Il Governo alle prese con il coprifuoco: ecco quando e come cambia l’orario

di Redazione | 10 Maggio 2021 @ 10:40 | ATTUALITA'
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ROMA – Il coprifuoco potrebbe passare alle 23 o a mezzanotte già da lunedì 17 maggio.

È una delle misure che il governo valuterà questa settimana, dopo che ieri il presidente del Consiglio Mario Draghi si è detto favorevole a riaprire “ma con la testa”. L’allentamento sarà discusso alla prossima riunione della “cabina di regia” sulla Covid, l’organismo composto da ministri ed esperti che si dovrebbe riunire tra martedì e mercoledì ed esaminerà i dati sul contagio per prendere le decisioni sulle prossime riaperture.

“I dati sono abbastanza incoraggianti. Se l’andamento dovesse continuare in questa direzione, la cabina di regia procederà con altre riaperture. E’ importante essere graduali, anche per capire quali riaperture avranno più effetto sui contagi e quali meno”, ha detto Draghi durante una conferenza stampa a Oporto, in Portogallo, dove ha preso parte al vertice del Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Unione Europea.

Una posizione diversa l’ha espressa il leader della Lega, Matteo Salvini, che negli scorsi giorni ha annunciato che la Lega al prossimo Consiglio dei ministri chiederà di cancellare il coprifuoco e di tornare “al lavoro dentro e fuori, al chiuso e all’aperto, di mattina e di sera”.

Coprifuoco, Crisanti: “Contribuisce a controllare Rt”

“Con il coprifuoco si dà un piccolo contributo al controllo dell’Rt“. Così il virologo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, ad ‘Agorà’ su Rai3. “Il virus – spiega si trasmette alle 8 di mattina così come alle 10 o alle 11 di sera”. Ma siccome “più ci si incontra e più aumenta la probabilità di trasmissione” di Covid-19. E impatti sull’Rt “anche piccoli”, derivanti dalle diverse misure, “se sommati insieme ci aiutano a uscire da questa situazione prima possibile”.

“Io capisco le difficoltà a comprendere il problema del coprifuoco”, riconosce Crisanti. Ma il punto, precisa, è che “la trasmissione è esclusivamente un problema di probabilità: più ci si incontra e più aumenta la probabilità di trasmissione“. Quindi “ogni azione conta – avverte l’esperto – Conta indossare la mascherina, conta il distanziamento, conta evitare assembramenti e conta sicuramente la probabilità di incontrarsi in condizioni non protette per più ore”.

Crisanti aggiunge poi che “è ancora troppo presto” per valutare gli effetti delle riaperture sull’andamento della pandemia in Italia. Ma “questa è una corsa tra la vaccinazione e il virus”. Per questo “penso che, se avessimo aspettato un paio di settimane in più, non mesi ma 2-3 settimane, probabilmente la dinamica sarebbe stata più favorevole”. “Noi dobbiamo guardare i dati di Israele e Inghilterra, che ci dicono che con il vaccino se ne può uscire. Allora perché far correre un rischio inutile a persone fragili per non aspettare 2-3 settimane? Non si trattava di aspettare mesi, ma 2-3 settimane – ripete Crisanti – e arrivare in una situazione di sicurezza”.

Quanto alla possibilità di un agosto più libero Crisanti pensa che “nel giro di 2-3 mesi, potremo stare in una situazione molto simile a quella dell’Inghilterra“. “Poi ovviamente – avverte – c’è la sfida di rimanere tali”, mantenendo il traguardo raggiunto.

Infine, osserva il virologo, “non c’è dubbio che la dinamica dei decessi riflette l’effetto delle vaccinazioni. Sicuramente” anche in Italia “siamo di fronte a una diminuzione significativa della letalità, che certamente è da attribuire alle vaccinazioni fatte nelle Rsa e tra gli anziani”. “Che il vaccino funziona non ci sono dubbi – aggiunge – Dobbiamo soltanto cercare di vaccinare più persone possibili, facendo correre loro meno rischi possibili”.


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