Il magnificat vivente delle monache celestine

Messa del Cardinale Petrocchi per i Settecento anni dalla fondazione del Monastero di S. Basilio

di don Daniele Pinton | 23 Agosto 2021 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’Aquila. Il 22 agosto 2021, in occasione dei Settecento anni dalla Fondazione del Monastero di San Basilio in L’Aquila, nella basilica di S. Maria di Collemaggio, ‘luogo germinale’ dei discepoli del Santo Papa Celestino V, il cardinale Arcivescovo Giuseppe Petrocchi, ha presieduto una Santa Messa stazionale, concelebrata da alcuni sacerdoti e religiosi.

Alla solenne liturgia eucaristica, animata dal Coro diocesano giovanile S. Massimo, erano presenti le Monache benedettine celestine, eredi spirituali di papa Celestino V, guidate dalla storica abbadessa madre Margherita, ma anche da suor Germana, suor Angela, suor Agnese, il gruppo delle giovani monache provenienti dalle Filippine, guidate da suor Lanie, ma anche, l’associazione ‘Amici di S. Basilio’ e molti fedeli dell’Arcidiocesi.

Una celebrazione eucaristica, di ringraziamento per la presenza in Città a L’Aquila di una comunità di religiose che hanno per più di settecento anni incarnato lo spirito di misericordia e di carità del Santo Papa anacoreta, non lasciando il monastero di S. Basilio, neppure dopo il sisma del 2009, vivendo per quasi dodici anni, nell’estrema povertà.

Una comunità che vive non solo nel silenzio e nella preghiera, ma anche nella testimonianza attiva della carità e dell’accoglienza degli ultimi come anche nella dimensione missionaria con una casa per orfani, in una delle città più povere e problematiche dell’Africa centrale, cioè Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana.

L’iniziativa, che si colloca all’interno del percorso preparatorio alla 727a Perdonanza Celestiniana, ha avuto luogo nel rispetto delle disposizioni governative contro il covid-19.

Il cardinale Petrocchi, durante l’omelia, ha manifestato la gioia per il settecentesimo dalla fondazione del monastero di S. Basilio, dove le monache, dimostrano di aderire alla parola del Signore, impegnandosi di assegnare sempre il primato a Dio, centro di gravitazione delle loro giornate, ricordando con la loro esistenza al popolo di Dio, che solo il Signore conta, e tutto il resto passa.

Commentando, poi i brani della sacra scrittura proclamati nella liturgia, il Cardinale Arcivescovo ha sottolineato come siano appropriate alla vita delle monache celestine. Nella prima lettura tratta da Gs 24,1-2a.15-17.18b, si parla della scelta che ha dovuto fare Israele appena arrivato alla terra promessa. Giosuè raduna il popolo e lo invita a scegliere: “Sceglietevi oggi chi servire”: se “gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume” o gli “dèi” del nuovo paese. É una domanda provocatoria che ha lo scopo di suscitare nel popolo d’Israele una scelta fondamentale verso il “servizio” del Signore. E le Monache, accogliendo la Parola di Dio, hanno fatto la loro scelta, impegnandosi a testimoniare e rendere visibile la loro scelta per Cristo, con una esperienza di vita in monastero, fatta di ascesa verso le cime della santità e che chiede coraggio e legame totale con il Signore. Proseguendo nel commento del Vangelo tratto da Gv 6,60-69, l’arcivescovo, rivolgendosi alle Monache celestine, ha sottolineato che come i discepoli del Vangelo, alla domanda  di Gesù, le parole: “Volete andarvene anche voi?”, hanno aderito come ha fatto l’apostolo Pietro a nome dell’intero gruppo con parole che esprimono la fede di ogni discepolo, e quindi anche la nostra: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”.


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