Il Governo fa marcia indietro e valuta la possibilità della Messa con il popolo

Si parla del 10 maggio 2020

di don Daniele Pinton | 28 Aprile 2020, @10:04 | CREDERE OGGI
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L’AQUILA – Sono passate meno di quarantotto ore dalla conferenza stampa con la quale, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha presentato il decreto per la graduale ripresa delle attività in Italia, dopo la chiusura generale a causa della pandemia. In quella conferenza stampa, si è capito che settimane di dialogo e trattativa tra la Conferenza Episcopale Italiana e il Governo, per la ripresa delle celebrazioni eucaristiche con la presenza del popolo, si sono bruscamente interrotte, producendo una reazione inaspettata per il Governo. Infatti i vescovi italiani hanno dichiarato il timore di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto, ricordando con forza che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, cioè dalla vita sacramentale che ogni membro della comunità cristiana ha diritto a mantenere. In seguito alla dichiarazione di Conte, molti singoli vescovi riallacciandosi al comunicato della Cei, assieme alla loro voce, hanno fatto sentire anche il grido sofferente della comunità cristiana, segnata dal dolore causato dalla pandemia e dalla privazione dell’eucaristia durante tutto il tempo del lockdown.

Chi ha fatto la parte del leone in questo difficilissimo momento per l’Italia, non è stata la politica, ma il Comitato tecnico scientifico, che il 22 aprile 2020, ha manifestato al Governo il pericolo di far ripartire numerose attività, mettendo ostacoli anche alla possibilità dei cittadini italiani, in questa fase 2, di poter riprendere a spostarsi liberamente.

Il Governo, con un rapido intervento del Presidente Conte, seguito al comunicato della Cei del 26 sera, di fatto ha subito cercato di ricomporre lo strappo e sembra che si stia muovendo per indicare la data del 10 maggio come giorno in cui si potranno riprendere le celebrazioni delle Messe con la presenza del popolo. Nel periodo della trattativa precedente alla conferenza stampa di Conte del 26 aprile 2020, il vescovo mons. Stefano Russo, Segretario generale della Cei, aveva persino ‘messo’ sul tavolo del Governo un decalogo da analizzare congiuntamente, per riprendere a celebrare l’eucaristia con il popolo, in sicurezza sanitaria.

Ora, sono di nuovo in fermento proposte chiare, sia da parte della Cei come anche da parte del Comitato tecnico scientifico, per stilare un vademecum delle celebrazioni eucaristiche con i fedeli. Tra le proposte al vaglio, forse – come già previsto per i funerali – le messe andranno celebrate all’aperto, per lo meno la domenica. Sarà obbligatorio l’uso della mascherina e dovrà essere mantenuta la distanza di almeno un metro tra le persone. Qualora la Messa sarà celebrata all’interno delle chiese, i parroci e i collaboratori delle parrocchie, verranno responsabilizzati affinché le norme in approvazione siano rispettate. Si dovrà provvedere alla pulizia e alla disinfezione delle porte e dei banchi; le acquasantiere dovranno rimanere per ora vuote; dovranno essere disposti dei cartelloni informativi sulle norme da rispettare, sia fuori che dentro la chiesa, anche per indicare i punti di accesso e le porte per uscire dalla chiesa. I fedeli dovranno rispettare le distanze di sicurezza e disinfettare le mani prima di entrare nella chiesa, la cui capienza sarà probabilmente limitata a un terzo dei fedeli che normalmente la frequentano. Al fine di attenersi scrupolosamente alle distanze, potrebbe essere necessario prendere ulteriori misure, ad esempio chiudendo certi banchi e sedie, mediante segnaletica e nastri. Sarà consigliato ai fedeli di prendere posto nei luoghi segnalati, permettendo ai soli nuclei famigliari di non essere separati. Se ci sarà spazio a sufficienza attorno all’altare, potranno essere presenti alcuni chierichetti. Ugualmente per i lettori, il punto di discrimine sarà sempre lo spazio disponibile. Le specie eucaristiche, durante la preghiera di consacrazione, dovranno essere tenute coperte. Prima di benedirle, il sacerdote si dovrà disinfettare le mani. Non ci sarà lo scambio della pace. Il dialogo «Corpo di Cristo» – «Amen» tra celebrante e persona che si comunica, sarà solo assembleare, quindi pronunciato comunitariamente subito prima della distribuzione dell’eucaristia, così da non dover essere ripetuto singolarmente ogni volta. I fedeli per la comunione dovranno rimanere al loro posto, perché sarà il sacerdote a raggiungerli per la distribuzione della comunione. Di fatto, ogni gesto simbolico che prevede il contatto fisico con un oggetto, sarà vietato. La chiesa rimane, di principio, aperta durante il giorno per la preghiera personale dei fedeli. I battesimi, le prime comunioni, le cresime e i matrimoni, saranno condizionati al medesimo rispetto delle norme stabilite dall’autorità civile in materia di igiene e distanziamento sociale. 

Non si vuole in questo contesto approfondire il tema della privazione di importanti diritti costituzionali durante la pandemia, ma non si può non ricordare che si è confuso lo ‘stato di guerra’, che tra le altre cose dovrebbe essere dichiarato dal Presidente della Repubblica e ratificato dal Parlamento italiano con l’indicazione di una serie di poteri dati al Governo, con lo ‘stato di pandemia’, che non esiste nella Costituzione italiana. Si è sostituita la Costituzione con una valanga di dpcm che hanno privato gli italiani di molteplici diritti, ma la cosa più grave è il fatto di non aver voluto riconoscere che gli italiani, consapevoli della situazione gravissima in cui stiamo vivendo, non sono bambini incapaci di discernere comportamenti e regole da rispettare per evitare il diffondersi della pandemia, privandoli anche della libertà religiosa esercitata nel diritto di culto, sancita dai Padri costituzionali nell’articolo diciannove della nostra Costituzione. Questo non significa che il lavoro fatto dal Comitato tecnico scientifico sia sbagliato, ma è bene ricordare che il suo compito è consigliare, mentre quello del Governo è quello appunto di governare, ovviamente nel rispetto dei diritti costituzionali e per il bene non solo materiale, ma anche spirituale e morale dei cittadini. Non credo sia necessario evocare una disobbedienza civile, visto che per un cristiano la legge divina è superiore a quella umana, ma certamente neppure si può pensare che la Chiesa italiana si muova in modo scorretto, non pensando al bene dei cittadini.

Per concludere, nel rispetto della salute di tutti, i prossimi mesi saranno vissuti come una vera rivoluzione delle abitudini liturgico-celebrative, che fino a oggi hanno accompagnato le nostre comunità cristiane.


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