AQUILA – Mancano poco più di ventiquattro ore all’inizio del Rito di apertura della Porta Santa di Collemaggio che in questa 726a Perdonanza celestiniana, sarà presieduto dal Card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e grazie all’anteprima di una intervista fatta al poporporato da Don Claudio Tracanna, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di L’Aquila, e che verrà pubblicata sul prossimo numero del mensile diocesano ‘Vola’, possiamo cercare di comprendere qualcosa sul suo pensiero in riferimento al messaggio di Papa Celestino V. 

Come già riportato sul nostro giornale web, il card. Zuppi non è forestiero per la nostra Arcidiocesi, infatti il suo legame con questa terra parte da lontano, quando nel mezzo della seconda guerra mondiale, papa Pio XII decise di mandare all’Aquila come arcivescovo mons. Carlo Confalonieri, futuro cardinale decano del Sacro Collegio e Arciprete della Patriarcale basilica di S. Maria Maggiore in Roma, di cui l’arcivescovo di Bologna ne è il pronipote.

La Presenza di Confalonieri all’Aquila, non fu significativa soltanto per il suo impegno civico di difesa della Città dalla distruzione che era stata programmata nella ritirata tedesca, per la quale gli è stato attribuito il titolo di defensor civitatis, ma fu uno dei promotori della rinascita della Perdonanza celestiniana, che nei primi del novecento, dopo la scomparsa dell’ultimo abate benedettino celestino era andata in decadenza anche a causa di una serie di diatribe, tra il comune di L’Aquila, i francescani che avevano ricevuto la cura pastorale della basilica di Collemaggio e il Capitolo metropolitano dei canonici di L’Aquila, che rivendicava dei diritti sulla celebrazione della Perdonanza.

Confalonieri si adoperò in molte attività nei quasi dieci anni di presenza pastorale in Diocesi, ma soprattutto si impegnò a ricucire il tessuto sociale di un territorio segnato dalla spaccatura del fascismo e dell’antifascismo e nell’intervista a Zuppi si coglie proprio quest’aspetto quando afferma che ‘conservava un legame profondo con la città dell’Aquila. Nella vostra città ha vissuto forse il periodo pastoralmente più intenso della sua vita sacerdotale ed era legatissimo agli Aquilani. Direi di più. Era veramente orgoglioso di sentirsi aquilano. Anche quando lasciò l’Abruzzo per il Vaticano, negli incontri famigliari ogni qualvolta si parlava dell’Aquila, gli si illuminavano gli occhi’.

Don Tracanna, entrando su alcuni temi forti del messaggio di papa Celestino V, chiede al cardinale Zuppi, il suo pensiero sul ‘tema della riconciliazione con Dio e fra gli uomini che Celestino V ha voluto mettere in risalto con la bolla Inter sanctorum solemnia’ che potrebbe ricondurre all’impegno in favore della pace, per il quale, l’arcivescovo di Bologna si sta adoperando da anni e che ha fatto scaturire una risposta molto significativa nel percorso di riscoperta e approfondimento del messaggio di Pietro del Morrone. A tal proposito il porporato afferma che ‘il problema della riconciliazione è una sfida per tutti e in ogni situazione, perché il male divide e crea delle contrapposizioni. Riguarda la qualità della nostra vita: cosa succede se non ci si riconcilia? Quante volte il male dura tantissimo tempo proprio perché non c’è riconciliazione? Il male ci condiziona, vuole imprigionarci tanto da diventare definitivo: ci fa odiare il colpevole oppure ci fa sentire perduti, senza altre possibilità. Senza un vero perdono si rimane sempre quello che si è stati. Tutti abbiamo un grande bisogno di perdono e questo richiede molto coraggio. La grandezza della Perdonanza penso sia proprio questa consapevolezza: l’uomo non è mai il suo peccato’.

Nel proseguo dell’intervista, don Tracanna tocca vari aspetti che per noi sarà interessante rileggerli nell’intervista integrale, che troveremo nel prossimo numero del mensile diocesano ‘Vola’, ma in una ormai prossima celebrazione della Perdonanza celestiniana è utile ripercorrere rapidamente due temi affrontati che si possono semplificare nell’invito ad una riconciliazione sociale e politica che troviamo come presupposto nella Bolla di Celestino V, per la quale l’Italia necessita di progredire in quella direzione e alla celebrazione di questa prima Perdonanza celestiniana dopo il riconoscimento dell’Unesco, per le quali il cardinale Zuppi afferma che

La riconciliazione, anche dal punto di vista sociale e politico, è fondamentale tanto più nel momento storico che stiamo vivendo. Abbiamo veramente bisogno di questa riconciliazione che comincia laddove si diventa consapevoli che le difficoltà vanno affrontate assieme e che non esiste soluzione ai vari problemi che si possa trovare da soli. Questo richiede da parte nostra un atteggiamento di attenzione verso gli altri, di vera riconciliazione verso il prossimo. Credo che questa sia un’indicazione fondamentale che non dobbiamo perdere, consapevoli del grave momento che stiamo vivendo. Soltanto grazie ad una vera riconciliazione si possono affrontare le grandi sfide che ci attendono (…).  E’ significativo che l’Unesco abbia dato questo riconoscimento che aiuta anche noi a comprendere la ricchezza della Perdonanza che non è una tradizione, un orgoglio vuoto ma è una grazia da utilizzare e da trasmettere. L’indulgenza di Celestino V ci aiuta a capire quanto il tema del perdono e della riconciliazione sia prezioso e fondamentale oggi e sempre per l’umanità tutta.


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