CULTURA | |

Il Mammut ha ancora qualcosa da raccontare

mammut
Il Munda ha organizzato un momento di confronto e divulgazione sul grande mammifero del Quaternario sul suolo italiano

L’AQUILA – “Le ossa – a noi profani lo ha insegnato Temperance Brennan – sono tutto ciò che resta. Se impari a leggerle, raccontano tutto ciò che c’è da sapere”. Sono testimoni di un passato antico, come quelle del Mammut che, a distanza di 70 anni dal suo ritrovamento, continuano a raccontare qualcosa di sé. Ieri, proprio in occasione di uno degli eventi di Mammut 70, il Munda ha organizzato un momento di confronto, tra esperti di ogni parte del mondo, e divulgazione sul grande mammifero del Quaternario sul suolo italiano, con le nuove acquisizioni arrivate dagli studi i cui risultati saranno pubblicati nei prossimi mesi.

Il convegno segue una serie di azioni messe già in campo nel 2024 per il 70° del ritrovamento del Mammut proprio nell’ottica di promuovere un ruolo attivo nella comunità. Dall’inclusività con la realizzazione di modelli tattili del Mammut in corso di realizzazione, alla diffusione con l’annullo filatelico, alla formazione del personale che ha accompagnato i sempre numerosi visitatori, alla collaborazione con alti professionisti per generare una maggiore consapevolezza del patrimonio culturale, al progetto “Terre sonanti-il Mammut” di cui il Museo è partner per il gemello in cartapesta del fossile, oltre ad una accurata comunicazione  come forma di sensibilizzazione e conoscenza  nel territorio.

Il convegno, organizzato per la prima volta a L’Aquila, sulla geologia e paleontologia del territorio aquilano nel Quaternario, si è aperto con un doveroso ricordo, a cura di Raffaele Sardella e Michele Macrì dell’Università della Sapienza di Roma, sulla paleontologa Angiola Maria Maccagno che per prima studiò il fossile alla data del ritrovamento.