Il Fatto Quotidiano – 9 anni dopo il sisma, il delegato della Commissione europea batte cassa: “Erano aiuti di Stato”. Oggi tavolo tecnico tra Regione Abruzzo, Comuni e categorie per decidere le mobilitazioni.

Almeno 350 imprenditori dell’Aquilano dovranno restituire entro 30 giorni 75 milioni di euro perché avrebbero goduto di aiuti di stato illegali dopo il terremoto del 2009. Li chiede la Commissione europea, o meglio il commissario straordinario incaricato dalla presidenza del Consiglio, Margherita Maria Calabrò (direttore regionale dell’Agenzia delle entrate in Abruzzo).

Le cartelle sono iniziate ad arrivare nei giorni scorsi e oggi, a due giorni dal nono anniversario del sisma, si riunisce il tavolo tecnico tra Regione, Comuni, parlamentari ed esponenti delle associazioni di categoria per stabilire mobilitazioni e manifestazioni per le prossime settimane.

IL PROBLEMA. Va avanti da quasi un decennio e sotto tutti i governi: Berlusconi, Letta, Renzi e oggi Gentiloni. Prima la sospensione delle tasse dopo il sisma, poi la sospensione della sospensione, poi le proroghe (fino a un totale di 18 mesi) intervallate da proteste, manifestazioni, autostrade occupate e scontri con la Polizia. Nel 2011, in legge di Stabilità si decide che come già per il sisma che aveva colpito l’Umbria e Marche, le esenzioni venissero restituite in dieci anni con una ingente riduzione. Capitolo chiuso? Non proprio. Anni dopo, un giudice di Cuneo chiede chiarimenti alla Corte di Giustizia europea su alcune questioni legate all’alluvione di Alessandria. Si scopre che in molti casi il governo italiano aveva tagliato le tasse senza notificarlo alla Commissione europea: il terremoto in Sicilia nel 1990, le alluvioni in Italia settentrionale nel 1994, il terremoto nei comuni di Ancona e Perugia nel 1997, quello tra Campobasso e Foggia nel 2002, L’Aquila nel 2009 (dopo, in Emilia e ad Amatrice, c’è stata rateizzazione ma non la riduzione). Viene aperta una procedura d’infrazione, nominato un commissario straordinario per il recupero (con un decreto del 14novembre 2017 ma pubblicato in gazzetta ufficiale il 9 marzo) e inviate centinaia di cartelle esattoriali a esercenti e imprenditori dell’aquilano.

QUANTO E CHI. Si chiede loro di pagare in un’unica soluzione tutto quello ricevuto in più rispetto al danno subito e con gli interessi. Le agevolazioni fiscali e contributive consistevano in una riduzione del 60 per cento del dovuto e in una rateizzazione in 10 anni. “Hanno costituito aiuto di Stato non notificato”, scrive la Commissione. E aggiunge che l’importo delle compensazioni non è stato limitato ai danni effettivamente subiti: “I regimi in questione non stabiliscono alcun nesso tra l’aiuto e i danni effettivamente subiti” e di conseguenza “hanno portato beneficio non soltanto a imprese effettivamente danneggiate, ma a tutte le imprese aventi sede legale o operativa nelle aree dichiarate “disastrate”.

I DANNI. “Un conto salato per le piccole e medie imprese – spiega Giovanni Lolli, vicepresidente della Regione Abruzzo – che oltretutto colpisce solo l’Aquila. Negli altri casi, infatti, sono trascorsi dieci anni dalla calamità ed è scaduto il periodo in cui un’impresa è obbligata a mantenere i libri contabili”. Significa che non è più possibile procedere ad accertamenti precisi. Vanno infatti quantificati i danni diretti e indiretti, i fondi ricevuti per i danni materiali e le agevolazioni fiscali. L’eventuale surplus è da restituire. Secondo le stime, dopo questa prima verifica saranno circa 120 gli imprenditori coinvolti.

PROTESTE. Intanto si preparano lotte giudiziarie e proteste. Da un lato gli avvocati delle associazioni di categoria, dall’altro l’avvocatura del comune dell’Aquila e della regione Abruzzo (Regione e Comuni sono sia beneficiari, perché una parte delle tasse è loro, sia parti lese tramite le partecipate), in mezzo le interpellanze dei senatori Gaetano Quagliariello (Idea), Alberto Bagnai (Lega) e Nazario Pagano (Forza Italia). E c’è un ricorso al Tar contro la nomina del commissario (l’udienza il 19 aprile). “L’errore è stato dei governi e dei funzionari che si sono susseguiti – spiega Lolli – I cittadini hanno solo applicato la legge”. Si chiede poi di estendere l’applicazione della cosiddetta “soglia di irrilevanza dell’aiuto” (de minimis). Semplificando molto: nelle dinamiche degli aiuti di Stato, dal 2012 non sono considerati tali quelli sotto i 200mila euro in tre anni. Nel 2009 e fino al 2011 era però in vigore il cosiddetto Temporary Framework, pensato come una risposta alla crisi economica, che aveva ampliato la soglia fino a 500mila euro. Qui il tempismo pessimo: la legge con cui sono stati esentati gli operatori dell’aquilano è la legge di stabilità del 2011 che però è entrata in vigore a gennaio dell’anno successivo, nel 2012, quando il Temporary framework scadeva. Alzare la soglia metterebbe in salvo quasi tutte le imprese coinvolte.

 

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