Il jazz e la transizione del mondo della cultura e dello spettacolo nella rubrica di Michele Fina

di Redazione | 04 Gennaio 2021, @11:01 | CULTURA
Il jazz e la transizione del mondo della cultura
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L’AQUILA – Si è discusso di jazz, e in generale della fase delicata e cruciale che sta attraversando il mondo della cultura, nel quarantesimo incontro di “Un libro, il dialogo, la politica”, la rubrica in diretta Facebook curata da Michele Fina. Punto di partenza il libro “Jazz. Istruzioni per l’uso” del compositore e divulgatore Massimo Nunzi. Ospiti, oltre all’autore, la cantautrice Simona Molinari e il direttore artistico del “Pescara Jazz” Angelo Valori.  

Per Fina il libro è “perfetto per chi vuole conoscere la storia del jazz italiano, non solo appassionati. Nasce come musica popolare, poi diventa di nicchia ma in molti suoi percorsi di ricerca ha recuperato un linguaggio capace di parlare a molti”. 
 

Nunzi ha raccontato che il suo lavoro, che nasce da un progetto musicale che si è sviluppato a Roma, prende le mosse “da un desiderio di condivisione. Il jazz è tutt’altro che una musica elitaria, è una lingua che ha bisogno di essere compresa, è la musica che ha storicamente sintetizzato meglio l’incontro – scontro tra culture. Gli italiani vi hanno portato il loro linguaggio melodico. In generale si può affermare che l’orchestra jazz è come una società perfetta dove tutti contribuiscono al bene comune”.

La natura popolare del jazz è testimoniata dal percorso di Simona Molinari, che ha detto: “Vado e vengo dal jazz, lo considero un mio punto di partenza, sin da quando ero molto piccola. Mi sono innamorata di questo linguaggio ascoltando Ella Fitzgerald, poi il legame è proseguito negli studi ed è rimasto nel mio lavoro, diventando un pop – jazz. Ho cercato di fare leggere il jazz anche a chi ascoltava il pop”.  
 
L’Abruzzo è una sorta di terra eletta al jazz, a partire dal festival Pescara Jazz, attivo con continuità dal 1969, ad eccezione dell’interruzione dal 1976 al 1980. Il direttore artistico Angelo Valori ha rivendicato: “Lo scorso anno nel quadro difficilissimo siamo stati i primi ad annunciare che si sarebbe tenuto comunque. Nel corso dell’edizione 2020 il jazz italiano ha dimostrato tutto il suo valore internazionale. In generale l’Abruzzo si presta moltissimo al jazz, è un territorio ideale anche per la sua natura verde e sostenibile, caratteristiche da molti anni unite a questo linguaggio musicale. Molti professionisti abruzzesi, non a caso, sono all’apice a livello nazionale”. Oltre alla manifestazione di Pescara, da ricordare l’iniziativa che da alcuni anni si svolge all’Aquila, ma anche altre in tutto il territorio regionale. 
 
La seconda parte del dialogo è stata dedicata all’attualità. Fina ha ricordato il recente stanziamento di cinquanta milioni per il fondo per lo spettacolo di cui beneficerà anche il jazz definendolo “un segnale importante” e l’impegno del Partito Democratico abruzzese per sostenere i lavoratori dello spettacolo, particolarmente colpiti dalle restrizioni: “Occorre che venga superato il loro status atipico. Il mondo della cultura attraversa una transizione che deve essere accompagnata”, con particolare attenzione alle donne, che ne hanno risentito più dei colleghi uomini. 

Per Nunzi rimangono fondamentali aspetti come il sostegno alla musica dal vivo e la regolarizzazione del lavoro dei giovani musicisti, altrimenti “senza regole nuove sarà impossibile costruire gruppi strumentali di dimensioni rilevanti”. Molinari ha messo in guardia: “Il rischio è che la musica finisca per affidarsi più alla tecnologia che ai musicisti, sarebbe una perdita enorme”. Valori ha riconosciuto l’importanza dello stanziamento, in particolare la circostanza che sia rivolto ai linguaggi contemporanei, e richiamato l’esigenza di un provvedimento organico mirato al supporto delle figure artistiche, oltre che di iniziative che aiutino a emergere le figure femminili nel mondo delle orchestre.

Il video del dialogo è disponibile qui:

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