Il dodicesimo uomo scende in campo per il ritorno del Venezia in serie A

di Lorenzo Mayer | 18 Novembre 2021 @ 06:00 | RACCONTANDO
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VENEZIA – C’è un “dodicesimo uomo in campo” a sostenere l’avventura del Venezia Football al ritorno in serie A dopo vent’anni. Questo “dodicesimo uomo”, non ce ne vogliano gli altri tifosi, ha un nome e un cognome: si chiama Amedeo Vianello, vive alla Giudecca, tipico e popolare sestiere veneziano del centro storico, e, lo scorso 12 settembre, ha festeggiato 92 anni. Dunque scegliamo il signor Amedeo, come simbolo del” dodicesimo uomo in campo”, ovvero i tifosi, perché lui rappresenta i sogni di tutti i supporter arancioneroverdi, pronti a soffrire, sportivamente parlando, sugli spalti dello stadio “Pierluigi Penzo” di San’Elena. Un tifoso record e non solo in laguna Lui è, con buona probabilità, il “nonno” di tutte le tifoserie italiane. Una settimana dopo il suo compleanno, quest’anno, ha ricevuto il regalo più atteso dalla sua squadra del cuore. Il nuovo “Penzo” davvero bellissimo – afferma entusiasta Amedeo Vianello – non vado più in curva però, ma preferisco distinti “Solesin” perché, alla mia età, ho qualche problema di vista e dalla curva sud non sarei riuscito a vedere bene quello che succedeva nella porta opposta. Per cui meglio una posizione più centrale. La passione per il Venezia è nata da bambino, abitavo nella zona del Rio Novo, in Calle dei Ragusei e con gli amici giocavamo a calcio con una palla di stracci e plastica. E poi andavamo allo stadio a piedi fino a Sant’Elena”. Per lui il glorioso “Penzo”, non a caso il più vecchio stadio d’Italia, costruito più di 100 anni fa, nel 1913, è una sorta di seconda casa. Ci è entrato, per la prima volta, da bambino e, anche attraverso tante domeniche trascorsi qui anche quando, in tempi non lontani la sua squadra militava in serie D, qui è diventato adulto.

“Era più bello quando le partite si giocavano nel pomeriggio sempre alle 15 – dice Amedeo – purtroppo quando si gioca la sera spesso devo perdermi la partita e la guardo da casa in tv, ma non è la stessa cosa. Alla mia età devo essere prudente, la sera fa freddo, non mi azzardo ad uscire. Ma quando posso vado. Dipendesse da me andrei anche in trasferta, tra quelle più vicine. Invece a Milano, in trasferta contro il Milan a settembre, c’è andato mio figlio perchè si giocava in notturna e poi abbiamo commentato la partita al telefono”.

Da bambino ha anche assistito a un trionfo storico. “Era prima della guerra – racconta Amedeo – ho assistito anche alla vittoria del Venezia in Coppa Italia del 1942, era il Venezia di Loik e Mazzola, so ancora a memoria la formazione. In stadio c’erano 30mila spettatori, oggi, purtroppo, anche domenica per il ritorno in serie A non abbiamo raggiunto nemmeno 5mila. Erano altri tempi, anche gli abitanti a Venezia erano molti di più”. Da ottantadue anni va allo stadio con la gioia e la passione di un bambino. Il Club Alta Marea, punto di riferimento del tifo arancioneroverde in centro storico, venuto a conoscenza della sua storia gli conferirà, attraverso la vicepresidente Cecilia Tonon, nei prossimi giorni la tessera di socio onorario del club del tifo lagunare. E anche la società, per l’interessamento di Paolino Poggi, ex bomber di Sant’Elena, oggi dirigente e responsabile dell’area tecnica del sodalizio, presto potrebbe fargli una bella sorpresa. Peraltro, il direttore sportivo, Mattia Collauto, è giudecchino come Amedeo, oggi pensionato come dipendente Enel (e prima ancora bigliettaio delle spiagge comunali ex “Zona A al Lido, poi passato in forza alla Save) è veneziano La sua storia, insomma, ha fatto il giro d’Italia, esempio prezioso di un calcio romantico e di valori.

“Questa squadra può salvarsi, ha un’anima e lotta, lo spirito che ha saputo infondere a tutti mister Zanetti Noi veneziani dobbiamo solo dire grazie alla nuova presidenza americana che ci ha riportato in A dopo tanti anni e penso meriti un grande grazie, ma si sta puntando su una squadra un po’ troppo internazionale, con tanti stranieri. Andrebbero valorizzati di più anche i bravi giocatori italiani. Infine vanno migliorati i trasporti e le linee dei battelli con il “Penzo”: abito alla Giudecca e soprattutto in orario serale, in occasione di anticipi e posticipi, poi rientrare a casa diventa spesso un’odissea”.

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