Il Covid rialza la testa, l’infettivologo Vaia: “Il picco a Natale, lo scudo è il vaccino”

Appello del direttore generale della prevenzione. "La nuova ondata potrebbe esaurirsi entro tre o quattro settimane In ospedale per lo più anziani: tanti i non immunizzati"

di Redazione | 16 Dicembre 2023 @ 05:56 | SANITA'
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Chi pensava di averlo relegato alla storia della medicina dovrà ricredersi. Senza allarmismi, però, perché il virus del Covid-19 è sì tornato ad alzare le testa, ma siamo lontani dai drammi delle prime ondate della pandemia.

Al momento a complicare il quadro intervengono la diffusione dell’influenza nelle ultime settimane – 3 milioni gli italiani colpiti dall’inizio della sorveglianza –, che rende meno agevole per i medici la diagnosi differenziale col Coronavirus, il calo vertiginoso dei tamponi e lo stallo delle vaccinazioni, appena 1,2 milioni le somministrazioni del siero aggiornato XBB 1.5, con neanche 185mila dosi iniettate nella fascia 12-59 anni.

Su questo ultimo aspetto si sono fatti sentire non pochi infettivologi ed epidemiologi per denunciare i ritardi nella campagna vaccinale. Secondo l’ultimo bollettino settimanale, diffuso dal ministero della Salute, nel periodo 30 novembre–6 dicembre, si sono registrati 59.498 nuovi casi di Covid-19 (+14% rispetto alla settimana precedente, quando erano 52.177).

In salita anche il tasso di positività che passa al 21% dal 19% della precedente rilevazione (+2,1%). Interpellata sull’incremento delle infezioni, di recente la premier Giorgia Meloni ha evitato di minimizzare: “Io sono sempre preoccupata per tutto quello che può accadere e monitoro ogni cosa, Covid compreso”.

L’infettivologo Francesco Vaia

Nell’ultima settimana di rilevazione i nuovi casi Covid sono saliti del 14%, in aumento anche i ricoveri: come si spiega questi rialzi?

“Stiamo assistendo ad una ripresa del contagio legata alla coesistenza di due sottovarianti emergenti di Omicron, la EG.5 (Eris), e la BA.2.86 (Pirola) che si è evoluta nella JN.1 – risponde il professor Francesco Vaia, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute –. Si tratta di una variante che sta crescendo velocemente. Il rapporto dell’ultima settimana ha mostrato anche che il 10,7 % dei posti letto ospedalieri in Area medica sono occupati per Covid-19 contro il 9,2% della settimana precedente. In Terapia intensiva si è, invece, al 2,5 % a fronte dello scorso 1,9%. Parliamo di un impatto ancora contenuto, ma che certo va attentamente monitorato”.

Quanto alle infezioni, siamo davanti a dati sottostimati, considerando che più di un medico di famiglia lamenta il fatto che troppi pazienti, anche sintomatici, non fanno più i tamponi?

“Si, è probabile che le forme più lievi ed a maggior ragione quelle asintomatiche non vengano segnalate. Tuttavia questo è un problema minore dal punto di vista dei sistemi di sorveglianza. Più che contare con precisione le nuove infezioni noi dobbiamo ora concentrarci sulla stima degli andamenti in salita o in discesa del contagio”.

Quale è la previsione?

“L’ultimo rapporto indica che il cosiddetto indice Rt, funzionale a misurare la velocità del contagio, è in discesa e questo può indicare una tendenza ad una diminuzione dei casi di malattia nel giro di tre-quattro settimane”.

La stagnazione delle vaccinazioni è il primo imputato per questa ripresa dell’epidemia?

“La maggior parte delle persone con Covid ricoverate in ospedale sono grandi anziani, con più alto rischio di ospedalizzazione negli over 80, e di mortalità nelle persone con più di 90 anni, e persone con multiple condizioni di malattia o immunodepressione. Molte di queste persone sono non vaccinate o, se vaccinate, in larga parte si sono fermate al ciclo primario e sono a più di due anni dall’ultima dose somministrata. I richiami vaccinali, insieme all’immunità data dalle infezioni naturali, la cosiddetta immunità ibrida, sono il più potente scudo contro la malattia grave e contro il rischio di morte per Covid”.

Basta l’ipotesi di open day, al vaglio dell’esecutivo, per rilanciare le immunizzazioni?

“Gli open day sono un’iniziativa importante, perché consentono un accesso immediato, vanno incontro ai bisogni anche logistici della popolazione, consentono di raggiungere subito i più fragili e sono un veicolo di comunicazione e informazione che amplifica la campagna vaccinale. Ma serve in primo luogo rafforzare la rete territoriale (medici di Medicina generale, Asl e farmacie) e ospedaliera (specialisti che hanno in carico le persone fragili con cronicità), cosa che abbiamo richiamato con ben due circolari a novembre”.

Che cosa dobbiamo aspettarci sotto l’Albero?

“È verosimile che a Natale avremo il picco di questa ondata, dobbiamo prepararci con gli strumenti che ben conosciamo, aumentando la capacità della rete territoriale e ospedaliera, intensificando il trattamento precoce con antivirali e monoclonali nelle persone a rischio”.

Teme il combinato disposto influenza e Covid 19?

“È una possibilità, anche se l’andamento attuale fa pensare a un picco influenzale più spostato in avanti rispetto al Covid. Va ribadito che abbiamo lanciato una forte campagna di vaccinazione contro entrambi i virus e che le due vaccinazioni, dirette a popolazioni target in larga parte sovrapponibili, possono essere eseguite in un’unica seduta”.


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