Il Governo chiarisce che sul Recovery Plan le Camere voteranno a ottobre

di Redazione | 11 Settembre 2020 @ 14:12 | POLITICA
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Il Parlamento sarà profondamente e costantemente coinvolto nella messa a punto del Recovery Plan, così come Regioni, Province e Comuni: le linee guida saranno sottoposte all’attenzione delle Camere che forniranno suggerimenti e indirizzi ed esprimeranno il loro voto con risoluzioni in Aula entro i primi di ottobre, in tempo per l’apertura dell’interlocuzione con la Commissione Europea il 15 del prossimo mese. Poi potranno, se lo riterranno opportuno, portare avanti un monitoraggio sui progetti e sulle spese fino alla conclusione del piano, nel 2026. Il giorno dopo la riunione del Ciae e la discussa pubblicazione delle linee guida sulla stampa, il Governo rassicura sul ruolo centrale che il Parlamento avrà in tutto il percorso di definizione dei progetti cui saranno destinati i 209 miliardi del Recovery Fund; lo fa innanzitutto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in una riunione con i capigruppo di maggioranza convocata per rassicurare gli alleati dopo lo strappo nato proprio a causa dell’annuncio delle linee guida prima delle audizioni parlamentari, e lo fa il ministro degli Affari europei Vincenzo Amendola, chiamato a illustrare il piano proprio davanti alle Commissioni Bilancio e Politiche Ue di Camera e Senato. 

Conte non ha parlato direttamente ma a prendere la parola sono stati i capigruppo Pd Andrea Marcucci e Graziano Delrio. “La centralità del Parlamento, in questo quadro, appare ancora più chiara ed essenziale”, ha sottolineato l’ex ministro, cui ha fatto eco il senatore: “Le Camere voteranno le linee d’indirizzo del Recovery Fund entro i primi di ottobre”, ha annunciato Marcucci esplicitando quanto anticipato dal presidente della Camera Roberto Fico e cioè che linee guida discusse a Palazzo Chigi sono “il contributo che offriamo al Parlamento per le sue modifiche e il suo indirizzo”. Del resto è pieno interesse del Governo arrivare a Bruxelles con il mandato delle Camere, “perché in questo modo si rafforza il modo in cui l’esecutivo può operare nei confronti di Bruxelles”. Amendola ha quindi chiarito la tempistica per ottenere le risorse: l’anticipo del primo 10% non potrà infatti arrivare che dopo alcuni mesi dalla presentazione, minimo tre, considerati tutti i passaggi; tra gennaio e aprile 2021 dovrà essere presentato alla Commissione europea il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza e la Commissione avrà a disposizione fino a 8 settimane per esaminare e proporre al Consiglio Ecofin l’approvazione del Piano; l’Ecofin dovrà approvare quindi il piano a maggioranza qualificata entro 4 settimane. 

Dalla presentazione formale del piano “potrebbero quindi passare mesi per l’approvazione che poi darà la possibilità di accedere subito al 10% del finanziamento globale”, ha specificato. Ciò non vuol dire però che l’Italia sia in ritardo, come precisato anche dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, ma solo che sta seguendo la procedura prevista a livello comunitario. Salute, digitale, infrastrutture, ambiente, lavoro sono alcuni dei pilastri sui cui puntare per rimettere l’Italia in carreggiata adeguandosi ai ritmi di crescita dell’Unione Europea, ha ribadito Amendola, cui hanno fatto eco i ministri Sergio Costa e Roberto Speranza interventi davanti alle Commissioni parlamentari. Per quanto riguarda la sanità, “Il piano che stiamo costruendo si basa su 5 assi fondamentali: 3 sono verticali (territorio e sanità di prossimità; ospedali in rete; salute e ambiente) e 2 trasversali (conoscenza per la salute e innovazione digitale per il Servizio sanitario nazionale)”, ha spiegato il ministro della Salute. “Il 37% delle risorse assegnate all’Italia devono andare al green”, ha invece affermato il titolare dell’Ambiente, che ha puntato l’attenzione anche sui 700 milioni dal Meccanismo per la giusta transizione, il Just transition fund, che potranno essere utili per la “riconversione di alcuni poli industriali”, tra cui l’ex Ilva e il Sulcis. 


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